Masters of Sex – 1×10 Fallout

Masters of Sex - 1x10 FalloutPiù grandi di un’esplosione, più rumorose dello scoppio di una bomba: le conseguenze successive ad una deflagrazione sono molto più difficili da gestire, esattamente come accade alla ricaduta radioattiva – fallout – che sopraggiunge, inevitabile, dopo un attacco nucleare. 

Nell’episodio forse più simbolico tra quelli trasmessi fino ad ora, Masters of Sex lascia momentaneamente da parte le due storyline che si erano fatte più pressanti – i dettagli dello studio, la vita di Libby e la nuova gravidanza – per concentrarsi sulle conseguenze di quanto accaduto nelle precedenti nove puntate. È quasi un voler tirare le somme, per vedere cosa di ciò che è stato mostrato fin qui sarà in grado di far vacillare i nostri personaggi; sullo sfondo, ma sempre presente, c’è invece la preparazione ad un eventuale attacco sovietico, che fa dell’ospedale un vero e proprio palcoscenico. Non sempre il simbolismo funziona, e in alcuni casi risulta fin troppo retorico, ma l’aspetto che più convince è proprio quello della finzione: personaggi che si aggirano per i corridoi con la diagnosi scritta sui loro cartelli, e che sono pronti a nascondersi e a stare fermi e immobili, fanno da contraltare agli altri, quelli che stanno vivendo un trauma vero e che proprio per questo non sono in grado di stare fermi, ma girano, si prendono a pugni, si licenziano. Persino coloro che credono di fluttuare, in realtà, stanno cadendo.

They’re not actually floating. What they’re really doing… is falling.

Masters of Sex - 1x10 FalloutPartiamo proprio da loro, da Margaret e Austin. Entrambi protagonisti di due momenti molto difficili, ma anche entrambi danneggiati in alcune parti da una scrittura forse troppo didascalica, rappresentano tuttavia la chiave interpretativa dell’intero episodio. La bellissima scena che li vede galleggiare sull’acqua della piscina mentre riflettono su concetti relativi alla natura umana è la dimostrazione di quanto Master of Sex sia in grado di fare, pur partendo da presupposti non ottimali. Margaret ha infatti saputo dell’omosessualità di Barton nel modo più prevedibile possibile – solo una prostituta può capire cosa voglia dire che un uomo non guardi le donne? –, Austin è andato in crisi durante l’attacco nucleare simulato e tutte quelle riprese che hanno visto protagonista lui e le finte vittime non sono state in grado di veicolare bene il messaggio, rendendolo ridondante ed eccessivo: ma quando i due si trovano insieme, da soli, a riflettere sulla loro condizione, ecco che la puntata assume una luce nuova. Il simbolismo c’è anche qui, ma è gestito con eleganza e non viene certo sbattuto in faccia come nell’equazione prostituta = risposta ai problemi sul sesso. Se solo ci fosse un po’ di equilibrio nella gestione della scrittura, il tutto acquisirebbe più fluidità e più coesione.

You stepped into something you can’t even begin to understand, like a child… willful and stupid, completely unaware of what you’ve done!

Ethan Haas
è il personaggio che più di tutti gli altri ha attraversato un arco evolutivo particolarmente rapido – basti pensare al suo rapporto con Virginia, alle sue gelosie, al suo quasi matrimonio e ora alla facilità con cui accetta praticamente qualunque informazione proveniente dallo studio Masters-Johnson. Forse ci vorrà un’ottica completa dell’intera stagione per capire quanto questo percorso sia stato corretto e credibile, ma ciò che conta è la costante del suo comportamento, rappresentata in questa puntata dall’assoluta certezza delle sue decisioni, indipendentemente dalle conseguenze che esse possono avere.

Masters of Sex - 1x10 FalloutI wanted to love Vivian, I really did. But you can’t pick what you love” è ciò che dice a Barton – che più di tutti dovrebbe capire cosa voglia dire non poter scegliere chi amare; “And you know what? Even though it cost me my job, I’d do it again”, dice a un Bill troppo distrutto emotivamente per capire che il problema non è in ciò che ha fatto Ethan, ma in ciò che c’è dentro di lui e che non gli fa accettare l’idea di diventare padre. Il dottor Haas, con le sue certezze e i suoi punti fermi, diventa in questo episodio la lente attraverso la quale osservare le crepe degli altri personaggi: i dubbi di Virginia sul rapporto con il dottor Masters, il punto debole di Barton, la fragilità e le paure di Bill – debolezze, queste, tutte vicine al punto di non ritorno.

It was never really about the research. No. We were having an affair.

Masters of Sex - 1x10 FalloutCiò che noi già sapevamo, e che rappresenta per Virginia lo scoppio della sua personale bomba, è per noi un’esplosione avvenuta già da tempo, e della quale ci troviamo, insieme a William, ad osservare il fallout, la caduta dei detriti – Jane e il suo piatto bianco con cui notare la cenere radioattiva sarebbero totalmente inutili ora; ora che a cadere sono solo macigni impossibili da non vedere. Il pretesto con cui inizia l’ennesima discussione tra i due (la gravidanza di Flora e il coinvolgimento di Austin) rappresenta solo in minima parte il problema, evidenziando invece la grandissima differenza che divide i due scienziati: Bill, ligio alle regole, ai diritti e ai doveri, non muoverebbe un dito per una donna che sì, sarà anche incinta, ma che in fondo ha firmato un documento e tanto basta; Virginia, disposta a sovvertire le regole ogni volta che questo si renda necessario, agisce d’impulso, sempre in buona fede, ma pur sempre contro le regole che ella stessa ha contribuito a scrivere – la privacy dei pazienti, fiore all’occhiello della ricerca.

Masters of Sex - 1x10 FalloutAcuta, sveglia, lungimirante, ma troppo vicina al problema per metterlo a fuoco sul serio: Virginia solo ora vede le conseguenze di un’esplosione che sembra essere avvenuta in slow motion, raggiungendo il suo picco con il pagamento da parte di Bill; solo ora capisce che tanto vale farsi da parte e allontanarsi da un uomo che, a differenza degli altri, non è ancora esploso, ma che non mancherà di farlo molto presto.
Il personaggio di Virginia risulta in questo modo ancora troppo sbilanciato rispetto a quello di William: tolti i suoi sporadici dubbi da madre single, Gini risulta fin troppo perfetta nei suoi comportamenti a lavoro, anche quando sbaglia. Persino la dottoressa DePaul, che la detestava, ora ha bisogno di lei, ma questo renderla impeccabile e salvatrice di tutti poco si addice ad una serie che ha già evidenziato negli altri personaggi sfaccettature dettagliate e contraddizioni più interessanti.

In attesa di assistere a cambiamenti in questo senso, ci accontentiamo di una puntata in cui l’esigenza simbolica si è fatta in alcuni punti più forte di quella di scrittura; tuttavia, pur con qualche calo, Fallout è riuscita a raccontare tutte le storie e ad intrecciarle in modo sapiente. Vedremo se i prossimi due episodi saranno in grado di rendere un po’ più compatto e coerente il livello della narrazione.

Voto: 7 ½ 

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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