
È con questo racconto nel racconto che facciamo i conti e non dovremmo mai dimenticarlo, soprattutto perché, con la trasposizione seriale, si è aggiunto a tutto questo un altro strato: la serie co-prodotta da HBO e Rai è la rappresentazione audiovisiva di una narrazione primaria, quella di Elena Ferrante, che ci ha raccontato come Elena Greco abbia descritto la sua vita insieme a Raffaella Cerullo, sullo sfondo di più di mezzo secolo di Storia d’Italia. Ecco perché, ancor più che in altre trasposizioni romanzo-serie, qui risulta fondamentale l’accuratezza dell’interpretazione del mezzo televisivo, e non perché si debba seguire religiosamente un testo, anzi.

Nella storia della serie abbiamo visto diversi cambi di punto di vista alla regia, con picchi altissimi e qualche scivolone abbastanza imperdonabile (soprattutto sulle rappresentazioni delle violenze); anche sul versante della sceneggiatura ci sono state modifiche ora sensatissime, ora prive di senso (ne sono esempi fulgidi i due season finale precedenti, agli antipodi per la riuscita di questi cambiamenti).
“La Frattura” e “Il Tradimento” rappresentano una perfetta coppia di episodi per portare avanti questa riflessione, perché anche qui ci troviamo di fronte alla modifica di una parte significativa del racconto, che tuttavia assume un senso grazie alle scelte registiche di questa annata e alle successive rivelazioni di uno dei personaggi.


Gran parte di “La Frattura” è incentrata sulle ossessioni di Elena, che in un momento così critico come quello della madre in pronto soccorso sembra non pensare ad altro che a Nino e a Lila, con una gelosia che la riporta indietro di decenni e di cui poi finirà per vergognarsi. Non funziona così nell’originale: se è vero che l’idea dei due nella stessa stanza le dà qualche pensiero (ma è un ragionamento complesso, legato a una riflessione sul corpo dopo il parto), il tempo passato ad attendere notizie dall’ospedale è dominato dalla preoccupazione per Immacolata, che si alterna a riflessioni sul corpo materno e sul potere maschile. Se c’è della rabbia infatti è quella riservata a se stessa per essersi “piegata all’autorità di Nino”, per avergli lasciato decidere come gestire la situazione, chi dovesse andare in ospedale e come.
All’apparenza, quindi, sembra che la serie stia di nuovo compiendo l’errore di appiattire il rapporto tra le due donne solo sul piano sentimentale, come se stessimo guardando l’ennesimo triangolo fatto di gelosie e di rapporti mai chiariti. La Lenù televisiva sembra così ossessionata da Nino e Lila da pensare a malapena a sua madre, come se non fosse in grado fermare la sua martellante immaginazione.
Ci accorgiamo invece del valore capitale di questa modifica solo con l’episodio successivo, quando Lila rivela a Lenù il comportamento di Nino con lei in diverse occasioni, tra cui proprio quella all’ospedale. Sentiamo le parole di Lila e sappiamo benissimo come immaginarcele, perché le abbiamo già viste; capiamo perfettamente come si sta sentendo Lenù, perché la macchina da presa ci ha quasi fatto entrare nei suoi occhi e nella sua testa mentre, nell’episodio precedente, immaginava, di fatto, la realtà.

Una delle caratteristiche più magnetiche di questa lunga storia è sempre stata l’analisi della condizione femminile nel corso del Novecento, in particolare in quella contraddizione continua che è la vita di Elena Greco, studiosa e parte attiva del movimento femminista dell’epoca che però nel privato si ritrova a non riuscire a staccarsi da dinamiche che la dominano indipendentemente dal suo intelletto. Lenù è una donna che incarna il futuro e il passato e che patisce ogni giorno lo scontro tra queste parti: si è staccata dalla sua terra, ha intrapreso una vita da intellettuale sposando un uomo come Pietro Airota, ha tradito, si è separata, ha anteposto se stessa alle sue figlie in un modo impensabile per l’epoca; eppure la vediamo arrancare quando si tratta di prendere una decisione che anteponga lei a Nino, uomo da cui subisce i peggiori comportamenti senza riuscire mai a distaccarsene del tutto. È proprio nel sesto episodio, “Il Tradimento”, che ci rendiamo conto della profondità di questa autentica dipendenza, che non ha nulla a che vedere con l’amore.

Non è un caso che Lenù capisca nello stesso momento la reale natura di Nino e quella di se stessa: è dopo quel tradimento così assurdo che comprende che “in realtà non c’era nessuna scissione”, che “Nino era uno solo”, ed è su queste parole che rivediamo l’abuso di Donato a Ischia – una scelta potentissima, che traduce senza bisogno di parole quel collegamento che la Lenù del romanzo fa tra l’espressione di Nino e quella di suo padre Donato “non quando mi aveva sverginato ai Maronti, ma quando mi aveva toccata tra le gambe, sotto il lenzuolo, nella cucina di Nella.” (pag. 224, vd. nota)
Nel rivedere Nino in Donato e Donato in Nino, Elena capisce quanto non sia il suo compagno a essere diviso in un prima e un dopo ma lei stessa, e proprio a causa di quel trauma primigenio che è migrato da un ramo a un altro dell’albero genealogico dei Sarratore, ma che in lei è rimasto incarnato come allora, portandola ad agire anche contro qualunque sua convinzione intellettuale. E tuttavia, cogliere il trauma non significa sapersene distaccare: Lenù si mostra schifata dal comportamento di Nino, eppure davanti all’amica ammetterà ancora di non essere in grado di immaginarsi senza di lui, nonostante tutto quello che ha capito fino a quel momento.
È utile a tal proposito ritornare alla terza stagione, quando Elena aveva cercato di diventare senza Lila, salvo poi percepirsi sempre a metà, un “quasi” che le impediva di raggiungere uno stato di interezza. Va ricordato perché è qui che sente il bisogno di riempire quella mancanza, perché se nemmeno tutto quello che ha capito di Nino e di se stessa riesce a farle prendere una decisione per sé, allora forse manca solo una cosa: che Lila intervenga e chiuda il cerchio per lei. È Elena a spingere l’amica a parlare, questa volta con determinazione; ed è Lila a farlo, dicendole cose che in fondo sa già benissimo, perché le ha viste, immaginate, anticipate. Ma è Lila a renderle reali, a toglierle dalla sua immaginazione e a dare loro una concretezza ormai innegabile.
Gli scambi tra le due donne, interpretate ottimamente in questa stagione da Alba Rorhwacher e Irene Maiorino, mettono in scena ogni volta tensione e confidenza allo stesso livello, e quest’ultimo dialogo non è da meno: gli equilibri tra di loro sono sempre stati precari, e, se Lila avesse detto queste cose a Lenù nel momento sbagliato, i risultati sarebbero stati di gran lunga diversi. Gli sguardi con cui le due donne si osservano a lungo prima di esprimersi soppesano di volta in volta la caratura del momento, la qualità delle informazioni, l’ipotesi che possa esserci un nuovo allontanamento dopo quell’incontro, senza che questo metta mai in discussione l’assoluta consapevolezza che il loro legame sarà sempre lì ad aspettarle: Maiorino e Rorhwacher hanno in questo un’alchimia fortissima, che riesce a veicolare fiducia e dubbio, affetto e ritrosia, confidenza e timore.

A chiudere il cerchio (perlomeno di queste puntate) è certamente il rapporto tra Lenù e sua madre Immacolata (una incredibilmente perfetta Anna Rita Vitolo), che solo nelle ultime fasi della vita di quest’ultima sembra trovare una qualche armonia, dopo una vita di maltrattamenti che si ripetono di generazione in generazione e che sono arrivati fino a Elena, durando per molto tempo. Da sempre Ferrante indaga con uno sguardo quasi clinico i rapporti tra madri e figlie, per una molteplicità di ragioni che, semplificando, vanno dallo sradicamento di luoghi comuni sulla maternità fino ai più socialmente indicibili tabù che vedono scorrere tra l’una e l’altra sentimenti aspri, rifiuti, autentico disinteresse.

Le pagine di Ferrante sono ricche di dettagli e di macroavvenimenti, di sotterranei movimenti interiori e di personalità enormi in grado di fagocitare persone e interi rioni: ci vuole uno sguardo acuto per raccontarle e quello di Bispuri sembra quello che finora è riuscito di più in questo duplice intento. “La Frattura” e “Il Tradimento” sono due episodi densissimi, che nel libro occupano meno di settanta pagine in totale e che ciononostante hanno la forza di spostare completamente il racconto, con nascite, morti, traumi riaffiorati e richiami dal passato. Il lavoro su questi due episodi si dimostra davvero impeccabile nella misura in cui rispetta il testo e se ne allontana sempre al momento giusto, con uno spirito interpretativo notevole, in grado di mettere in scena non solo le vicende dell’ultimo capitolo de L’Amica Geniale, ma anche una grossa parte della poetica stessa di Ferrante. Sarebbe davvero difficile chiedere più di questo.
Voto 4×05: 9
Voto 4×06: 9½
Nota:
Le pagine citate nella recensione provengono dal quarto volume de “L’Amica Geniale”, “Storia della bambina perduta”, scritto da Elena Ferrante, edizioni e/o.


Ho goduto nel leggere questa recensione, complimenti!
Grazie! 🙂