Mad Men – 6×10 A Tale Of Two Cities

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two Cities– I usually feel better out there.

– You’ve got to stop talking in the past.

A tre passi dalla fine di questa sesta stagione, Mad Men torna a ripercorrere uno degli argomenti più importanti della serie: il tema del doppio, dell’identità, e non solo attraverso la mente e la pelle di Don Draper/Dick Whitman.

A tale of two cities è il titolo, in prima istanza, del romanzo storico di Charles Dickens in cui le esistenze dei vari personaggi, divisi tra Londra e Parigi, vivono prima la Rivoluzione Francese, poi il periodo del Terrore. Qui, al posto di sanculotti e regnanti decapitati, c’è tutto il fervore dell’Agosto 1968 e dello storico scontro tra manifestanti e polizia durante il Convegno Nazionale Democratico di Chicago: la Storia non se ne rimane sullo sfondo, ma entra prepotentemente in azione.

“I’m not sure if we should try to be groovier or nostalgic.”

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two Cities

In ogni casa, negli uffici, ovunque si impongono le immagini di quello che sta accadendo in tutto il paese: giovani hippies, pacifisti, idealisti sono scesi in strada a gridare il loro dissenso per la Guerra in Vietnam. Gli Stati Uniti stanno vivendo uno dei momenti cruciali della loro storia che si configura come una vera e propria crisi d’identità, un disperato bisogno di cambiare pelle: non più il senso di responsabilità, di onore nel servire il proprio paese, ma la ferma opposizione ad una causa ingiusta. E in questo contesto il mondo di Mad Men appare come un’oasi di privilegiati repubblicani che guardano a distanza di sicurezza tutto il resto. Ma non sempre si riesce a rimanere indenni.

Joan, coinvolta in quello che sembrava essere un semplice appuntamento, realizza di stare rappresentando l’intera compagnia in qualità di account man: è la possibilità di emergere per affrancarsi, una volta per tutte, dal ruolo di segretaria portando la Avon Cosmetics. E’ in questo frangente che prende finalmente vita il sodalizio Joan-Peggy, poi subitaneamente spezzato dalle “regole”: ma se il mondo intero grida fuori dalla finestra di abolire lo status quo, può il semplice Pete Campbell impedire a Joan di perseguire il suo obiettivo? E nella scena finale con un Pete stanco di combattere per le regole c’è la risposta: no, non si può impedire il cambiamento, meglio accettarlo e respirarlo a pieni polmoni.

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two Cities

Sono infatti le immagini degli scontri in strada tra polizia e manifestanti che le urlano – The whole world is watching! – di tentare di sovvertire le regole, perché combattere ed essere sconfitti è decisamente meglio di quella fugace occhiata alla segretaria di Ted come specchio della propria immobilità. Ma come i tempi non sono maturi per ottenere la pace, così non lo sono per l’indipendenza di Joan fuori dall’ufficio; infatti le due donne si perdono tra inesperienza e luoghi comuni: è in quel I never slept with him di Peggy che si annidano ancora i vecchi cliché, cioè i veri nemici da sconfiggere. Il travagliato percorso di Peggy per essere pienamente riconosciuta come copywriter ha previsto l’abbandono del tetto paterno per lanciarsi nel mondo e capire se davvero valeva in quel campo; e nel loro serrato dialogo c’è il pieno e finale ribaltamento del loro rapporto: lontanissimi sono i tempi in cui Joan dava consigli a Peggy perché è adesso la seconda ad offrire tutta la sua lucidità sul tavolo. E sotto quel botta e risposta si celano tutti quegli anni di crescita che le due hanno compiuto separatamente; ma, alla fine, è proprio Peggy a volerne colmare la distanza.

“They don’t know our name because we don’t know our name.“

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two Cities

Joan è in realtà solo una delle anime indefinite nel gioco di ruoli in cui è immersa la SCDPCGC: un agglomerato di lettere che sta tentando faticosamente di costruirsi come un unicum ma che si è perso fino ad ora in infantili dispetti a rimpiattino (significativo il duello Don/Ted con in mezzo Peggy dello scorso episodio). Ad emergere questa volta è Jim Cutler: la trama sotterranea che sta mettendo in piedi per potenziare la fazione CGC della società lo qualifica probabilmente come vero antagonista. Sin dallo scontro verbale tra il dirigente e Michael Ginzberg si palesa perfettamente l’inconciliabilità che le loro generazioni stanno sperimentando: Cutler rappresenta infatti quel refuso passatista e conservatore da contestare, e ciò si riversa appunto nel modo che decide di utilizzare per salvaguardare la “sua” parte di società. Dall’altra parte Ginzberg incarna sia la minoranza culturale che l’alienazione sociale dei giovani: tutti così politicamente impegnati ma assolutamente impreparati ad affrontare la realtà, pieni di grandi citazioni ma poveri di vere soluzioni. Il momento in cui Michael si nasconde dietro la scrivania in contrapposizione al troppo sorridente (e incomprensibile) Bob Benson che ascolta vinili di self-help, appare nuovamente significativo per restituirci le nevrosi da un lato e le illusioni, manipolazioni sociali dall’altro – I’m a thug, I’m a pig, I’m part of the problem. Now I am become Death. Destroyer of worlds.

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two Cities

Così come l’intero paese sta cercando il proprio nome, la propria identità (e non a caso si è in piena campagna elettorale), così anche la SCDPCGC e i suoi componenti provano a delineare la propria, sperimentando anche in piccolo quell’enorme tensione che le svolte inevitabilmente creano e in cui emergono i grandi strateghi: Jim Cutler fa leva proprio sul nome, lo usa come contentino per i suoi “avversari” e cerca di distrarli mentre sono tutti occupati a guardare da un’altra parte. Si tratta dello stesso errore fatale che farà perdere le elezioni ai democratici di Humphrey, orfani di Bobby Kennedy, a favore dei repubblicani di Nixon: troppo occupati a minimizzare la guerra da non capire il potere che l’altra fazione stava acquisendo.

“Go for a swim. It always makes you feel better.”

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two Cities

Come per Dickens, anche questo racconto si svolge in due città che fanno da protagoniste a tutto tondo nell’economia della narrazione: non Parigi e Londra, ma Los Angeles e New York, binomio fondamentale soprattutto per il personaggio di Don Draper che non manca di ricordarci nuovamente l’essenziale sdoppiamento che lo caratterizza. Questa volta però la California non sarà per lui quell’oasi di pace che ha sempre rappresentato, né una zona franca in cui scrollarsi di dosso il peso del doppio per tornare ad essere Dick Whitman (ormai impossibile a causa della morte di Anna), o un luogo in cui perdersi, lasciarsi andare per poi tornare indietro consapevolmente (il magistrale episodio The Jet Set), o dove riuscire ad accettare Don, sapendo di essere semplicemente Dick e quindi poter riflettere, pensare senza pressioni e prendere nuove decisioni (l’improvvisa proposta di matrimonio a Megan in Tomorrowland.) No, questa volta la California si carica, coerentemente alla stagione, di simboli ambigui e vagamente mortiferi. Sin dall’arrivo all’hotel è chiaro come non sia un giungere in terra ospitale: il disagio causato dall’auto e dal caldo rende Don e Roger stonati rispetto all’ambiente circostante. Il loro stile, sebbene coerente durante l’incontro di lavoro che li vede infatti con uomini della loro classe ed età, è invece palesemente vecchio, passato, lontano durante la festa cui li trascina Harry – l’unico in totale armonia con il posto.

Mad Men - 6x10 A Tale Of Two CitiesDon è sempre riuscito a gestire più o meno bene qualsiasi situazione, anche le più disparate; qui invece la sua perdita di controllo si fa totalizzante, perfettamente sintetizzata dal lungo piano sequenza in cui immagina Megan e poi il veterano Michael Dinkins, il tutto sotto effetto di hashish. La droga si fa portatrice dei desideri di Don e quindi proietta una Megan vestita da hippy, libertina, sfrontata, disoccupata e incinta – what do you think it is? A second chance, cioè l’esatto opposto della distante moglie che ha lasciato a New York, sempre più consapevole che a dividerli c’è anche il diversissimo approccio che hanno verso il mondo – ed emblematiche sono le opposte reazioni davanti alle stesse immagini. Ma l’hashish è anche portatore di verità attraverso l’apparizione di Michael Dickins, il “veterano in paradiso” (ora letteralmente) di The Doorway. Dying doesn’t make you whole: la morte non riparerà la sua connaturata lacerazione, né la morte di Don, né la morte di Dick perché sono nella stessa persona, nello stesso corpo, cioè quella sagoma che galleggia nella piscina e che sta guardando impotente: Don è faccia a faccia con la morte e finalmente sembra realizzare quanto questa gli sia vicina. Ecco dove arrivavano quei passi sulla sabbia nella rifiutata pubblicità per il Royal Hawaiian Hotel.

Mad Men torna con un episodio splendido, pieno di quelle sottigliezze narrative che lo rendono un prodotto senza tempo, immortale, tempestato di riferimenti alla première che danno la sensazione di discesa, di cerchio che va a chiudersi. Ma, allo stesso tempo, non tralascia la propria incredibile capacità di raccontare la Storia senza didascalie o forzature, bensì incastrandola perfettamente tra i suoi personaggi, tutti – che siano essi principali o secondari.

Voto episodio: 9,5

Note:

– qualche anno fa è uscito per Vita e Pensiero un bellissimo saggio (di cui qui c’è un estratto) intitolato Arredo di serie. I mondi possibili della serialità televisiva americana, con una lunga sezione dedicata a Mad Men, tra le altre. Consigliatissimo.

– sin dallo scorso episodio, girano sul web moltissime teorie circa una similitudine volontaria della famosa t-shirt di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, uccisa nel 1969 nella sua villa a Beverly Hills, con quella fatta indossare a Megan sul finire dello scorso episodio. Unite ciò al mistero “Bob Benson” e avrete questo!

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

2 Risposte

  1. Glenn scrive:

    Complimenti Sara, gran bella recensione di un episodio fantastico di una sesta stagione fin qui pazzesca. Fra l’altro il buon John Slattery (aka Roger Sterling) dietro la macchina da presa non è davvero niente male (per usare un eufemismo)…

     
    • sara scrive:

      ma grazie :)
      e sì, slattery regista ci piace molto, ancora più qui che in man with a plan, per parlare solo di questa sesta stagione! che poi come si fa a non amarlo quando si autodirige durante un bel pugno nelle parti basse? mi dispiace non averlo citato, ma Danny versione hippy merita davvero una recensione a parte!

       

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