
Eppure, nel genere poche serie si sono avvicinate al successo raggiunto dallo show TNT The Alienist, ispirato dai romanzi dell’americano Caleb Carr.
La prima stagione, pur con le dovute riserve, aveva portato sul piccolo schermo un mistero conturbante, che si intrecciava sullo sfondo del ritratto vago e notturno della New York di fine secolo, dando prova di saper dar vita a personaggi in grado di imprimersi nella memoria, soprattutto grazie alle interpretazioni di nomi come Dakota Fannings e Luke Evans. La vetusta professione dell’alienista, nella figura del Dottor Laszlo Kreizler, aveva aperto scenari interessanti nelle dinamiche con i suoi colleghi, interrogandosi su quanto oltre ci si potesse spingere nella ricerca della verità al costo della propria umanità.
La seconda stagione apre il sipario su una rappresentazione iconica: una strada notturna e piovosa, una corsa a perdifiato per le sue vie avvolte nella foschia, un’ombra nel buio appena ci si fa strada nel lucore di una lanterna e un tuono che illumina la statua pallida della Vergine in contemplazione muta delle azioni di coloro che si presentano come nuove minacce. Angel of Darkness dà il benvenuto a chi si era già appassionato e mostra subito il fiore all’occhiello di questa serie: l’atmosfera. Fedele al genere del dramma d’epoca, The Alienist ha mantenuto anche un altro dei maggior pregi, tale da guadagnare un Emmy per gli effetti visivi: qualsivoglia sia la scena, mai manca uno sguardo che racconta visivamente il periodo storico palpitante nella vicenda stessa. Sebbene gli scenari alle volte risultino artificiosi, diventano fondamentali nel realizzare il tenore della narrazione: dalle patinate sale dell’alta società ai pub dei bassifondi.

“Ex Ore Infantium” e “Something Wicked” si occupano prima di introdurre il mistero, poi di infittirlo nella più classica delle maniere: delitti efferati seguiti da una discesa fra sobborghi alquanto stilizzati, dove i nostri eroi vengono a patti con misteriose figure della malavita – non dissimile a quanto accaduto nella prima stagione, non dissimile a quanto già osservato in altre ambientazioni affini come Carnival Row. L’incedere della storia intrattiene, ma è arduo scrollare di dosso la sensazione di già visto, che depotenzia anche le scene più estreme volte ad alzare l’asticella della tensione. L’entrata di attori del calibro di Michael McElhatton (Roose Bolton in Game of Thrones) dona spessore alla già consolidata atmosfera dello show, non nuova linfa alle sue vicende. Almeno per il momento.
C’è sempre la speranza che un debutto classico porti da tutt’altra parte, se si avrà il coraggio di raccontare qualcosa in più, di piantare quel seme diverso fra gli intrecci più consueti. Soprattutto il secondo episodio è viziato da una certa piattezza nata dalla ridondanza, ma nulla a cui un proseguio degno non possa ovviare.
Dopo aver messo fine agli omicidi dell’assassino seriale nella prima stagione, i tre protagonisti si ritrovano dove la storia li aveva lasciati: Laszlo Kreizler è ancora un alienista, John Moore un colonnista del neonato New York Times e Sara Howard un’investigatrice privata, la cui storia si ispira alla prima detective americana, Isabella Goodwin. Essi si riuniscono per far fronte a una grave ingiustizia da parte delle istituzioni ai danni di una donna dei ceti sociali più bassi e, scossi da una prima sconfitta, procedono in un’investigazione per trovare l’ennesimo efferato serial killer. Di nuovo, i differenti metodi con cui Laszlo, John e Sara affrontano le indagini sono motivo di conflitto, che si presenta come una continuazione delle discordie già consumate fra i personaggi durante la prima annata.

Peccando di una certa ripetitività, ma non tradendo i suoi punti di forza e le atmosfere che la contraddistinguono, il ritorno di The Alienist può convincere pienamente gli appassionati, ma solo per metà chi non ha interesse nel genere o non è rimasto entusiasta della prima stagione. Tuttavia, le vicende di Laszlo, John e Sara hanno già dato prova di essere una storia che ha bisogno del suo tempo, basta solo dare fiducia alle sue vicende e, soprattutto, ai suoi personaggi.
Voto: 7
