
Le polemiche e le derive interpretative di stampo politico, arrivate la settimana scorsa dopo la trasmissione di “The Zygon Invasion” per via dei riferimenti ai fatti dell’attualità, vengono spazzate via da “The Zygon Inversion”, che dimostra – neanche ce ne fosse davvero bisogno – quanto queste speculazioni fossero senza ombra di dubbio infondate.
Come ottimamente spiegato nella scorsa recensione, rappresentare entrambi i fronti del conflitto, con relative ideologie e motivazioni, non vuol dire prendere le parti di uno dei due, specie in uno scenario, come quello delineato nel precedente episodio, dove torti e ragioni sono rintracciabili da entrambi i lati della barricata: i ribelli Zygon reclamano il loro diritto ad essere se stessi e a vivere come tali, ma per conseguire il loro obiettivo adottano un modus operandi terrorista; gli umani dal canto loro reagiscono alla violazione della tregua in maniera interventista, senza fare distinguo o cercare compromessi, preferendo alla soluzione diplomatica quella della bombe.
When you fire that first shot, no matter how right you feel, you have no idea who’s going to die!

La guerra (cercata sia da Bonnie sia dai militari rappresentati da Kate Stewart) rappresenta la “facile soluzione”, quella apparentemente più rapida, perché semplifica un problema complesso, riducendolo alla sola eliminazione del nemico in nome di un ideale da conseguire a tutti costi. In quanto tale, come dimostra il Dottore, non si preoccupa di costruire prospettive, non si propone il bene di tutti, ma crea solo una catena di odio, di morti e di conseguenze non previste.
Il meccanismo delle Osgood Box mette i due leader, Bonnie e Kate, di fronte a tutto questo: le costringe a misurarsi con “la verità e le conseguenze” della guerra e, implicitamente, le spinge anche a pensare che deve esserci un’altra strada oltre alla reciproca distruzione. Dal design delle due scatole è fin da subito chiaro il richiamo al Momento, l’arma finale della Time War; un riferimento che si fa immediatamente più esplicito quando il Dottore inizia il suo discorso.

Twelve ricopre in questa trasposizione il ruolo che l’Impossible Girl ha avuto per lui, e cioè quella di stimolare le due parti a cambiare idea. E lo fa attraverso un discorso di un’intensità eccezionale: un climax emotivo ascendente, dove un Peter Capaldi incredibile porta all’esterno la compassione, la determinazione, la frustrazione e il dolore del Dottore, che esplodono quando riemerge il ricordo di quanto fatto nella Time War. Una prestazione maestosa dell’attore scozzese che per quasi 10 minuti tiene lo spettatore incollato allo schermo, portandolo dentro una spirale emotiva; allo stesso modo il suo Dottore prende e cattura i suoi due interlocutori all’interno di quello che è di fatto un enorme bluff a fin di bene.
Il discorso è entrato istantaneamente nella storia della serie, diventando non solo un “Doctor Moment” (come lo è stato “The man that stops the monsters” in “Flatline”), ma probabilmente il “Doctor Moment” per eccellenza di Twelve e Peter Capaldi – così come per l’Eleven di Smith è stato il discorso di Stonehenge in “The Pandorica Opens”.
Gotcha!

Durante il discorso del Dottore, vediamo gradualmente come le certezze e le convinzioni di Zygella si sgretolino, venendo meno rifiuto dopo rifiuto, fino al “how can you be so sure” finale, quando è ormai evidente il suo cedimento: un processo di conversione che porta Bonnie a smettere di chiudersi nel proprio punto di vista ciecamente ideologico, e a empatizzare con quello che fino a qualche istante prima considerava un nemico, iniziando a ragionare come lui. Proprio questo balzo ulteriore porta Bonnie su un piano superiore di consapevolezza rispetto alla Stewart: l’ufficiale della Unit chiude per prima la scatola perché prova pietà per quanto viene espresso dal Dottore, ma la sua è una comprensione puramente emotiva e dettata dal momento; il capo degli Zygon va oltre e per questo Twelve non le cancella la memoria.
The day nobody cares about the answer.

Oltre al discorso del Dottore, che fa da padrone nell’episodio, merita una menzione speciale anche il confronto fra Bonnie e Clara: una scena che si dimostra apprezzabile, oltre che per la bravura di Jenna Coleman e per la tensione di fondo, anche dal punto di vista della continuity, con Clara che riesce ad esercitare un certo controllo sul piano onirico grazie a quanto imparato in “Last Christmas”.
I’ll be the judge of time.

“The Zygon Inversion” è un episodio che trova la sua forza principale nella bravura dei due attori protagonisti in grande spolvero, ma anche in una scrittura più concentrata e accurata rispetto alla prima parte. “The Zygon Invasion” infatti aveva sofferto di alcune debolezze strutturali legate principalmente alla frammentazione eccessiva della trama e al poco realismo di alcune scene: in particolare le scelte di far usare al Dottore l’aereo presidenziale e di far andare Lethbridge-Stewart in New Mexico alla fine si sono rivelate puramente funzionali al cliffhanger tra i due episodi – e nel secondo caso anche a far citare la catchphrase del Brigadiere (“Five rounds rapid”) alla figlia.
Essendo i difetti principalmente nella prima parte, a livello di singolo episodio possiamo considerare “The Zygon Inversion” probabilmente il migliore di questa ottima nona stagione finora. Se valutiamo però il tutto come doppio episodio, il giudizio ovviamente non può che uscirne ridimensionato, anche se leggermente.
Voto 9×08: 9
*Teoria su Clara*.
Usate una dovuta segnalazione se volete discuterla nei commenti.
Secondo una teoria che sta acquistando sempre più forza episodio dopo episodio, la dipartita di Clara sarebbe già avvenuta: il “longest month of my life” del Dottore, in questo senso, potrebbe essere più di una semplice percezione, indicando come in realtà la Oswald sia morta da un mese e che il Signore del Tempo, ancora non pronto ad accettarne la perdita, abbia ripercorso la linea temporale della ragazza per rivederla e vivere con lei ancora qualche avventura. Del resto non è la prima volta in questa stagione che al Dottore viene detto che Clara è già morta (“The Witch’s Familiar” e “Before the flood”). Se così fosse sarebbe effettivamente un plot twist assai devastante, sebbene depotenziato per coloro che ci sono arrivati prima.

Come detto in precedenza quest anno Moffat sta portando tutti a scuola e Capaldi sta entrando nel mito.
Questa puntata rafforza questa convinzione che mi trascino dall’inizio di questa nona stagione (a mio avviso la piu bella delle 9 del new Who).
Il monologo del dottore non potrebbe essere più attuale.
Andrebbe trasmesso in mondovisione ovunque da Canal + ad Al Jazeera, dalla BBC alla CNN ecc…ecc..
Ci vorrebbe un presidente del mondo come il Dottore. Forse avremmo + Osgood e meno Jihadi John