
Su quest’ultima si è diretta l’attenzione di molteplici case di produzioni: la francese Cottonwood Media, la tedesca ZDF e l’americana HBO Max si sono unite per l’adattamento della saga di romanzi in una serie tv che racconta le peripezie della giovane archeologa Theodosia e della sua famiglia, i Throckmorton. Il ruolo principale, nonché il cuore della serie, sono affidati a Eloise Little, già doppiatrice di uno dei famigli (daemon) dei protagonisti di His Dark Materials, a capo di un cast di nomi non particolarmente noti, ma molto variegato e competente.
Il primo episodio “The Eye of Horus” è un’introduzione di maniera, alle volte fin troppo; si occupa di far debuttare i personaggi e l’ambientazione trasposti, gettando le basi per la storia che li vedrà protagonisti. La quattordicenne Theodosia e l’ingegnoso fratello Henry sono impegnati nell’affiancare il padre Alistair e la madre Henrietta presso gli scavi archeologici di famiglia. Durante una semplice ricognizione con il fratello, la giovane archeologa scopre una tomba e rinviene un antico artefatto magico: caso vuole che questa reliquia sia anche l’oggetto della ricerca di un sinistro culto che si raduna in bui sotterranei, indossando lunghe toghe, cappe nere e maschere sugli occhi. L’Occhio di Horus – questo il nome dell’artefatto – pare nascondere diversi segreti, abbastanza perché i Throckmorton lo difendano dalle grinfie della misteriosa setta.

La mancanza di fantasia si nota anche dall’opportunità mancata nella ricostruzione degli ambienti e della cultura dell’antico Egitto. L’interno della tomba dove si trova l’artefatto non dona quel senso di mistero e avventura che ci si aspetterebbe; sulla scena si vede poco più che qualche sfondo coperto dai geroglifici e il mistero connesso ad una cultura così antica non va oltre una scontata visione desertica e qualche effetto speciale, almeno per il momento. Anche il resto delle ambientazioni è sulla stessa onda: la Londra eduardiana, per esempio, è poco più che un colonnato e qualche carrozza. Un po’ meglio il museo-dimora dei Throckmorton, che è protagonista nella seconda metà dell’episodio e si guadagna una nota di merito per la curiosa sala giochi ante-litteram: un intermezzo divertente dove l’ambientazione mostra un po’ più di personalità, forse perché estratta direttamente dalle pagine dei romanzi. Il difetto di essere troppo spoglio e povero di dettagli, tuttavia, potrebbe non essere da imputare alla produzione della serie: poche volte possiamo sapere dei retroscena negli show che vediamo, fra budget incerti, produzioni dai ritmi forzati e il tenore degli ambienti di lavoro.

Si potrebbe dire che in una serie per giovanissimi questa superficialità sia d’obbligo, ma non è più così da molto tempo. I prodotti per ragazzi hanno smesso di dare per scontato il loro pubblico, adoperandosi per dare ai più giovani migliori personaggi in cui immedesimarsi e storie profonde su cui poter riflettere e dalle quali trarre ispirazione. Purtroppo, Theodosia non presenta i pregi di una Enola Holmes o una Carmen Sandiego, ma non è detto che durante la prima stagione non ci possano essere guizzi di qualità nello show; i difetti di un primo episodio non sono sempre forieri di una brutta serie sebbene non siano nemmeno il miglior biglietto da visita.
“The Eye of Horus” non convince da diversi punti di vista, ma sotto alcuni aspetti non è un pessimo pilot. La serie può senza dubbio divertire e intrattenere, anche grazie alla corta durata dei suoi episodi, ma Theodosia rischia anche di stancare presto i suoi spettatori a meno di un qualche espediente che renda più vivi e dinamici i protagonisti o dia alla trama più personalità.
Voto: 5½
