
Rispetto al Christmas Special, che voleva essere soprattutto una celebrazione dello spirito della serie, c’è però molta più azione e un po’ meno “emozione”. Non si tratta di un difetto, anzi: lo speciale – in quanto tale – seguiva logiche ed obiettivi non conciliabili con quelli di una narrazione serializzata e, pur con i suoi pregi, si era dimostrato alla fine davvero troppo lungo. Nei 50 minuti di “Who am I?”, invece, la storia si muove a velocità decisamente più sostenuta che nelle due ore precedenti, e il risultato non è soltanto un ritmo più coinvolgente ma anche un maggiore equilibrio tra il desiderio di esplorare e rendere tangibile la forza del legame tra i sensate e la necessità di costruire comunque qualcosa – una trama, un percorso – intorno ai momenti più “mistici” e coinvolgenti del racconto. Pur essendo questi ultimi il vero punto di forza nonché l’attrattiva principale della serie, da soli non potrebbero certamente reggerne tutto il peso: permettere a Will di rintracciare Whispers già da subito è quindi la scelta migliore, se non l’unica possibile per evitare di restare impantanati nella propria stessa formula.

Prendiamo ad esempio la sequenza dell’intervista a Lito e Capheus che finisce per coinvolgere tutti i sensate: rispetto ad altri momenti simili già visti in passato, dal karaoke sulle note di What’s Up all’orgia del Christmas Special, c’è molta meno ispirazione e creatività, con un impatto emotivo che risulta purtroppo smorzato. Proprio in un episodio come questo, in cui si discute della capacità degli Homo Sensorium di comunicare in modi alternativi rispetto ai propri rivali Sapiens, il veicolo scelto per l’esperienza (e il messaggio) in questione non è la musica o il contatto fisico – come succedeva appunto in passato – ma piuttosto la parola. Una dimensione, questa, in cui la creatura delle Whachowski mostra da sempre i propri limiti: nonostante il tentativo di rendere il tutto più accattivante attraverso il montaggio, ciò che resta della sequenza è un discorso banalotto e confuso, privo di qualsivoglia forza evocativa. Va, invece, decisamente meglio nell’ultima parte dell’episodio, e in particolare nella sequenza in cui il cluster riesce a stanare con successo l’odiato Whispers. Non tutti i sensate collaborano attivamente alla riuscita del piano, ma sono comunque coinvolti in prima persona in quella che si rivela una rivincita elettrizzante anche per lo spettatore. La naturalezza con cui portano a termine il piano ci regala un momento di pura soddisfazione, nonché un esempio di come questa nuova fase nel percorso dei protagonisti possa dare anche dei frutti interessanti.

Vi resta solo da chiedervi: è ancora qualcosa che ho voglia di vedere?
Voto: 7
