
Era inevitabile che prima o poi The Mandalorian esplorasse pianeti conosciuti, ma, visto il meticoloso e mai troppo esplicito fan service fatto nelle scorse puntate, non era prevedibile che si puntasse in maniera così forte ai richiami del passato: basti pensare che le immagini sullo sfondo della Razor Crest in arrivo a Mos Eisley sono le stesse di Episodio IV. Detto questo, non c’è nulla di male nell’ambientare un intero episodio sul pianeta più famoso della saga, e in alcuni casi “The Gunslinger” offre uno sguardo nuovo sulla cultura di Tatooine. Spicca su tutte la scena con i Tusken, da sempre visti come selvaggi, che in questo caso non sono al centro di uno scontro a fuoco a colpi di blaster, ma sono semplicemente protagonisti di una civile conversazione con la lingua dei segni. Mando li tratta con rispetto e li descrive – giustamente – come nativi del posto, un lavoro di ricontestualizzazione che mette in luce le similitudini tra i Tusken e i nativi americani.

Sempre nella cantina di Mos Eisley, Mando accetta la missione che che sta al centro della puntata, ed è qui che incontra Toro (Jake Cannavale). Il personaggio non è scritto male, ma un’interpretazione piatta non riesce a far emergere quei tratti da Han Solo wannabe, rendendolo uno degli aspetti meno riusciti dell’episodio. È in casi come questi che la minor esperienza di Filoni nella gestione degli attori nel live-action diventa evidente. In mani più esperte come quelle di Deborah Chow – che ha diretto finora l’episodio migliore della serie – il risultato sarebbe stato sicuramente superiore. Filoni non sfigura però nelle scene d’azione, e sia la sequenza iniziale che l’attacco a Fennec non deludono.

L’identità del personaggio senza volto degli ultimi secondi sarà sicuramente l’argomento più discusso, e ci sono già dei nomi papabili. Il primo pensiero va a Boba Fett, che in teoria dovrebbe essere ancora nel Sarlacc a godersi qualche secolo di digestione; sono molti però i racconti in Legends che ci mostrano come sia poi riuscito a fuggire dal sistema digestivo della creatura tentacolare. Grazie al libro canon Life’s Debt sappiamo che su Tatooine qualcuno – Cobb Vanth – è entrato in possesso di un’armatura mandaloriana danneggiata, ma è difficile che sia lui a piegarsi sul corpo di Fennec. Con ogni probabilità si tratta di un personaggio visto nei trailer (SPOILER se non li avete visti):
Moff Gideon, l’imperiale interpretato da Giancarlo Esposito e che quasi sicuramente è la mente che sta dietro al piano per catturare baby Yoda.

Dopo “The Sin” sembrava che la serie fosse pronta a spiccare il volo, ma ci ritroviamo oltre metà stagione con la sensazione che si stiano facendo dei considerevoli passi indietro. “The Gunslinger” è comunque una buona puntata e ci sono tante cose che faranno felici i fan, ma The Mandalorian non può accontentarsi di essere un prodotto mediocre: con un budget così alto e una mitologia così variegata è lecito aspettarsi e pretendere di più. La serie ha tre episodi per riprendersi e dare senso a una stagione che, dopo una prima parte molto promettente, ha partorito una puntata che è la brutta copia di un prodotto che ha tutte le carte in regole per essere una delle migliori serie in circolazione, ma che al momento sembra avere troppa paura dell’ombra di Star Wars per decollare.
Voto: 6 ½

D’accordo con la recensione. Grazie. Per me anche l’episodio precedente era banalotto e poco appassionante.
Ciao Elena. Secondo me la scorsa puntata aveva fatto un ottimo lavoro nell’introdurre il personaggio di Cara Dune e soprattutto nel rafforzare il rapporto tra Mando e baby Yoda, e quindi aveva un suo valore all’interno del racconto più ampio. Per questo alcuni aspetti che sicuramente la posizionano al di sotto delle prime puntate sono più facili da perdonare.
Hai ragione, aveva anche momenti simpatici. Aspetto le prossime (belle) recensioni! 🙂