
Che Gatiss abbia una vera e propria passione per gli Ice Warrior è ormai chiaro, dobbiamo infatti proprio a lui la presenza, a dire il vero finora abbastanza marginale, di queste figure dal passato illustre all’interno del New Who: dopo l’apparizione in “Cold War” e il riferimento agli hive su Marte in “Robot of Sherwood”, non c’è quindi da stupirsi che l’autore abbia deciso di dedicare quello che potrebbe essere il suo ultimo episodio di Doctor Who proprio a questi personaggi. Come si accennava, la civiltà marziana degli Ice Warriors è considerata tra le più iconiche della serie classica, durante la quale, tra gli anni ’60 e ’70, è stata protagonista di ben quattro storie. “Empress of Mars” si propone quindi di aggiungere un altro tassello alle vicende degli Ice Warriors, ponendosi come una sorta di prequel di “The Curse of Peladon” e strizzando l’occhio, in particolar modo sul finale, agli estimatori del Classic Who, grazie alla menzione della Federazione Galattica e alla fugace comparsa di Alpha Centauri.

Gatiss torna a riflettere sul tema del colonialismo britannico: si tratta di un argomento più volte affrontato nella serie classica, quando la situazione storica lo rendeva certamente più attuale, ma anche in tempi più recenti e con buoni risultati in episodi come “Thin Ice“. Se però quest’ultimo era riuscito a imbastire un discorso sulle minoranze e sulla disuguaglianza in grado di dialogare in modo interessante con la realtà contemporanea, “Empress of Mars”, al di là di qualche suggestione visiva riuscita (il tè su Marte, la tomba della regina), fallisce nel costruire un sostrato tematico solido che vada oltre la basilare messa in scena delle tendenze espansionistiche inglesi – “You don’t belong here” “Don’t belong? We’re british!”.

Anche il presunto percorso di redenzione di Missy fatica ad acquisire corpo e quindi credibilità: dopo la telefonatissima rivelazione della sua presenza all’interno della vault e il suo parziale coinvolgimento nelle vicende dei Monaci, la Time Lady torna a essere relegata ai margini del racconto, in quanto figura strumentale unicamente alla costruzione del cliffhanger. Giunti a soli tre episodi dal finale, l’impressione è che il rapporto tra i due, a prescindere da come si evolverà, avrebbe meritato in questa fase un maggior approfondimento, in modo da preparare il terreno a quello che presumibilmente costituirà uno dei nuclei narrativi fondamentali dei capitoli conclusivi, che come sappiamo condurranno Twelve alla rigenerazione.
“Empress of Mars” è, in definitiva, un episodio nostalgico, che non riesce però a infondere nuova linfa vitale ai topos e alle citazioni su cui poggia, confermando purtroppo, come se ce ne fosse ancora bisogno, la stanchezza creativa di questa decima annata dello show e la necessità sempre più urgente di un cambio di rotta, nella speranza che questo avvenga, se non entro la fine della stagione, con l’avvento di Chibnall e della nuova incarnazione del Dottore.
Voto: 6
