
Chapter 2 – The Child
“The Child” abbraccia fin dai primi minuti l’anima western di The Mandalorian, e lo scontro tra Mando e i Jawa sul Sandcrawler è un chiaro riferimento agli assalti al treno tipici del genere. L’ottima regia di Rick Famuyiwa mette in piedi una sequenza avvincente dove Mando, nonostante sia stato presentato dal Cliente come il migliore cacciatore di taglie del parsec, viene messo in seria difficoltà e infine sconfitto dai Jawa. Si tratta di una scelta narrativa che ci allontana dall’immagine di invincibilità dei mandaloriani e rende più umano il protagonista.
In quest’ottica, Mando è sicuramente penalizzato dal volto costantemente coperto; per alcuni è il grande limite della serie, ma la decisione di Favreau si sta rivelando sorprendentemente azzeccata, oltre ad essere un elemento importante nel definire la personalità e il passato di Mando. Molto del merito è anche di Pedro Pascal, che con un’interpretazione quasi esclusivamente incentrata sulla fisicità, riesce a trasmettere un ampio range di emozioni che danno spessore al personaggio e lo rendono molto di più di un semplice cacciatore di taglie con una bella armatura.

Lì dove The Mandalorian raggiunge i picchi più alti è senza ombra di dubbio tutto quello che ruota attorno a baby Yoda. Da quando è apparso nel finale di “Chapter 1”, la rete si è scatenata in teorie e soprattutto gif e meme che lo ritraggono. Una vera star a cui sono bastati pochi secondi per far breccia nel cuore dei fan. Per citare le parole di Werner Herzog, “It’s heartbreakingly beautiful”. Tenerezza a parte, l’introduzione di questo personaggio è tra le trovate più interessanti nella narrazione di Star Wars degli ultimi anni, dopo oltre quattro decenni di storie in cui non sono stati rivelati né il nome né il pianeta di origine della specie. Lucas ha sempre preferito lasciare un alone di mistero, ma forse The Mandalorian ci permetterà finalmente di ottenere qualche informazione in più.
Che baby Yoda fosse un Force user non è una sorpresa; gli altri due esponenti della sua specie apparsi nei film, Yoda e Yaddle, erano entrambi Jedi. Oltre all’affinità con la Forza, un altro aspetto che lo rende molto interessante è l’età. Secondo quanto detto nel precedente episodio, baby Yoda dovrebbe avere cinquant’anni, il che collocherebbe la sua data di nascita all’incirca nello stesso anno di Anakin Skywalker. Potrebbe essere una semplice coincidenza, ma il fatto che sia un coetaneo del Prescelto è un dettaglio che non si può trascurare e che potrebbe avere grandi ripercussioni nel proseguo della storia, e non sono in pochi a pensare a un possibile legame con The Rise of Skywalker.

Non è ancora chiaro perché Il Cliente voglia baby Yoda, ma un piccolo dettaglio presente sulla divisa del dottor Pershing individuato da un utente di Twitter lo collega ai clonatori di Kamino. L’idea che le fazioni rimanenti dell’Impero vogliano usare una creatura forte nella Forza per riprendere il controllo della galassia è in linea con molti altri racconti visti in Legends, e se c’è una cosa che soprattutto Filoni ha fatto in Rebels, è stata proprio riprendere aspetti molto amati dai fan di quel gruppo di storie per riproporli nel nuovo canon sotto la gestione Disney.
Chapter 3 – The Sin
Se “The Child” è stata una puntata con meno esposizione e più azione, “The Sin” bilancia in maniera più equilibrata le due cose, dividendo sostanzialmente l’episodio in due blocchi con al centro il rapporto tra Mando e baby Yoda. Dopo aver visto il protagonista nelle vesti di cacciatore di taglie pronto a tutto pur di portare a compimento la missione, lo troviamo scosso dall’arrivo della piccola creatura verde nella sua vita. Quando il dottor Pershing porta via baby Yoda, Mando è chiaramente sommerso dai sensi di colpa, ed è emblematica la domanda al Cliente in cui chiede che cosa faranno con il bambino ora che è finito nelle loro mani; un comportamento che va contro le regole della gilda dei cacciatori di taglie e che ci mostra il conflitto interiore di Mando.

Se per Mando il camtono di Beskar rappresenta la possibilità di avvicinarsi sempre di più al raggiungimento della sua identità di mandaloriano, per Paz Vizla, il mandaloriano gigante, lavorare per l’Impero è un’azione disonorevole visto che sono proprio loro ad aver causato la quasi totale estinzione del loro popolo. È proprio durante questa scena che emerge l’importanza del volto perennemente coperto: è una scelta voluta, una decisione che rappresenta il desiderio di protezione in una galassia che li perseguita e toglierlo sarebbe un’offesa. I mandaloriani vogliono rimettere in piedi la loro cultura, ma è un processo lungo e difficoltoso che passa anche da scelte di questo tipo che richiedono sacrificio e che danno anche la sensazione di un popolo che sta attraversando un grave lutto.
Durante la lavorazione dei nuovi pezzi dell’armatura di Mando, vediamo alcune immagini in più della battaglia che ha segnato la sua infanzia, che con molta probabilità è avvenuta durante le Guerre dei Cloni. La presenza delle armate dei Separatisti conferma la teoria che circola già dal primo episodio che il suo odio per i droidi derivi proprio da questo evento. Probabilmente nelle prossime puntate vedremo altri dettagli, e forse questo ci permetterà di assistere all’intervento di qualche volto noto – Obi-Wan? – in difesa del giovane Mando.
Questi ricordi tracciano delle similitudini tra il protagonista e baby Yoda, entrambi strappati alle loro famiglie in giovane età e costretti a confrontarsi con una galassia ostile e senza protezione. Mentre l’armatura viene forgiata, anche il passato di Mando diventa sempre più parte integrante del suo DNA. Per seguire uno stile di vita come il suo è evidente che in molte situazioni sia stato necessario creare un distacco da queste emozioni, ma ora che la sua identità si fa piano piano sempre più definita, questi ricordi stanno tornando a galla. Sorge anche spontaneo chiedersi se Mando sia effettivamente nato su Mandalore o se la questione “trovatello” indichi che, proprio in seguito agli eventi dei flashback, sia stato adottato e che adesso stia percorrendo un cammino che lo porterà a diventare uno di loro a tutti gli effetti.

Per qualche motivo il Cliente vuole che baby Yoda venga ucciso, e questo riapre una discussione attorno a uno degli aspetti finora più confusi. Che ci fossero più pedine in gioco per la cattura della creatura ci viene confermato in questa puntata proprio dal Cliente, ma non si capisce perché Mando avesse degli ordini diversi da IG-11 che invece doveva farlo fuori. Se fino alla puntata precedente si poteva pensare che ci fossero più mandanti, in “The Sin” questa teoria viene ridimensionata e l’unico committente risulta essere il Cliente. Quest’ultimo però non sembra voler seguire gli ordini di chi sta sopra di lui, e solo grazie al dottor Pershing baby Yoda non viene ucciso. È un conflitto interessante che dà spessore al personaggio di Werner Herzog ma che si perde proprio per questa piccola imprecisione attorno agli ordini differenti ricevuti dai vari cacciatori di taglie. Forse nelle prossime puntate verrà fatta più chiarezza, o forse è semplicemente un’imprecisione che non troverà mai risposta.
Il salvataggio di baby Yoda con Mando in modalità supermandaloriano è un’altra grande sequenza di The Mandalorian. Deborah Chow – la prima regista a dirigere un prodotto di Star Wars live-action e che girerà anche la serie su Obi-Wan – ha dichiarato in un’intervista di essersi ispirata ai film action di Hong Kong per la messa in scena, e il risultato sono dieci minuti di pura azione tra stealth e sparatorie. C’è anche un momento che ricorda il finale di John Wick: Chapter 2, con tutti i sistemi di tracciamento – non è ancora chiaro come funzionino – dei cacciatori di taglie che si accendono contemporaneamente. L’arrivo degli altri mandaloriani per aiutare Mando e baby Yoda a scappare, oltre a essere una scena di grande impatto visivo, ha delle forti ripercussioni sulla comunità.
In Solo c’è una bellissima scena in cui Han traduce una frase di Chewbacca e non sa se ha appena detto “tribù o famiglia”. “What’s the difference?”, risponde Beckett, e questo piccolo scambio si applica alla perfezione a questa puntata e al mondo di Star Wars. Nei film i mandaloriani sono sempre apparsi come figure solitarie, ma qui questo concetto viene ribaltato. Dopo la Grande Purga il senso di appartenenza e di famiglia va oltre il legame sanguigno. Ora che si sono rivelati in gruppo sono costretti a fuggire e cercare un nuovo nascondiglio, ma questa scena ci dimostra l’unità di un popolo che ha perso tutto e che, nonostante alcuni conflitti interni, non può permettersi di perdere quel senso di famiglia e unione che è l’unica arma di sopravvivenza a disposizione.

L’altro easter egg importante è il mandaloriano che tenta di togliere l’elmo a Mando: oltre a essere interpretato da Tait Fletcher, che abbiamo già visto nel primo episodio, la voce è di Jon Favreau. Non è la prima volta che il creatore della serie interpreta qualcuno nella galassia di Star Wars. L’aspetto curioso è che questo mandaloriano si chiama Paz Vizla, un cognome simile a quello di Pre Viszla – che è un altro easter egg per gli addetti ai lavori – di The Clone Wars, altro abitante di Mandalore sempre con la voce di Favreau. C’è una differenza di una lettera nei cognomi, ma anche in questo caso ci sono troppi punti in comune per non pensare a un legame di parentela.
“The Child” e “The Sin” chiudono un arco di tre episodi che rappresenta l’atto iniziale della storia di Mando. La prima puntata dimostra come la serie potrebbe funzionare anche con episodi autoconclusivi, mentre la seconda rafforza il rapporto tra Mando e baby Yoda e getta le basi per una delle coppie più avvincenti del piccolo schermo. Con i due protagonisti in pericolo e inseguiti da imperiali e cacciatori di taglie, la serie può solo migliorare. The Mandalorian continua a crescere, svelando piano piano tutto il suo potenziale e dimostrando che Favreau è la persona giusta per lanciare Star Wars su Disney+.
Voto 1×02: 8+
Voto 1×03: 8 ½

Il clamore intorno a Baby Yoda ha messo in secondo piano il gran lavoro che Pedro Pascal ha fatto col suo personaggio. Nonostante il volto coperto, si riesce a percepire cosa sta provando il personaggio in quel momento, e questa è una delle cose che mi sono piaciute di più fino a ora. I have spoken.