
Legare le “pazzie” della donna non soltanto alle aspettative distorte che la cultura pop ci induce a sviluppare ma ad una vera patologia (adesso con tanto di diagnosi) rischiava di rappresentare un frettoloso “affrancamento” dalla dimensione di critica meta-narrativa in favore di un character study che sarebbe stato sì interessante ma anche più convenzionale, forse meno potente rispetto, ancora una volta, alla genialità del concept di base. In realtà è facile accorgersi di come questa dicotomia non abbia alcun senso, perché Crazy Ex-Girlfriend è sempre stato un prodotto more nuanced than that: la grandezza del lavoro di Rachel Bloom e Aline Brosh McKenna non sta tanto (o non solo) nella capacità di filtrare le esperienze dei personaggi attraverso una scrittura meta-ironica, ma di rendere giustizia a quelle stesse esperienze costruendoci intorno percorsi di caratterizzazione accurati ed onesti. Come canta Josh Groban nella canzone forse più bella dell’intera serie, people are complicated e così sono le loro motivazioni e condizioni fisico-mentali; il vero “tradimento” sarebbe stato ridurre la complessità di questi stimoli ad un inside joke per esperti di rom-com. Senza contare che è proprio lo status di Rebecca, in ultima analisi, a rendere ancora più evidente l’effettiva inconciliabilità tra vissuto personal-emotivo e modelli comportamentali indotti: certe “regole” fissate da prodotti culturali figli di esigenze narrative specifiche e visioni del mondo spesso limitate possono avere senso soltanto se la propria percezione della realtà è alterata, come nel caso della protagonista, da un disturbo relazionale e di personalità.
La rivelazione finale di “Can Josh Take a Leap of Faith?” si è dimostrata quindi un’evoluzione non soltanto intelligente ma anche praticamente inevitabile. La conferma ce la danno in maniera chiarissima questi ultimi tre episodi, in cui tutto il potenziale narrativo di questa scelta viene finalmente sfruttato a dovere, sviluppando soluzioni forse controverse e non prive di criticità ma senza dubbio coraggiose e innovative.
Life is a gradual series of revelations/that occur over a period of time/it’s not some carefully crafted story/it’s a mess and we’re all gonna die

“Josh’s Ex-Girlfriend is Crazy”, ad esempio, dimostra come la creatura di Rachel Bloom riesca ancora ad ottenere risultati straordinari ogni volta che piega il registro parodico all’approfondimento psicologico dei personaggi: attraverso il pretesto del revenge-movie, le autrici mettono in scena in maniera dolorosamente incisiva il senso di disorientamento e disperazione di Rebecca, le cui “follie” iniziano a diventare – significativamente – sempre più inquietanti. Se prima ridevamo dei “film mentali” della nostra eroina, adesso che è proprio lei a presentarceli come tali e a far cadere quindi il velo delle sue stesse illusioni, il vuoto di aspettative ci colpisce dritto allo stomaco. La bellissima canzone conclusiva, opportunamente messy anche a livello di metrica, è contemporaneamente un conforto e un colpo al cuore: siamo liberi dagli schemi preconfezionati che le regole della narrativa ci impongono, ma senza questi ultimi chi siamo davvero?


È uno show diverso quello che ci hanno consegnato questi tre episodi, ed è anche uno show migliore. Così come Rebecca, Crazy Ex-Girlfriend sta sperimentando su e con se stessa: forse avrà perso un po’ della sua vivacità e forza espressiva, ma è un momento di transizione che la porterà a raggiungere una nuova maturità. Scegliere di introdurre e poi di affrontare fino in fondo (a differenza di altri prodotti, come ad esempio You’re The Worst) la malattia mentale si è rivelata la scelta migliore che le autrici potessero fare.
A questo punto, dobbiamo loro soltanto un po’ di fiducia.
Voto 3×04: 8½
Voto 3×05: 7½
Voto 3×06: 8
