
Le tre stagioni precedenti hanno avuto degli alti e bassi, dalla prima ben realizzata e bilanciata tra il suo essere allo stesso tempo introduttiva ma anche avvincente ad una seconda ed una terza che non hanno saputo mantenere lo stesso livello qualitativo, scadendo a tratti nella ripetitività e nella mancanza di idee. Dalla quarta e ultima annata – seppur più breve, con i suoi soli sei episodi – ci si aspettava un gran finale che portasse a compimento la storia degli Hargreeves e che riunisse tutte le sottotrame lasciate aperte nel corso del tempo: purtroppo non è andata così. Il risultato è molto deludente e non rende onore ad uno show che, nel bene e nel male, ci aveva fatto molto divertire negli anni.

È così che, per esempio, Five non ottiene una vera e propria conclusione della sua storia d’amore con Lila, Klaus non si libera delle sue tendenze autodistruttive, il rapporto tra Alison e Victor è tanto noioso da risultare quasi inutile e Luther è semplicemente di troppo in questa stagione. Sono questi solo degli esempi di come gli sceneggiatori non sono stati capaci di dare un senso al viaggio dei personaggi e a scriverne in modo adeguato: in questo modo lo spettatore si sente tirato fuori dalla storia poiché viene meno la credibilità e l’affezione verso di loro.
Un chiaro esempio di quanto siano stati strumentali e poco ispirati i personaggi in questa stagione lo si evince dalla funzione narrativa data a Ben e, ancora più in particolare, a Jennifer. La coppia e il loro rapporto “proibito” è il MacGuffin che dovrebbe muovere la trama della stagione, poiché insieme i due hanno l’inconsapevole potere di far finire il mondo, cosa che gli Hargreeves si pongono come obiettivo di evitare. La relazione che nasce dal loro incontro fortuito si sviluppa così rapidamente e in modo così banale che non si può non pensare che fosse solo un pretesto mal congegnato per far sì che la reazione avvenisse; inoltre se perlomeno per il personaggio di Ben esiste un background che si è costruito nel corso di una stagione, per quanto riguarda Jennifer il suo unico ruolo è quello di essere la ragazza che si deve invaghire di lui per portare avanti la storia.

Se, come si è detto, The Umbrella Academy non ha mai brillato particolarmente per la scrittura dei suoi personaggi o per quella dei dialoghi che li coinvolgono, è sulla narrazione non convenzionale e volutamente complicata che ha fatto le sue fortune in passato. Tra universi alternativi, linee temporali difformi e time skip, le idee migliori dello show sono sempre state quelle che riguardavano la creatività degli sceneggiatori nel sorprendere e minare le certezze degli spettatori, il tutto con una costruzione stagionale che, in fin dei conti, ha sempre retto e nella quale il filo rosso era sempre ben percepibile e solido dalla premiere al season finale. Anche da questo punto di vista l’ultima annata della serie ha mostrato il fianco, dimostrandosi meno creativa del solito e molto povera di idee, sebbene qualche intuizione interessante c’è stata.
Una di queste è certamente l’idea che le linee temporali si intersechino tra di loro in un enorme e indecifrabile rete metropolitana, con tante strade sotterranee che collegano le varie realtà e nelle quali Lila e Five si perdono vivendo avventure incredibili senza riuscire a trovare la via di casa per sette anni. Il montaggio all’inizio di “Six Years, Five Months, and Two Days” è di gran lunga il segmento migliore della stagione e quello che più di tutti rappresenta l’elemento più divertente e innovativo della serie.

Insomma, The Umbrella Academy non sarà certamente un prodotto di cui ci ricorderemo a lungo, se non per alcuni ottimi spunti narrativi e per un paio di stagioni che tutto sommato sono state capaci di intrattenere e di offrire un ulteriore variazione sul tema inflazionato e ormai abusato, ma sempre popolare, dei supereroi.
Voto Stagione: 4 ½
Voto Serie: 6 ½
