
Le prime 10 serie consigliate dalla Redazione sono qui: chiudiamo questo elenco con le ultime 10, che trovate qui sotto! Fateci sapere cosa ne pensate, se anche secondo voi sono serie da non perdere e soprattutto scriveteci quali show consigliereste voi!
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Pluribus – AppleTV
Un messaggio che arriva dallo spazio profondo e la curiosità e l’ingegno umano che devono a tutti i costi decifrarlo, costi quel che costi. Vince Gilligan (Breaking Bad, Better Call Saul) racconta a suo modo un’invasione aliena: tutto il mondo viene contagiato da un virus nato da quel messaggio codificato, le persone diventano all’improvviso un tutt’uno, una mente alveare gigantesca che fa finire in un colpo solo tutte le brutture e le violenze dell’umanità. Tutto il mondo viene contagiato, dicevamo, tranne dodici persone, tra cui la nostra protagonista Carol Sturka, scrittrice di romanzi rosa fantasy.
Vince Gilligan è sinonimo di qualità e neanche a questo giro perde il tocco. Regia e fotografia come sempre impeccabili fanno da cornice a una storia tanto straniante quanto curiosa, che ci mette di fronte a degli interrogativi che forse mai ci eravamo posti. E se un’invasione aliena fosse pacifica? Se potessimo avere tutto – ma proprio tutto – quello che desideriamo in pochi secondi (qualcuno ha detto “delivery”? O “intelligenza artificiale”?) saremmo ancora preoccupati dal fatto che siamo circondati da una vita extraterrestre? E se invece tutto quello che vediamo non è esattamente come vogliono farci credere? Albuquerque fa come al solito da sfondo alla storia narrata da Gilligan, con le sue giornate assolate, il cielo sempre azzurrissimo, il chiarore abbacinante e un’immensa Rhea Seehorn a reggere intere puntate quasi da sola, meritandosi pienamente la candidatura ai prossimi Golden Globes.
Apple TV ci regala sul finire di questo 2025 una delle migliori serie tv dell’anno, che riesce a tenerti incollato alla schermo anche quando non sembra succedere letteralmente niente. Sembra, appunto. Perché in questa storia all’apparenza fantascientifica c’è molto di più che un’invasione aliena da cui salvarsi.
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Adolescence – Netflix
Tra le novità più rilevanti del 2025 spicca Adolescence, uno show intenso che – nell’arco di sole quattro puntate – affronta il tema del femminicidio intrecciandolo con il mondo criptico e fragile degli adolescenti. La serie, creata da Jack Thorne e Stephen Graham (che interpreta anche il padre del protagonista), non si limita al racconto di un dramma sociale, ma lo inserisce in una cornice narrativa che esplora sia le dinamiche di gruppo – familiari e amicali – che la sfera emotiva interiore e psicologica. La rappresentazione di un ambiente normale e quasi banale intensifica il senso di inquietudine legato alla storia, che mostra come la violenza può insinuarsi nella quotidianità di ognuno. La forza di Adolescence risiede nella capacità di rendere ancora più urgente una tematica dolorosa, unitamente a una regia attenta ai dettagli e una scrittura minuziosa, ma anche alla scelta di utilizzo del piano sequenza. Ogni episodio – grazie a questa tecnica – è come un tuffo in un universo a sé, complesso e dinamico; la scelta di un’unica ripresa continua non è solo stilistica, ma diventa uno strumento in grado di dare ritmo alla narrazione e accrescere il senso di tensione e coinvolgimento. Un ultimo elemento degno di nota è il cast, che compie un lavoro introspettivo, realistico e incisivo; spicca tra tutti il protagonista, Owen Cooper, al suo debutto con un’interpretazione di grande spessore.
Con le sue quattro puntate la miniserie parla a un pubblico trasversale con l’obiettivo di mostrare la reazione della società attuale alla violenza di genere, facendo luce in particolare sulle responsabilità condivise e sulla crescente necessità di ascolto reciproco, inquadrando a 360° un racconto drammaticamente realistico.
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The Bear – FX on Hulu/Disney+
L’arrivo della quarta stagione di The Bear portava con sé innumerevoli sfide, fra le quali non solo quella di mantenere inalterata la qualità indiscussa a cui, fra alti e bassi, ci ha abituati nelle scorse stagioni, ma anche quella di accompagnarci nell’evoluzione psicologica dei suoi personaggi in maniera coerente, e tuttavia impattante. Ciò che è iniziata (solo ad una prima occhiata) come una serie principalmente dedicata al racconto dei ritmi e delle sfide asfissianti della ristorazione in una famiglia disastrata, si è trasformata ben presto in un meraviglioso racconto di crescita umana, di attraversamento e di superamento di traumi generazionali. Con questa stagione The Bear ha dimostrato di non volersi adagiare sul racconto culinario, ma di continuare ad andare nel profondo della psiche non solo del suo protagonista Carmy (Jeremy Allen White), ma anche di quasi tutti gli altri personaggi secondari, costruendo un mosaico narrativo e psicologico complesso, coraggioso ed emozionante. Tutto il sotterraneo e l’inespresso che erano sovente i motivi di quei litigi accesi e di quel caos a cui la serie ci ha abituati nelle scorse stagioni, sta man mano salendo in superficie, rendendoci testimoni e partecipi di uno show che non si limita soltanto ad intrattenere, ma che ha anche e soprattutto il coraggio di rivoluzionare la propria narrazione e di farlo in maniera assolutamente coerente ed emozionante. Il tutto, continuando a mantenere quelle atmosfere e quelle interazioni che hanno reso celebre The Bear durante gli anni, ma senza risultare ridondante.
Insomma, il percorso di questa serie continua a stupire in positivo e non si può fare altro che sperare che anche la prossima stagione – già confermata – continui su questa strada positiva. Yes, Chef!
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Severance – AppleTV
La prima stagione di Severance era stata (giustamente) annoverata tra le punte di diamante dell’annata televisiva 2022. Dopo ben tre anni, la serie ritorna per una necessaria seconda stagione che conferma l’altissimo livello di scrittura e produzione della serie di AppleTV con un cast straordinario guidato da Adam Scott ma non solo (menzione tra gli altri a Britt Lower, quest’anno incredibile nel suo riuscire a distinguere tra i due personaggi interpretati Helly ed Helena). Avevamo lasciato alla fine della prima annata gli innie risvegliarsi per pochi minuti nei loro corpi ma nella realtà degli outie: le cose cominciano a complicarsi nella seconda perché le vite degli uni e degli altri continuano a mescolarsi ben oltre i paletti imposti da Lumon. Con grande abilità gli autori continuano a costruire un ottimo thriller che non dimentica mai i propri personaggi, le loro personalità e le sfide imposte da una narrazione sempre più complessa, anche grazie al già citato ottimo cast e, in generale, ad una direzione tecnica di livello. Episodi come “Woe’s Hollow”, poi, cambiano grandemente le carte in tavola e pongono il tema dei limiti etici di avere due personalità nello stesso corpo, costringendo gli spettatori a rivalutare concetti come consenso, anima, persino amore. Insomma, la seconda stagione di Severance, pur non esente di qualche momento meno riuscito, conferma l’enorme stato di grazia in cui la serie si è venuta a trovare sin dal suo primo anno, lasciandoci con un finale esplosivo per molte delle storyline dei personaggi e sempre più incerti su dove questo racconto saprà e vorrà portarci.
- Adults – FX on Hulu/Disney+
Se vi siete mai chiesti come sarebbe Friends se fosse ambientato ai giorni nostri, Adults è la risposta. La nuova serie FX, arrivata in Italia tramite Disney+, racconta proprio della vita di cinque ventenni che convivono insieme a New York nella casa dei genitori di uno di loro mentre questi viaggiano per il mondo. Lasciati ormai alle spalle gli anni del liceo e dell’università, i protagonisti devono fare i conti con la vita da adulti fatta di bollette da pagare, lavori da trovare – e poi mantenere – e un sistema sanitario per niente collaborativo. Nonostante la tipologia di avventure, e disavventure, dei vari personaggi ricalchi molto quella già vista in passato in diverse comedy corali, dalla sopracitata Friends a New Girl, Adults si cala perfettamente nel 2025 grazie ad un linguaggio molto giovanile e sketch comici in linea con lo humour dissacrante delle nuove generazioni, creando situazioni limite fra il divertente e il cringe. Ad aggiungere un ulteriore tocco di modernità sono gli stessi personaggi che, seppur ancora in fase di crescita ed evoluzione, non hanno problemi a mostrarsi al loro peggio o a sperimentare: dall’organizzazione di una cena elegante “da veri adulti” al provare un menage à trois. Niente li frena dal porsi domande, perchè è solo così che si può davvero crescere e conoscere se stessi. Seppur con toni completamente diversi rispetto alle classiche sitcom a cui si è abituati, Adults è una serie che ha tanto da raccontare e che è riuscita a portare sul piccolo schermo i drammi, i divertimenti e i timori di una generazione completamente digitale e libera, che nonostante viva in un’epoca di profonda recessione e chiusura decide invece di aprirsi al mondo e di mostrare un modo nuovo e moderno di essere adulti.
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Dying for Sex – FX on Hulu/Disney+
Parlare di diagnosi fatali e di fine vita è un compito difficile: il rischio di trattare l’argomento in modo superficiale per paura di sbagliare o di esagerare nel senso opposto cedendo al pietismo è sempre presente, e trovare la giusta via non è facile. Dying for Sex (Hulu, Disney+) rifugge da questi pericoli grazie alla sua genesi: la miniserie è infatti basata sull’omonimo podcast che Molly Kochan creò insieme alla sua amica Nikki Boyer quando le fu diagnosticato un tumore al seno al quarto stadio. Lo show è quindi una reinterpretazione di questa storia, in cui le protagoniste Molly e Nikki, interpretate magistralmente da Michelle Williams e Jenny Slate, mostrano in sole otto puntate quello che accade nelle loro vite a partire dalla diagnosi terminale di Molly. Il tema è complesso e arduo da affrontare, ma il tono con cui si racconta la vicenda è molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare: davanti a un tumore al quarto stadio, Molly decide di dedicare il tempo che le rimane alla riscoperta della sua sessualità, in un atto che è al contempo rivoluzionario e rivelatore di quanto la donna ha vissuto nella sua vita. Con una Michelle Williams in vero stato di grazia – capace nell’arco di uno stesso episodio di far ridere e piangere senza che niente di tutto questo risulti fuori luogo – e con una Jenny Slate praticamente perfetta, Dying for Sex ci racconta la vita dopo una diagnosi terminale in modo inedito e sorprendente, delicato e al contempo diretto, scegliendo di trattare due temi a loro modo tabù (la morte e il sesso) senza vergogna o finti pudori. Una miniserie come questa è rara nel mondo della serialità e proprio per questo è imperdibile.
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The Studio – AppleTV
Nel panorama delle serie del 2025, The Studio si è imposta come una delle satire più efficaci su Hollywood mai apparse sul piccolo schermo. Creata da Seth Rogen insieme a Evan Goldberg, Peter Huyck, Alex Gregory e Frida Perez per Apple TV+, la serie utilizza un’ironia spesso feroce ma mai compiaciuta per raccontare le contraddizioni dell’industria cinematografica contemporanea, partendo dall’interno del suo stesso sistema.
Al centro della narrazione c’è Matt Remick (Seth Rogen): appena nominato a capo del fittizio studio di produzione Continental, si ritrova a dover bilanciare ambizioni artistiche e richieste di mercato. Ogni puntata diventa l’occasione per mettere in scena le molteplici storture e nevrosi dell’industria cinematografica, a partire dall’ossessione per le IP (intellectual properties) a quella per il politically correct, sfruttando in maniera geniale il linguaggio visivo per potenziare il messaggio, secondo un approccio metanarrativo. Prendono così vita episodi memorabili come “The Oner”, incentrato sul fallimentare tentativo di girare un piano sequenza al tramonto ed esso stesso girato interamente in piano sequenza, o “The Missing Reel”, in cui le vicende legate alla realizzazione di un neo-noir diretto da Olivia Wilde si intrecciano con le maldestre indagini del protagonista, alla ricerca di una pellicola misteriosamente scomparsa. I numerosissimi cameo di personaggi di spicco di Hollywood – basterà citare, a titolo di esempio, le esilaranti partecipazioni di Martin Scorsese e Ron Howard – non fanno altro che rafforzare l’impressione di essere di fronte a una delle rappresentazioni più incisive di questo mondo, in grado di bilanciare la spietata messa in scena dei suoi lati peggiori con quella degli aspetti più romantici e ideali. La serie è stata rinnovata per una seconda stagione e non vediamo l’ora di scoprire come Rogen e il suo team proseguiranno questo peculiare ed esilarante racconto dell’industria hollywoodiana.
Non c’è bisogno di molte presentazioni per Dan Fogelman, un autore televisivo – e non – che ormai può vantare una certa esperienza e che, negli ultimi anni, ha avuto un grande successo grazie a This Is Us, forse ad oggi il punto più alto della sua carriera. Con Paradise si allontana dal dramma familiare puro per abbracciare il genere del thriller politico e lo fa portandosi dietro dal precedente lavoro il bravissimo Sterling K. Brown, qui protagonista dello show al fianco di altri pezzi da novanta come James Marsden e Julianne Nicholson. La serie comincia con l’omicidio del Presidente degli Stati Uniti – interpretato da Marsden – e le successive indagini di Xavier, la sua guardia del corpo, per capire chi c’è dietro fino a svelare una vera e propria cospirazione. La difficoltà nel raccontare Paradise senza fare spoiler sta nel fatto che già al termine del primo episodio viene svelato un dettaglio che cambia la prospettiva dell’intera serie, portandola quasi in un genere completamente diverso e spiazzando da subito lo spettatore; senza rivelare altro basti sapere che l’obiettivo di Fogelman è quello di inserire in una trama investigativa e misteriosa anche una componente distopica che evidenzia una chiara critica al capitalismo e si interroga sul futuro dell’umanità. Paradise ricorda, per certi aspetti, quegli show pieni di misteri da svelare che nella televisione di oggi non si fanno più – come Lost o Fringe per citarne un paio – e riesce, tra momenti ottimi e passaggi di scrittura non sempre azzeccati, a mantenere sempre alta la tensione e l’attenzione dello spettatore fino alla fine della prima stagione, in attesa della seconda già programmata su Hulu – in Italia su Disney+, per il prossimo anno.
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Untamed – Netflix
Con Untamed, il crime thriller si sposta lontano dalle città, abbandonando vicoli bui e periferie degradate per immergersi in una natura vasta, ostile e apparentemente incontaminata. Un omicidio brutale scuote l’equilibrio di un parco naturale americano, dando il via ad un’indagine che sembra semplice solo in superficie. Perché in Untamed il vero mistero non è soltanto chi ha ucciso, ma cosa si nasconde sotto la patina di ordine e silenzio che circonda i protagonisti. Al centro del racconto c’è un investigatore segnato da un passato irrisolto (un ottimo Eric Bana), costretto a confrontarsi non solo con un caso complesso, ma anche con le proprie colpe, i rimpianti e una solitudine che la vastità dei paesaggi non fa che amplificare. La serie Netflix costruisce il suo ritmo con pazienza, alternando momenti di tensione a lunghe pause contemplative, in cui la natura diventa specchio dello stato emotivo dei personaggi: magnifica, ma indifferente, pura solo in apparenza. La regia insiste su inquadrature larghe e silenzi pesanti, lasciando che siano gli sguardi, i gesti e le omissioni a raccontare più delle parole. Untamed non cerca l’azione continua né il colpo di scena facile: preferisce scavare lentamente, mostrando come la violenza possa germogliare anche nei luoghi più “selvaggi” e come l’uomo resti, ovunque, l’elemento più pericoloso dell’ecosistema.
Pur muovendosi su territori narrativi già battuti dal genere, la serie riesce a distinguersi per atmosfera e coerenza stilistica, puntando su un noir essenziale, freddo e malinconico. Untamed è un racconto di solitudini e segreti sepolti, e se vi piacciono i thriller che sanno prendersi il loro tempo e che usano il paesaggio non come sfondo, ma come parte integrante del dramma, è esattamente quello che fa per voi.
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A Man on the Inside – Netflix
La prima stagione della serie Netflix con protagonista Ted Danson aveva conquistato pubblico e critica quasi in sordina: la storia di un uomo vedovo e ormai solo, che ritrova la voglia di vivere e di rimettersi in gioco diventando un investigatore privato sui generis, aveva colpito per motivi che andavano oltre il mistero in quanto tale. La capacità di raccontare le conseguenze della solitudine nella terza età senza patetismi, ma anzi con ironia e delicatezza, era stata la chiave del successo della prima annata di A Man on The Inside, ma questo non ha intaccato l’ottima riuscita della seconda stagione: il protagonista Charles Nieuwendyk, ormai galvanizzato dall’esperienza della casa di riposo e dalla fiducia riposta in lui dalla sua capa Julie, si ritrova a infiltrarsi in un college per risolvere un caso che mescolerà ricatti, legami affettivi, echi del passato e incognite del futuro. Il caso diventa di nuovo uno strumento per indagare le relazioni umane, in questa stagione particolarmente incentrate sulla famiglia e su nuovi interessi amorosi. La vita del college introduce nuovi personaggi tra cui Mona, insegnante interpretata da Mary Steenburgen, moglie di Ted Danson nella vita reale: il legame tra i due è evidente sia nelle scene comiche che in quelle più profonde, aggiungendo un tocco di realismo che rende la seconda stagione ancora più intensa. Non era facile dare un seguito alla prima annata, ma Mike Schur ci è riuscito (di nuovo): anche se non sappiamo nulla riguardo a una terza stagione, non ci resta che sperare in un prosieguo delle avventure di Charles, Julie e di tutta la loro grande famiglia allargata.











Mi permetto di segnalare un paio di titoli che mi hanno colpito in questo 2025 ormai agli sgoccioli, la comedy Mo (Netflix) che racconta con ironia le difficoltà di un immigrato palestinese negli USA e la splendida Los Años Nuevos, tradotta in Dieci Capodanni (RaiPlay). Per quanto mi riguarda, davvero tante le serie interessanti quest’anno, ma su tutte svetta la magnifica, splendida Andor.
Buon Anno agli amici di Seriangolo, grazie ancora per tutto quel che fate e auguri anche a tutti noi.
Severance quest’anno l’ho abbandonata, mamma mia che palle di serie. The Bear anche la tentazione è forte.
Grazie, vi aspettavo!
Grande classifica!
Aggiungerei due serie italiane: l’ultima de l’Amica Geniale e la bellissima L’Arte della Gioia
L’Amica Geniale è dell’anno scorso (finita nel 2024), mentre L’Arte della Gioia ne ho sentito parlare solo bene, devo recuperarla!