
La potenza espressiva di Crazy Ex-Girlfriend non è mai stata limitata alla sua sferzante comicità, sebbene questa ne è, senza alcun dubbio, un elemento fondamentale. Lo stesso discorso vale per i momenti musicali, quasi sempre eccellenti in ogni aspetto e con testi e melodie capaci di risuonare nelle menti degli spettatori per anni. Lo show, insieme a questo, è in prima istanza la storia di un individuo che compie un arco narrativo per riappropriarsi di sé; il plot della serie comincia, infatti, da quando Rebecca, all’apice del successo lavorativo, sente di stare vivendo una vita essenzialmente vuota. Il senso della mancanza lo raffigura in Josh, l’amore perduto degli anni del college, il quale assume il ruolo di complemento assente nella vita della protagonista che si convince di aver bisogno di un uomo per sopperire a questo dolore esistenziale presentatosi all’improvviso. Dalla scelta di Rebecca del pilot ad oggi sembra passata un’eternità e il sentimento che aveva portato la donna a trasferirsi d’impulso a West Covina è stato esplorato, ribaltato e rimesso in discussione più volte nel corso delle quattro annate della serie. Con “I’m in love” il viaggio di Rebecca arriva ad un traguardo naturale, per certi aspetti prevedibile, ma che non depotenzia in alcun modo la forza intrinseca del messaggio con cui vuole accomiatarsi dallo spettatore.
But whoever it’s with, it won’t be “ending up” with someone, because romantic love is not an ending, not for me or for anyone else here. It’s just a-a part of your story, a part of who you are.

I’m just a girl in love

Dalla seconda metà di stagione in poi iniziava a delinearsi l’ipotesi che il fantomatico love quadrangle potesse alla fine rivelarsi come fallimentare per tutti e quattro i componenti, portando la protagonista a non scegliere nessuno dei tre pretendenti; è effettivamente quello che accade, sebbene le autrici dimostrino ancora una volta la loro intelligenza scrivendo un finale per quanto atteso e anti-climatico perfettamente in linea con il discorso portato avanti sin dall’inizio della serie. L’amore romantico, che Rebecca cerca di raggiungere da quattro anni a questa parte, non può essere la fine del percorso poiché questo non è mai stato il vero fine – non lo è per nessuno. La riappropriazione di sé di cui si parlava è la ricerca della propria felicità; Rebecca necessita di esprimere se stessa nel mondo che la circonda e – come aveva già provato a fare in “I’m Finding My Bliss” riscrivendo il testo di una canzone a dir poco problematica – provare a cambiarlo. Deve raccontare la sua “own story”, mettere finalmente la sua persona al centro del suo mondo e tirare fuori quello che si è portata dentro. Le sue evasioni in un mondo fatto di musica e danza non erano altro che la proiezione della sua creatività che adesso può portare nel mondo reale. Non è dato conoscere quale sia la canzone che Rebecca ha scritto – l’episodio finale si interrompe proprio mentre la sta per cantare – perché in realtà gli spettatori la conoscono già: è la serie stessa lo specchio dell’interiorità della protagonista, quella donna “too hard to summarize”, probabilmente uno dei migliori personaggi che la tv ci ha regalato in questi anni, anche grazie all’interpretazione perfetta di Rachel Bloom.
I love every person in this room.
Intorno alla protagonista le autrici hanno avuto la possibilità di creare un universo di personaggi sicuramente funzionali al suo sviluppo, che è il focus principale dello show, ma capaci di esprimersi autonomamente nelle storyline dedicate, tese inoltre ad esplorare molti aspetti della contemporaneità. Da Darryl che nel suo tragitto è catalizzatore delle tematiche intorno alla gender fluidity, al complesso bilanciamento nella vita di Paula tra le ambizioni professionali e i problemi familiari, al rapporto tra Valencia e Beth che nel finale ruota intorno alle aspettative della prima nei confronti di una proposta di matrimonio. Tutti con un legame particolare con Rebecca, non potrebbe essere altrimenti, ma definiti al meglio per essere apprezzati singolarmente nella loro caratterizzazione a tutto tondo. Certamente qualcuno rimane un po’ ai margini e riceve un minutaggio inferiore in questa stagione, risultando più funzionale alla trama che per altro, ma nel complesso Crazy Ex-Girlfriend dona dignità ad ogni soggetto in scena, persino i personaggi di secondo piano come George, Maya, Tim e Jim sono ben lontani dall’essere delle classiche macchiette comiche.

Non si può quindi rimanere indifferenti di fronte alla chiusura di una serie che, in aggiunta a tutto quello di cui si è già scritto, ha saputo intrattenere e, letteralmente, far innamorare lo spettatore. L’episodio speciale che segue il finale – uno spettacolo musical dal vivo intitolato “Yes, It’s Really Us Singing: The Crazy Ex-Girlfriend Concert Special! – può asciugare qualche lacrima, ma è più probabile che allarghi la voragine emotiva che Crazy Ex-Girlfriend lascia dietro di sé.
Voto stagione: 8
Voto serie: 9
