
Ritroviamo quindi quasi tutti i personaggi che avevamo lasciato in “Inside the Pretend”, con qualche eccezione importante che si poteva già cogliere alla fine della scorsa stagione: tra la morte di C.C. e la decisione di Larry di darsi alla recitazione, era nell’aria la scomparsa dei pimp, dei papponi che avevano avuto una parte molto importante e solida all’interno della narrazione e che, con questa premiere, scompaiono quasi come le prostitute, che si vedono e intravedono nelle strade e nei bordelli, ma che non sono più il centro della narrazione.
Questa è forse la più grande novità della puntata, insieme alla comparsa di una già ben presente – eppure non ancora ben conosciuta – diffusione dell’AIDS, che non manca di comparire in numerose scene di stampo completamente diverso: la visita di Bobby dal medico, le condizioni in cui Shay si presenta al Hit Hat, la preoccupazione di Paul per i clienti del suo club, la petizione contro il New York Post per come ha rappresentato la malattia, il trucco con cui Todd si copre prima di andare in scena, e anche gli introiti di Rudy Pipilo che non sono più quelli di una volta proprio per quella “malattia che ci si prende per strada”, come la definisce lui stesso.
Non sono certo cambiamenti di poco conto, e anzi avranno un impatto rilevante sulla stagione: se per l’AIDS i motivi sono piuttosto evidenti, per quanto riguarda il primo fattore non si può non notare che la scomparsa delle storyline legate a pimp e prostitute vede una netta diminuzione della diversity all’interno della serie, finora fondamentale nel racconto che è ora inevitabilmente più concentrato sui restanti protagonisti bianchi.
“Remember when this place used to be respectable?”
“Yeah, when was that?”

Le grandi modifiche per ripulire le zone pericolose della città che erano state annunciate in pompa magna non si sono ancora davvero verificate, cosa che porta il Deuce ad essere pericoloso quanto prima, forse anche di più: il nuovo fenomeno dei wolf pack, gruppi di ragazzini che derubano in gruppo sapendo che al massimo qualcuno di loro verrà preso e poi presto rilasciato, rende ben chiaro come l’intero Midtown Enforcement Project non sia mai davvero partito. Alston ne conosce bene le conseguenze e sarà proprio questo a portarlo a conoscere Jack Maple, poliziotto realmente esistito e che ha cambiato per sempre la lotta alla criminalità a New York, come vediamo già a partire da questo episodio.
Tuttavia è sui personaggi che Simon e Pelecanos lavorano in modo ancora più evidente, per dimostrare che potranno anche passare gli anni e cambiare le acconciature dei capelli, ma che il Deuce non permette davvero grandi modifiche, quasi come fosse una trappola per chiunque abbia vissuto lì. I fratelli Martino sono arrivati quasi a scambiarsi le vite rispetto all’inizio della serie: la prima volta che vediamo qui Vincent è proprio mentre sta facendo uso di cocaina nel suo locale, mentre Frankie è ora marito e padre di due figli. Ma ovviamente le cose non sono così semplici, e sarebbe al di sotto della scrittura dei due autori una semplice inversione dei ruoli. È così che vediamo Vincent ed Abby portare avanti la loro “coppia aperta, quasi spalancata”, con il primo che addirittura “torna alle origini” e alla ex moglie Andrea; dall’altra parte, invece, abbiamo Frankie che continua a lavorare per Rudy ma che al tempo stesso – non guadagnando più come una volta – si mette a produrre porno di basso livello, ora che le VHS sono ovunque.
“The Camera Loves You”
“Oh, yeah? So I’ve been told”

Sembrerebbe quindi una novità, un passo in avanti rispetto al passato: e l’inizio della puntata sembra suggerircelo, quando vediamo Eileen e Harvey parlare di Akira Kurosawa e del suo modo di “fare tanto con così poco”, concordando sul fatto che le ristrettezze economiche a volte sono proprio quelle che scatenano la creatività.
Ma è un attimo, un’illusione: al CES fanno conoscenza con la casa di produzione New Wave Hookers, una sorta di ritorno alle origini in cui la pornografia è tale solo perché c’è effettivamente l’atto sessuale e non perché ci sia un’idea dietro, una storia – come quelle che Eileen è abituata a portare avanti. Ed è qui che avviene la rottura, quando Harvey fa capire alla donna che ormai con una videocamera “chiunque può girare un porno” (basti pensare, appunto, a Vincent Martino) e che quindi non ci sono abbastanza soldi per fare ciò che Eileen ha in testa. Il mercato è saturo e ha fatto talmente tanto il giro da tornare agli esordi, a filmati in cui a una ragazza basta ascoltare una certa musica per farsi fare letteralmente qualunque cosa. E non è un caso se i New Wave Hookers si presentano vestiti da pimp e prostitute – a ricordare un passato che loro non hanno mai vissuto e che Eileen conosce fin troppo bene.
Se sul versante lavorativo le cose sembrano quindi non mettersi benissimo per la donna – anche se l’incontro con Henry Jeff/Hank, interpretato da Corey Stoll, a Capodanno potrebbe portare i suoi frutti in termini di investimenti –, su quello familiare si assiste a un imprevisto ritorno all’ovile, con Eileen riaccettata in casa anche dal padre a causa molto probabilmente della malattia della madre, ma forse anche dell’assenza del figlio Adam, accennata con preoccupazione ma senza ulteriori dettagli.

“The Camera Loves You” apre quindi l’ultima stagione di The Deuce confermandoci, col suo salto temporale, l’intenzione degli autori di raccontarci due decenni della storia di New York e della pornografia usando i personaggi come mezzi, mettendo davvero al centro una storia e la sua evoluzione più che le singole storie dei personaggi. Non c’è da stupirsi, ovviamente, se si pensa a come siano state dipinte dalle stesse mani città come Baltimora (The Wire), Yonkers (Show Me a Hero) o New Orleans (Treme): qui la vera protagonista, tolta qualche incursione losangelina che quest’anno potrebbe verificarsi più spesso, è solo e unicamente la Deuce di New York.
Voto: 8½
