
“The Prisoner” rientra proprio in quest’ultima categoria, anche se è sicuramente un passo in avanti rispetto al quinto episodio. Dopo aver omaggiato il cinema western e quello dei samurai, The Mandalorian si avventura nel campo degli heist movie. Un punto di partenza promettente, anche se la squadra che accompagna Mando durante l’operazione non è di certo memorabile. Visto lo sviluppo dell’episodio è chiaro che l’intenzione non fosse quella di presentare un cast di co-protagonisti a cui affezionarsi, ma era lecito aspettarsi qualcosa in più, anche perché una cosa che la serie ha fatto ottimamente finora – escludendo Toro – è stata proprio circondare Mando di figure carismatiche e interessanti.
Per la seconda volta di fila, Mando si fa fregare dai suoi colleghi di lavoro. In “The Gunslinger” erano state fatte alcune scelte molto discutibili che lo facevano apparire come un cacciatore di taglie nettamente meno esperto di quello che sembrava a inizio stagione. È giusto mostrarlo in difficoltà, ma l’incompetenza non è una caratteristica che si vuole vedere associata a qualcuno come lui – soprattutto quando c’è in ballo l’incolumità di baby Yoda. Mando è indubbiamente in un momento disperato della sua vita e ha bisogno di ogni lavoro possibile; il tradimento dell’equipaggio in “The Prisoner” è forse prevedibile ma il risultato è più efficace di quanto visto in precedenza.

Ciò che distingue “The Prisoner” da “The Gunslinger” è l’introduzione di nuovi aspetti sul passato di Mando. Oltre ad aver avuto una relazione con la Twi’lek Xi’an (Natalia Tena) – che fa inevitabilmente sorgere delle domande sull’utilizzo del casco in alcune situazioni – scopriamo che prima della Purga era una persona completamente diversa, un criminale che vagava per la galassia e che vedeva le sue vittime come “target practice”. È lecito pensare che il quasi totale sterminio del suo popolo lo abbia riportato sulla retta via e che si sia sentito in obbligo di dare una chance di sopravvivenza a coloro che lo avevano salvato dai droidi separatisti. Difficilmente vedremo dei flashback a riguardo in questa stagione e forse l’intenzione della serie è quella di rivelare il passato di Mando senza per forza esplorarlo visivamente, se non attraverso brevi immagini come fatto finora.

“The Prisoner” è una buona puntata, ma insieme a “The Gunslinger” costituisce l’arco di episodi meno interessante di questa stagione. È curioso come questo calo sia coinciso proprio con le puntate che non sono state scritte da Favreau, dando l’impressione di essere di fronte a una serie che sta ancora cercando di trovare una sua identità ben definita. È già capitato di vedere altri prodotti che ci hanno messo un po’ a mostrare il loro vero potenziale – come Fringe -, ma qui abbiamo una prima stagione con sole otto puntate, e quanto presentato all’inizio faceva intendere che le avventure di Mando sarebbero state legate più direttamente al mistero che circonda baby Yoda.

L’indiscusso protagonista dell’episodio è baby Yoda, al centro di alcune sequenze che lo vedono usare di nuovo con successo la Forza dopo il tentativo fallimentare in “The Prisoner”. Nel primo caso, durante il braccio di ferro tra Cara e Mando, baby Yoda reagisce strozzando la ex Ribelle. Si può pensare che la piccola creatura abbia delle origini maligne, visto che questo potere lo associamo a Darth Vader, ma va ricordato che anche Luke lo aveva usato entrando nel palazzo di Jabba de Hutt ne Il Ritorno dello Jedi.
Una creatura non cresciuta secondo il codice Jedi, ma circondata da persone tendenzialmente buone, non deve per forza diventare un signore dei Sith, e questo potrebbe aprire uno scenario interessante in cui vediamo qualcuno che rappresenta l’equilibrio nella Forza tanto discusso ne Gli Ultimi Jedi. Questa scena si ricollega a quello che dice Kuill sulla natura dei droidi, che sono lo specchio di chi li ha programmati. Baby Yoda – che non è chiaramente un droide e, come sembra confermare l’ughnaught, nemmeno un clone – ha passato gli ultimi mesi in mezzo a continui esempi di violenza, ed è normale che reagisca in questo modo, soprattutto quando lo fa per difendere Mando, colui che da subito ha messo tutto in gioco pur di proteggerlo, ma che ha raramente mostrato di essere pronto a ricoprire il ruolo di un genitore.

Sarà interessante vedere che ruolo avrà il piccolo Force user ora che è finito nella mani di Moff Gideon. Il personaggio interpretato da Giancarlo Esposito ha uno degli ingressi in scena più cool tra i vari villain che popolano la galassia di Star Wars, e Deborah Chow è bravissima nel dargli un’introduzione epica e minacciosa che fa subito capire con chi abbiamo a che fare. Al termine del quinto episodio, si era supposto che la figura misteriosa potesse essere proprio Gideon, ma vista l’assenza del rumore degli speroni quando cammina, forse quello era davvero Boba Fett. Non sappiamo ancora per chi lavori il Moff, ma è chiaro che siamo di fronte ad un personaggio che può funzionare senza avere per forza qualcuno che già conosciamo a guidarlo.
La grande forza di The Mandalorian è proprio l’aver creato un cast di ottimi personaggi indipendenti e memorabili che non hanno – almeno per ora – nulla in comune con gli Skywalker e tutti gli altri protagonisti dei film. Dopo “The Reckoning” possiamo dirlo con certezza: ci aspetta un grande finale, nella speranza che ponga le basi per una seconda stagione in grado di imparare dagli errori della prima e che, con la saga degli Skywalker tolta di mezzo, possa davvero trarre vantaggio dall’enorme mitologia e dal grande budget e team creativo che ha alle spalle.
Voto 1×06: 7-
Voto 1×07: 8½
