
Si tratta però solo di una delle due facce della serie, quella apparentemente più solare, brillante e sorridente. L’altra è incarnata da Mike, il cui percorso è forse arrivato a un punto di ancor più profonda discontinuità, sintetizzato dall’attesissimo incontro con Gustavo Fring. È nell’intreccio di queste due anime che si articola Better Call Saul, che in questa stagione sta proseguendo il cammino quasi impeccabile effettuato nella scorsa, spingendo sull’acceleratore con la solita, maniacale raffinatezza. Nonostante la serie si sia posizionata sin dall’inizio su un livello qualitativo importante, è sulla distanza che emerge il lavoro fatto da Peter Gould e Vince Gilligan grazie a un concept nato per rendere lo show progressivamente più interessante e uno sviluppo che in due stagioni ha saputo prendersi tutto il tempo necessario per costruire una storia senza alcuna sbavatura. Gli autori hanno puntato su due assi in grado di dimostrare la loro efficacia in maniera crescente, se giocati nel migliore dei modi: da un lato più la serie procede nel suo corso più si fonde nell’universo di Breaking Bad, soprattutto dal punto di vista della diegesi narrativa; dall’altro il passare degli episodi amplifica tutto ciò che è unico in Better Call Saul, specie per quanto riguarda i personaggi di Jimmy, Kim e Chuck.
Here’s what’s gonna happen. One day you gonna get sick… again. One of your employees is gonna find you curled up in that space blanket. Take you to the hospital. Hook you up to those machines that beep and whir… and hurt. And this time, it’ll be too much. And you will… die there. Alone.

Il rapporto tra Jimmy e Chuck è parte essenziale dell’identità della serie, come dimostrato in maniera incontrovertibile dal finale della scorsa stagione e confermato dai primi tre episodi di questa. Nella doppia costante che lega Jimmy sia a Mike (e quindi a Gus e quindi a Breaking Bad), sia a Chuck e Kim, il protagonista ha la possibilità di definirsi in maniera estremamente complessa, imponendo allo spettatore riflessioni sulle temporalità dell’universo narrativo e consentendogli di fare ipotesi sulle ragioni e le modalità dell’evoluzione del personaggio principale.
È proprio nella compresenza della suddetta doppia anima della serie che si afferma con forza il rapporto tra Chuck e Jimmy, tanto sul piano della costruzione dei personaggi quanto su quello della varietà stilistica dello show. Se la storyline legata a Mike vive di grande tensione e di una messa in scena particolarmente cinematic che rimandano in maniera diretta alla serie d’origine, tutto ciò che coinvolge Chuck e Kim si distingue per contrasto come il lato più intimo, più complesso e più sottile, divenendo l’arma in più dello show, in grado di distinguerlo in maniera significativa dalla serie d’origine. Sarebbe molto semplice ridurre il discorso a un Jimmy che pur usando metodi scorretti e poco ortodossi nasconde un cuore nobile contro un Chuck cattivo, arrogante e spietato. In realtà la grandezza di quest’ultimo sta proprio nelle pieghe della sua caratterizzazione, nella difficoltà di vivere in una condizione di handicap autoindotto, nella convivenza con la paranoia costante e le sue conseguenze. In questo discorso si inserisce il rapporto con Jimmy, che dall’infanzia all’età adulta è passato da traumi e mancanze d’affetto, da una professionalità eccellente non sempre riconosciuta e dall’incancrenirsi di un rapporto che negli anni ha fatto prevalere l’invidia e il rancore sul sincero affetto che pur lega i due personaggi.
I can’t allow you to kill Hector. However, I am not completely unsympathetic to your sense of justice. You hurt Hector when you robbed that truck-you hurt his business, his pride. Quite effectively. And, if you were to hurt him in the same manner again, I would not stand in your way.

Tutto il percorso di avvicinamento di Mike a Gus ha il merito di portare avanti il modus operandi estetico dell’episodio, utilizzando al meglio il paesaggio del New Mexico, gestendo la suspense a colpi di inquadrature ravvicinate rivelatrici e riabbracciando attraverso un altro punto di vista un universo narrativo per molti spettatori familiare, tanto da suonare come un ritorno a casa. L’intero arco narrativo incentrato sul rapporto tra Mike e Gus, che dal finale dello scorso episodio ci accompagna al loro faccia a faccia, è messo in scena come un western ed è millimetrico nel far emergere le qualità di entrambi e l’alchimia che dal primo minuto li accomuna. Si capisce immediatamente che non ci sarà mai amicizia, che il loro rapporto correrà sempre sul filo della minaccia reciproca, ma anche che si tratta di due professionisti eccezionali, i quali capiscono al volo di poter avere interessi in comune e quindi di stare, anche se per piccoli e mirati obiettivi, dalla stessa parte.
“Why would you… C’mon, this guy? Seriously?”
“Let’s just call it the fallacy of sunk costs.”

Potrebbe sembrare una sequenza estemporanea questa appena descritta o comunque un’occasione come un’altra per unire il virtuosismo visivo tipico della serie e l’approfondimento su uno dei suoi personaggi principali. Tuttavia il finale dell’episodio sottolinea che si tratta di molto di più: a posteriori capiamo che la sceneggiatrice Gennifer Hutchison ha studiato con grande attenzione il posizionamento di quel montaggio in mezzo ai vari atti della discesa agli inferi di Jimmy – prima ammanettato e poi messo sotto processo grazie all’arguzia diabolica del fratello maggiore – in modo da dare ancora più forza alle parole di Kim nell’epilogo. Ebbene, lo splendido finale di “Sunk Costs” presenta l’incontro più dolce tra i due personaggi, sottolineando tutta la loro complementarietà. Un solo e sconsolato Jimmy, avvilito dal patteggiamento propostogli dal fratello, che ha come conseguenza inevitabile la sua radiazione dall’ordine degli avvocati, viene accolto e incoraggiato dalla donna da lui amata. Si farà fatica a dimenticare la potenza visiva delle sagome di Kim e Jimmy mano nella mano, soli contro il mondo eppure per nulla impauriti.
Dopo soli tre episodi della terza stagione Better Call Saul ricorda a tutti – nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato – la sua smisurata bellezza, frutto di un rigore estetico e di una sapienza narrativa fuori dal comune, che non smette mai di stupire e anzi cresce episodio dopo episodio.
Voto: 8½
