Hannibal – 1×10/1×11 Buffet Froid & Rôti

Hannibal – 1x10/1x11 Buffet Froid & RôtiFresco del tanto agognato rinnovo per una seconda stagione, Hannibal continua il suo viaggio negli inferi della mente con due episodi che approfondiscono la dialettica interna tra i due protagonisti.

Il dipanarsi dei vari confronti tra i due personaggi ci viene mostrato con un gioco di luci e ombre forte di una pregnanza sensibile, che mette in rilievo, questa volta in maniera meno spettacolare, la sapienza tecnica e espressiva della serie, divenuta, a un passo dalla conclusione, una delle sue caratteristiche più lampanti.

1×10 – Buffet Froid

In conclusione della puntata precedente, abbiamo lasciato Will con addosso il peso del segreto di Abigail Hobbs: custodire questo macigno acuisce quel senso di disorientamento che, sempre più frequentemente, contamina la sua percezione del reale. L’impianto narrativo dell’episodio si snoda quasi interamente attorno al deteriorarsi della mente del prof. Graham.

I can feel my nerves clicking like roller coaster cogs, pulling up to the inevitable long plunge

Hannibal – 1x10/1x11 Buffet Froid & RôtiIl particolare caso della settimana viene approfondito con maggiore attenzione, rispetto alla prassi che la serie ha messo in atto finora, proprio perché va a legarsi con la rappresentazione del cigolio dei nervi di Will. Gli eventi ci vengono spesso mostrati dal suo punto di vista: le ellissi temporali che traducono visivamente la perdita della cognizione del tempo producono un effetto straniante, creando una resa tangibile della disarticolata visione delle sue percezioni. Come in un perenne stato di ebrezza, Will si muove da uno spazio all’altro senza averne memoria concreta, riuscendo a percepire con più pregnanza di realtà la mostruosa violenza immaginata, rispetto a ciò che è, o almeno dovrebbe essere, certo. La sua mente non riesce ad appigliarsi alla sensazione del ricordo netto e lucido, e quel precario equilibrio che Will cercava di domare sulla scena del crimine comincia a disgregarsi. La sua espressione visivamente sconvolta nasconde un reale timore per quel che ha avuto la sensazione di commettere, il dubbio si gonfia di paura, e il sospetto che la sua follia odierna stia andando oltre a quella ordinaria della pura empatia lo porta a sperare di avere un problema neurologico. I tre piani di realtà che si intersecano nelle percezioni di Will – le sue empatiche visioni, le allucinazioni, e quei pochi attimi di lucidità con cui analizza l’una e l’altra – cominciano ad intrecciarsi così vorticosamente tra loro che distinguerli a volte sembra quasi impossibile. L’asserzione del dott. Sutcliffe, che, escludendo un problema neurologico, insinua nella mente del prof. Graham il sospetto di una complicazione psicologica, apre un quarto piano di realtà, una sorta di cantuccio in cui Will si guarda dall’esterno e si compatisce, con una malinconia che sa quasi di accettazione.
Il confronto con Georgia Madchen, l’assassina affetta dalla sindrome di Cotard, acuisce questa sensazione: la solitudine che Will ha percepito in lei, la disperazione, la tristezza, diventano uno specchio in cui vede riflesso il suo volto, ma come se fosse quello di un estraneo. Trovarla e farle davvero comprendere che è viva diventa un obbligo per se stesso, un monito per ricordarsi, anche lui, di essere vivo.

«What do you smell on me?» «Opportunity»

Hannibal – 1x10/1x11 Buffet Froid & RôtiMentre Will ci viene mostrato come un errante guerriero che ha perso la bussola, al suo fianco Hannibal, con quella sapiente maestria che permette solo ai veri protagonisti di riuscire ad inondare la scena di luce pur restando nell’ombra, muove i fili della sua mente in maniera sempre più esplicita. Il sospetto di Will era fondato: il suo emisfero destro del cervello è completamente infiammato; ma Hannibal, nascondendosi tra l’ambizione del dottor Sutcliffe e l’importanza che entrambi danno alla ricerca scientifica, induce il neurologo a nascondere la malattia al ragazzo. Il fuoco che il dottor Lecter ammette di aver consapevolmente acceso nella mente di Will ci induce, ancora una volta, a mille speculazioni: vuole annientare quell’unica persona che potrebbe percepire la sua vera natura? Vuole risvegliare un istinto omicida che crede sopito nel ragazzo o vuole addirittura porlo sulla via per addossargli i suoi stessi crimini? Sono tutte domande volte ad arricchire un viaggio che, forte della sua tradizione letteraria e cinematografica, sappiamo già come andrà a finire. Quello che qui è interessante è la resa dell’intento, qualunque esso sia, condotta con una linearità d’azione che ha la naturalezza della necessità; ogni suo intervento placa il vortice che serra Will proprio nello stesso istante in cui lo alimenta. Sotto questa luce anche l’omicidio del dott. Sutcliffe potrebbe essere visto come un’altra tessera del puzzle del grande spettacolo che il dottor Lecter sta allestendo per noi, quello stesso spettacolo di cui alla fine, in un modo o in un altro, si ritroverà protagonista. Il contrasto tra la pacatezza di Mikkelsen e la figura quasi tremolante di Dancy crea una dialettica spaziale che arricchisce di sfumature la resa scenica di tutte le loro interazioni; i loro corpi vibrano ognuno di una musica diversa, con tonalità spesso in contrasto, ma che messe insieme riescono a dischiudersi in un’armonica melodia.

Tutto sommato Buffet froid è un buon episodio, un vero e proprio piatto freddo – se vogliamo utilizzare anche stavolta il titolo a suon di metafora –, una pietanza messa a puntino in un tempo diverso da quello in cui ci viene posta in tavola. Un po’ filler, se vogliamo, ma che mette in atto un riempitivo importante per la caratterizzazione del dissesto mentale di Will, che finora è stata l’unica costante della serie.

Voto: 7 ½

1×11 – Rôti

A meno due puntate dalla fine, Hannibal riporta in auge il Chesapeake Ripper, il caso forse più interessante fra quelli narrati dalla serie. L’intricata tela narrativa che ci ha portati fin qui si è progressivamente dipanata intorno a stravaganti casi della settimana – a volte solo marginalmente approfonditi – inframezzati dagli echi di due storyline, che proprio per il loro ciclico ripetersi hanno acquisito rilevanza: Abigail Hobbs e, appunto, lo squartatore di Chesapeake. All’interno di un arco diegetico che negli ultimi episodi si è concentrato sul disgregarsi della mente di Will Graham, il ritorno del celeberrimo Ripper diventa funzionale all’analisi del contorto processo manipolatorio messo in atto dal dott. Lecter, che in questa puntata tocca il suo apice.

I feel crazy

Hannibal – 1x10/1x11 Buffet Froid & RôtiWill è affetto da Encefalite autoimmune del recettore anti NMDA, una malattia rara e difficilmente diagnosticabile scoperta nel 2007, che, proprio a causa del suo occultarsi nel magma generale delle malattie, così dette, mentali, ha avuto negli ultimi anni una grande risonanza mediatica. La rappresentazione scenica del disturbo viene enfatizzata da innumerevoli perizie stilistiche, in cui Hannibal, sin dal suo esordio, ha dimostrato di essere avvezzo. Le soggettive di Will, in piena negligenza spaziale, si intersecano con la linearità della narrazione, offrendo allo spettatore una  visione frammentata della materia visiva, che non solo scardina l’orizzonte d’attesa, ma insinua anche il dubbio sulla collocazione spazio-temporale di ogni fotogramma mostrato. Paradossalmente la malattia ha gettato un’aura di normalità, e perché no anche di umanità, sulla figura di Will che, perdendosi troppo spesso in empatici viaggi mentali, risultava sovente intrisa di una patina quasi magica. Adesso il valore clinico che diamo alle sue allucinazioni ci mette in una posizione diversa nell’osservarle, e subito ci appaiono come qualcosa di più di un mero esercizio di stile. L’ossessione di Will per le corna di cervo porta subito alla mente la tangente ossessione per quel Garret Jacob Hobbs – che non smette di vedere per tutto l’episodio – e per sua figlia Abigail; ma, a mio parere, tra le corna di cervo e Will intercorre un inconscio legame che porta sino ad Hannibal. Il primo atto di manipolazione del dott. Lecter va ricercato nella confusione che ha provocato in Will il caso dell’imitatore dell’Averla del Minnesota (che ha impalato le sue vittime proprio sulle ossa di cervo); un killer che ha alterato il suo compenetrarsi con l’omicidio proprio mentre Will si stava addentrando nella sua percezione. Inconsciamente, Will sa che non è stato Nick Boyle, ma il fluire della sua empatia qui si blocca, come arrestato da un sapiente muro messo in piedi da Hannibal; ed è proprio questo muro che la selva di corna di cervo, con la costanza del suo apparire, cerca di abbattere.

Somebody got inside his head and moved all the furniture around

Hannibal – 1x10/1x11 Buffet Froid & RôtiLa ridondante analisi psicologica, che nel corso dell’episodio viene fatta sulla supposta manipolazione messa in atto dal dottor Chilton su Abel Gideon, serve, anche questa volta, per far muovere all’impazzata gli innumerevoli neuroni specchio che affollano la mente di Will – «that’s what Abel Gideon’s afraid of, isn’t it?». L’intera puntata è giocata su una dialettica comparativa tra Will Graham e Abel Gideon. Da un lato, abbiamo il dialogo iniziale in cui Hannibal spiega al dott. Chilton i limiti del metodo utilizzato con Gideon, che è un vero e proprio manifesto programmatico della velata azione manipolatoria che lo psichiatra sta attuando con Will. Dall’altro lato, Gideon e la sua crisi d’identità diventano una sorta di deformante immagine, forse l’unica adesso, in cui Will riesce, con estremo terrore, a ritrovare se stesso – «Who are you, now?» «Now I’m you» –  ed è se stesso, non Hobbs, che uccide mentre spara a Gideon. Con l’omicidio del falso Chesapeake Ripper, Hannibal giunge ad un doppio traguardo: come un sapiente burattinaio, nascosto tra le pentole della sua cucina, orchestra i fili dell’azione scenica riuscendo a vendicare il plagio dei suoi crimini, ma soprattutto a far sì che fosse proprio Will, svuotato di se stesso e stretto nel vortice della sua manipolazione, l’attuatore di tale vendetta. Anche Hannibal ha bisogno di uno specchio in cui riconoscere se stesso? Vedendone le potenzialità in Will (I see myself in Will), lo sta forse plasmando a sua immagine e somiglianza? A noi viene ancora difficile rispondere a queste domande, ma sospetto che la splendida Gillian Anderson, nelle vesti della dott.ssa Du Maurier (Do you see yourself in his madness?), abbia già la risposta.

Voto: 8-

Note: Freddie Lounds sembra una servetta di scena, come quelle del teatro russo d’avanguardia che a scena aperta predispongono lo spazio per l’azione successiva, con il solo compito di far progredire la trama dello spettacolo senza mai aggiungere nulla che possa alimentarla.

 

3 Risposte

  1. GordonCole scrive:

    Sperando che la NBC rinnovi per molti anni a venire e che, soprattutto, la MGM venda i diritti per il silenzio degli innocenti, sono sicuro che questa serie ha le potenzialità per diventare un capolavoro (di stile ne hanno da vendere) e sono sicuro che Freddie Lounds acquisterà finalmente quello spessore che gli spetta

     
  2. September scrive:

    ciao ragazzi io ho visto la prima puntata che mi è piaciuta senza entusiasmarmi…..
    me lo consigliate?

     
  3. Tuco scrive:

    ma nessuno parla della asportazione degli organi merntre chilton è cosciente? personalemente quando gli ha tirato fuori il rene sono stato male!

     

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