
L’undicesima stagione era partita sotto i migliori auspici con la scelta coraggiosa e rivoluzionaria di affidare il ruolo da protagonista a Jodie Whittaker, prima donna in assoluto ad indossare i panni del time wanderer di Gallifrey, ma l’entusiasmo per questo nuovo cambio di rotta e le sue infinite potenzialità è stato presto oscurato dai difetti di un’annata dalla qualità altalenante, segnata dalla mancanza di idee chiare sulla direzione da dare al franchise e l’assenza di quel tono epico ma al contempo scanzonato che aveva decretato il successo della gestione Moffat nella scorsa decade.
Possiamo dunque considerare “Spyfall” una risposta a tutti i dubbi accumulati in questi mesi d’attesa? Non proprio, ma è troppo presto anche per dire che la lezione non sia stata imparata, perché questo episodio parte immediatamente in quarta e non rallenta dall’inizio alla fine, creando un’insolita atmosfera action che domina tutto il ritmo del racconto e non lascia allo spettatore il tempo di porsi troppe domande. Se il cambio di genere dell’eroe protagonista era una scommessa ardita, qui Chibnall alza la posta e mette la sua Doctor a confronto con un’icona mondiale della cultura pop britannica come 007, legame che si evince fin dal titolo dell’episodio che ammicca all’acclamato Skyfall di Sam Mendes.
Una serie di entità aliene dall’origine ignota sta eliminando agenti segreti appartenenti a tutte le forze di intelligence del mondo, così Thirteen e i fidati Graham, Yaz e Ryan vengono ingaggiati dall’MI6 per far luce sui misteriosi omicidi. Da questo mistero centrale si dipana la prima metà del racconto, diviso in due episodi come da tradizione, dove i protagonisti viaggiano in vari angoli del globo e rischiano la vita in sparatorie e inseguimenti al cardiopalma come in ogni film di James Bond – il limitato budget della BBC non inficia eccessivamente sulla qualità delle scene d’azione -, ma il cuore sci-fi della serie continua a pulsare con forza ed è qui rappresentato da pericolose creature fatte di luce accecante che nemmeno l’onnisciente Doctor riesce a comprendere fino in fondo.

Le sfumature spionistiche dell’episodio danno spazio anche all’approfondimento dei companion di Thirteen, in particolar modo al rapporto tra Yaz e Ryan. Nella loro indagine solitaria sugli affari di Barton, i due giovani si dimostrano ormai a loro agio nel ruolo di viaggiatori del tempo, danno sfoggio delle loro abilità individuali e diventano parte attiva nell’evoluzione della trama, senza più essere spettatori passivi della genialità del Doctor; alcuni scambi di battute lasciano intendere un potenziale coinvolgimento sentimentale tra i due giovani in futuro, ma si spera che Chibnall e gli altri sceneggiatori continuino ad approfondire i due personaggi senza ricorrere a scelte facili e scontate. Sfortunatamente, a Graham tocca fare la parte della ruota di scorta per il momento senza avere occasione di brillare in autonomia e questa mancanza di equilibrio tra le parti riporta a galla i dubbi sulla gestione di un gruppo di companion così folto. La stessa Thirteen, ad eccezione di uno scambio di battute con il capo dell’MI6 (Stephen Fry) in cui viene prontamente liquidata qualunque critica riguardo al gender swap del(la) protagonista, non ha ancora modo di esibire al massimo quelle peculiarità caratteriali che a detta di molti non sono apparse nella stagione precedente, ma tutto passa in secondo piano alla vista del colpo di scena finale che chiude l’episodio con il più classico dei cliffhanger.

Tantissime domande dettate da curiosità e incertezza accompagnano dunque questa prima parte di “Spyfall” ma le poche certezze che possiamo ottenere sono un’ottima base per le nostre speranze future: Doctor Who è tornato e preferisce l’azione alla parola, ci porta sulle montagne russe per 60 minuti e mentre si impegna a divertirci prova a gettare i semi per una stagione che potrebbe finalmente dare un’identità concreta alla sua nuova protagonista e cementare il ruolo di Thirteen dentro la mitologia Whovian.
Voto: 7 ½

No, sul serio. Inguardabile. Un paciugo di un’ora passata fra urletti e situazioni a dir poco approssimative. Con personaggi che vagano senza costrutto dentro una serie di avvenimenti a casaccio. Non so se volessero recuperare temi degli anni precedenti (ed in parte la II parte lo confermerebbe, ma non faccio spoiler), ma se la strada è quella di accumulare personaggi e vicende in un minestrone insipido, non ci siamo proprio. Se poi la conclusione è “finchè ci saranno persone come te il fascismo non vincerà” siamo francamente messi male. Non riesco a non guardarlo, dopo 11 anni di fanboysmo acritico, ma per favore, cominciate almeno a far fuori qualche protagonista. E non mettete incinta il Dottore. Non si sa mai l’abominio cui Chibnall potrebbe arrivare, viste le premesse.