
La prima annata di The Umbrella Academy era un prodotto televisivo senza troppe ambizioni, che faceva delle scene d’azione (sempre in chiave comica) la sua forza, e che presentava un gruppo di personaggi abbastanza variegato, ma nessuno degli elementi veniva particolarmente approfondito, regalando allo spettatore una visione piacevole, ma di certo non indimenticabile. Questa descrizione, che potrebbe essere ascritta a molte altre delle serie originali Netflix, è in parte giustificata dalla necessità di impostare delle basi solide su cui costruire più stagioni (la serie a fumetti da cui è tratta è infatti già composta da un altro volume, ed è ancora in lavorazione), e quindi si è dovuto innanzitutto testare l’impatto sul pubblico prima di rimuovere delle limitazioni agli autori dello show, anche a livello di budget. Dopo il successo ottenuto con i primi dieci episodi, in questa seconda annata si nota quindi fin da subito il grande balzo in avanti fatto sotto ogni punto di vista: dalla regia alla caratterizzazione dei personaggi, The Umbrella Academy è un prodotto completamente rivoluzionato rispetto all’anno scorso, nel miglior senso possibile.

La maggiore cura rivolta ai protagonisti si evince anche dal setting nel quale si ritrovano dopo il viaggio nel tempo che chiudeva la scorsa stagione: catapultati negli anni ’60, poco prima della morte del presidente degli Stati Uniti, Allison, Luther e Klaus si ritagliano un ruolo di rilievo nel contesto storico di quel tempo e nei fatti che circondano l’assassinio di Kennedy. Questo salto nel passato è l’occasione per imprimere al racconto un’atmosfera anni ’60, sulla scia di ciò che ha fatto Stranger Things con gli anni ’80: gli autori non si limitano però a mettere in scena un mondo idilliaco e immacolato come fanno molti altri prodotti audiovisivi ambientati nello stesso periodo, ma insistono nel sottolineare le profonde ingiustizie e gli enormi problemi sociali presenti all’epoca – e spesso ancora irrisolti ad oggi. Vedere i personaggi al di fuori della loro veste da supereroi permette non solo allo spettatore di immedesimarsi maggiormente con essi, ma anche di poterli metterli a confronto con questioni di primaria importanza che sono più vicine alle proprie sensibilità. Questo si nota soprattutto con il personaggio di Allison, in prima fila nella lotta per l’ottenimento dei diritti civili per gli afroamericani assieme al marito Ray, ma anche attraverso Klaus e Vanya, i quali tentano di esprimere la propria sessualità, ma vanno inevitabilmente a sbattere contro il muro che era il pensiero dell’epoca, facendo riflettere su quanto poco siano cambiate alcune concezioni e alcune idee negli ultimi sessant’anni.

Come detto, lo spazio dedicato ad ognuno dei sette fratelli della Umbrella Academy è sufficiente e ben calibrato per non sfavorire nessuno; forse l’unico difetto della stagione in questo senso è lo scarso utilizzo dei poteri di Diego, tanto che nella battaglia finale si resta stupiti da ciò che è in grado di fare, considerato che non si erano visti esempi simili in precedenza. Per il resto le interazioni e i dialoghi tra i protagonisti funzionano alla grande, e i diversi approcci comici (quello cinico di Numero Cinque, quello nonsense di Klaus, quello demenziale di Luther e Diego) si intersecano di continuo, rendendo la narrazione estremamente dinamica e sempre variegata, evitando però che lo stesso tipo di battute finiscano per appesantire troppo gli scambi tra i personaggi.
Grazie a questa stagione ora Netflix ha un prodotto che può competere con l’apprezzatissima The Boys di Amazon, dato che la seconda annata di The Umbrella Academy si può considerare una delle migliori iterazioni di una serie action-comedy degli ultimi tempi. Quella che poteva finire nel calderone delle serie mediocri di Netflix e venire presto dimenticata diventa, grazie a questi dieci episodi, una delle punte di diamante del colosso dello streaming: dalla regia ai dialoghi, tutte le componenti dello show contribuiscono ad aumentare il livello di intrattenimento offerto, e il risultato finale è una stagione ricca di colpi di scena e con cui fare un ottimo binge-watching estivo.
Voto stagione: 8

D’accordissimo con voi. Avevo iniziato la stagione un po’ titubante, perché ricordavo i momenti di noia e stupidità della stagione precedente, ma questa s2 è stata veramente figa sotto tutti i punti di vista, mi è piaciuto tutto e chi mi ha sorpreso più di tutti è stato Luther, che in questa versione più demenziale, ha acquistato anche più spessore. Se esistesse un premio per la serie che è più migliorata rispetto alla precedente, darei il primo posto a The Umbrella Academy
Dici bene Federica! Una vera sorpresa questa stagione, speriamo che la prossima sia all’altezza
Totalmente d’accordo con recensione e commenti, una delle sorprese dell’anno e una delle serie più divertenti degli ultimi tempi!