
Even though I have zero qualifications, I honestly thought I would have been a better governor.
Un compito non facile, specie in un panorama televisivo che nel giro di un anno si è affollato di grandi successi ed esperimenti innovativi che ad ogni passo rischiano di oscurare le serie più mature e, soprattutto, in un panorama sociale che nel corso di un anno è mutato radicalmente, in particolare negli USA, con l’elezione di Trump a fare da grande spartiacque nel clima politico e artistico, quasi come un secondo 11 settembre (Ryan Murphy docet) per l’America liberal e creativa. Pur essendo stata scritta nel 2016 infatti, questa première di BoJack Horseman riflette fortemente il presente: il creatore dello show, Raphael Bob-Waksberg, ha dichiarato* che i risultati elettorali, pur non avendo cambiato nello specifico nulla del percorso narrativo (la notte elettorale si inserisce infatti proprio a metà lavorazione della serie, immediatamente prima del table read dell’episodio 9), gli hanno fatto ripensare alla prospettiva possibile da cui guardare gli eventi centrali di questo primo episodio, ovvero la candidatura a Governatore di Mr. Peanutbutter. Avevamo infatti lasciato l’amabile nemesi di BoJack al culmine della propria popolarità, a seguito dell’incidente degli spaghetti, e lo ritroviamo uomo-immagine di una campagna (diretta dall’ex moglie Katrina) per spodestare l’attuale Governatore Woodchuck Couldchuck Berkowitz e candidarsi al suo posto, ovviamente nella totale assenza di un programma o di qualsiasi linea politica.

For the sake of fairness, we’ve brought on two experts with opposite opinions, who will now have equal time to just say those opinions, because that’s what news is.
Alla luce di una possibile vittoria, la bontà e l’innocenza di Mr. Peanutbutter sono davvero meno pericolose della rabbia di Trump? Nel momento in cui un candidato non conosce nulla di politica, il fatto che abbia buone intenzioni può davvero essere considerato un fattore decisivo, oppure è un dettaglio ininfluente? Domande come questa, che in Italia ci poniamo fin dall’ascesa dei movimenti “popolari”, sono oggi all’ordine del giorno anche per i liberal americani, costretti a fare i conti con la realtà di un paese che ha scelto in maniera imprevedibile, ma che non può certo essere liquidato soltanto come una massa di ignoranti razzisti in preda alla paura. Questo primo episodio di BoJack Horseman apre quindi con una linea narrativa (che sarà probabilmente centrale, almeno nella prima parte della stagione) in grado di sollevare domande complesse sulla contemporaneità e ricca di spunti critici nei confronti dell’intera macchina elettorale americana e di riflesso dell’intera società.

You told me you needed me in your life! So how do you think that makes me feel?
È proprio Diane, moglie di Mr. Peanutbutter, a riflettere lo spaesamento sempre più forte dell’America liberal di fronte al realizzarsi delle aspirazioni del marito, attraverso una serie di telefonate – sempre più sincere e sempre più disperate col procedere dell’episodio – al grande assente di questo inizio di stagione, ovvero il protagonista BoJack Horseman. La première si apre con un inside joke che si rivelerà profetico: la produzione di Horsin’ Around che decide di realizzare “the show about the horse, but this time without the horse” dando involontariamente il via alla carriera di Mr. Peanutbutter, nonché alla sua serie infinita di colpi di fortuna dettati dal fato benevolo. Coerentemente, nel corso dell’episodio, scopriamo che nello show reale sta succedendo la stessa cosa e abbiamo di fronte il primo esempio di BoJack senza BoJack.

Per il resto, la vita di tutti gli altri personaggi sembra scorrere piuttosto serenamente in sua assenza, con le storyline e i protagonisti che non si intersecano nemmeno un attimo con questo elefante narrativo nella stanza, dimostrando la capacità e la volontà dello show di farsi racconto più corale, forte di una serie di caratteri ormai assolutamente in grado di esistere e interessare lo spettatore anche senza interagire col protagonista principale. Un’assenza probabilmente temporanea, ma che gioca un ruolo di grande importanza e risulta perfetta all’interno dell’episodio: da una parte esaspera il dramma e la solitudine del protagonista, dall’altra è in grado di evidenziare ulteriormente l’isolamento di Diane all’interno del grande circo demenzial-elettorale che la circonda.
Per la quarta volta, la stagione di BoJack Horseman inizia sotto i migliori auspici, senza perdere un briciolo della propria ironia caustica ma ampliando la propria visione narrativa e facendosi più complessa. La maggiore attenzione dedicata ai singoli personaggi data da un racconto più corale potrebbe essere una maniera ottimale di far maturare lo show, mentre l’allargamento del contesto satirico dal mondo dello spettacolo alla società tout court sembra essere ben più di questo: non soltanto volontà di crescere ma anche manifestazione di un’urgenza artistica e civile che potrebbe essere la cifra comune di molte delle produzioni americane dei prossimi 3 anni e mezzo.
Voto: 8
Nota:

(Raphael Bob-Waksberg, in un’intervista a Matt Wilstein – The Daily Beast)

Bentornato Bojack!
Ci eri mancato 🙂
E oltre all’ottima recensione, vorrei far notare anche una chicca: l’unica volta in cui sentiamo la sua voce è tramite la segreteria telefonica che risponde: “Sono Bojack Horseback – ehm- Horseman” 😀