Girls – 3×01/02 Females Only & Truth or Dare

Girls – 3x01/02 Females Only & Truth or DareIl primo anno è stato quello della sorpresa, quello che ha stupito il mondo intero, quando una ventiquattrenne ipertalentuosa è stata capace di attirarsi odio e amore da parte di mezzo mondo; il secondo quello della conferma, in cui Lena Dunham ha necessariamente cercato di limare i difetti del passato, riuscendoci alla grande. Ora l’attesissima prova del nove.

3×01 – “Females Only”

Le prime immagini ci riportano per direttissima all’interno dell’universo della serie, con una carrellata laterale che mostra i piedi della protagonista in primo piano, per poi dare spazio al resto del corpo. La sovraesposizione di ogni centimetro della pelle di Lena Dunham è da sempre stata una cifra dello show, specie se in posizioni imbarazzanti, e quasi sempre accompagnata dalle note di canzoni indie col mandato di tracciare le coordinate culturali della serie. Dopo una sequenza a episodi volta a presentare le quattro ragazze protagoniste in modo decisamente riepilogativo, è Hannah a prendersi per prima la scena, apparendo ormai totalmente immersa in una stabilità coniugale con Adam che per la prima volta sembra appagarla fino in fondo. Il suo è un mondo ovattato, la cui influenza pacificante della convivenza con il ragazzo è sottolineata dal dialogo con Ray nelle prime scene, in cui la divergenza di punti di vista non potrebbe essere più acuta: alla serenità e positività di lei si aggiunge l’irresistibile nichilismo di lui, che continua a trasportare meravigliosamente ai nostri tempi il pessimismo del newyorkese ebraico di alleniana memoria.

That’s not sad, Hannah. That’s called life, okay? Everything dies.”

Girls – 3x01/02 Females Only & Truth or DarePietra angolare tra Hannah e le sue tre amiche è Adam, personaggio a dir poco sorprendente, inclassificabile sin dalla prima sua comparsa. Zotico irrispettoso o principe azzurro? Folle e geniale o tontolone? La sua personalità si è sempre distinta per imprevedibilità maniacalità, affiancata dalla perfetta interpretazione di Adam Sackler, che con le sue sottilissime smorfie fa da controcanto a ogni battuta, sua o altrui. La scena in cui al bar di Ray con Hannah incontra la sua ex Natalia è perfetta per inquadrarne il personaggio attraverso gli occhi delle sue ultime due donne: se per una rappresenta il mostro che l’ha quasi violentata trattandola come una pezza da piedi, per l’altra è il suo salvatore, l’alienato ideale, un burlone effervescente e al contempo malinconico.

I’m not interested in anything they have to say. That’s not the point of friendship”

Girls – 3x01/02 Females Only & Truth or Dare“Females Only” è un episodio anche sull’amicizia al femminile, o meglio, una lettura molto cupa e amara di quanto questa possa depauperarsi fino ad essere posta alla stregua dei doveri più che dei piaceri. In una conversazione tra Adam e Hannah è proprio quest’ultima che, invece di esaltare l’amicizia tra donne come il titolo della serie potrebbe far sembrare e sperare, ne smaschera tutti i lati artefatti, tutta la falsità dilagante – almeno per ciò che concerne quella con Marnie e Shoshanna. Proprio a questo proposito, la premiere è anche l’occasione per fare il punto sulle vicende delle tre amiche della protagonista e la situazione di partenza è tutt’altro che rosea: Marnie è di nuovo preda di una madre che passa la maggior parte del suo tempo a farle notare pateticamente quanto sia più giovane, bella, alla moda e affascinante di lei; Soshanna ha reagito alla fine della storia con Ray nascondendosi dietro una maschera di superficialità dalla quale sembra non riuscire più a uscire; Jessa, infine, è rinchiusa in una clinica di riabilitazione dove non fa altro che litigare e farsi odiare da tutti, salvo poi usare il suo fascino per irretire una giovane e ingenua ragazza lesbica.

Un episodio d’apertura che riallaccia i fili interrotti un anno fa ripartendo dalle protagoniste con in più una nuova e centralità di Adam.

Voto: 8

3×02 – “Truth or Dare”

Girls – 3x01/02 Females Only & Truth or DareIl secondo episodio, che prende il titolo da uno dei giochi adolescenziali più famosi del mondo, è in qualche mondo sintomatico della distanza che separa le protagoniste della serie da un’adolescenza perduta e ormai lontana. Hannah, Jessa, Marnie e Shosh sono diventate donne, seppur non completamente cresciute; sono ragazzine al cospetto dell’età adulta, in fuga da responsabilità che non sentono di poter gestire. La verticalità di questa puntata trae la sua geometrica direzionalità dalla “missione Jessa”, ovvero il tentativo di andarle in soccorso da parte delle amiche – eccetto Marnie – in compagnia dell’ormai (fortunatamente) immancabile Adam. Questo viaggio è la sede per un confronto a tre tra Shosh, Adam e Hannah, i quali condividono spazi e luoghi, intessendo dialoghi che ai più potrebbero sembrare banali, ma che rivelano una decisa complessità. La scena del truth or dare è forse quella maggiormente emblematica: il disadattato Adam effettua una critica al vetriolo circa la superficialità e l’omologazione di Shosh; di tutta risposta Hannah smaschera la chiusura mentale del compagno e il suo essere vittima dei propri stessi pregiudizi. La giovane scrittrice dimostra infatti a Adam come si possa avere delle abitudini diverse dalle proprie e dei desideri per certi versi anche frivoli senza intaccare la propria profondità di giudizio. Naturalmente questo comportamento è intrinsecamente soggetto alle solite critiche per via dell’autoassoluzione di Lena Dunham, ma non ci sarebbe Girls senza questa mole di polemiche!

Truth or Dare is one of the most funny games in the world”

Girls – 3x01/02 Females Only & Truth or DareLa centralità di Hannah è in questo secondo episodio determinante, tanto da farle fare da anello di congiunzione tra le due vicende principali, quella relativa al viaggio con Adam e Shosh e quella legata all’incontro con Jessa. Il loro rapporto è senza dubbio uno dei più enigmatici della serie, così come è uno di quelli che nascondono le più alte potenzialità per via di un sincero bisogno l’una dell’altra e della reale consapevolezza che quel bisogno sia reale, a differenza che per le altre due amiche. È da ciò che sorge la rabbia che Hannah scaraventa addosso all’amica quando scopre che il suo arrivo non era strettamente necessario, ma solo poco più che un semplice, solito, capriccio; il loro abbraccio è uno dei momenti più onesti dell’episodio, quantomeno per quanto riguarda la sensibilità di Hannah. Quanto a Jessa invece, il discorso non è affatto semplice: poteva avere tutto (come crede ingenuamente Shoshanna), ma la realtà è molto più dura dei sogni e dell’apparenza, tanto dura da metterla di fronte alle sue debolezze e ai suoi fantasmi, in un abisso dove la clinica di riabilitazione non è, come sostiene Shosh, un rito di passaggio per ogni celebrità, ma la concretizzazione del suo esilio dalla vita, dal mondo degli adulti e dalle responsabilità. Per una volta è Hannah a poter essere davvero utile a qualcuno e non il contrario, ma è che Jessa sia disposta o meno a farsi aiutare dall’amica è tutto da vedere.

Le rivalità tra amiche tornano protagoniste nella serie femminile per eccellenza degli ultimi anni. Questa volta è il viaggio a fare da strumento narrativo in un episodio forse non riuscito come il primo ma sicuramente ricco di cose da dire.

Voto: 7,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

3 Risposte

  1. Sara scrive:

    Sono sinceramente perplessa da questo inizio di stagione. La centralità di Adam ha il sapore di una sintesi delle due stagioni precedenti: immersi fin qui nel flusso di coscienza di Lena/Hannah, Adam sembra essere arrivato per fare da punto di Archimede, cioè un’ancora esterna che riorganizza e bilancia il punto di vista dell’onnipresente creatrice. Non so se è una lettura forzata ma, in fondo, la forza della serie è sempre stata l’invadenza del no sense senza filtri e senza schermi. La presenza di Adam e la ragionevolezza delle sue analisi sono le accuse esterne che vengono riprese e integrate nel racconto. Non so, è come se Lena (questa volta solo lei) ci avesse privati della riflessione postuma alla puntata narrativizzandola in un personaggio, ha dato il posto del pubblico ad Adam – e in questo ci leggo una mezza mossa paracula del tipo: sì sì, lo so che fino a qui ho sempre fatto tutto io ma adesso è giunto il momento di crescere e prendere ciò che avete da dire MA non vi lascio la soddisfazione di vederlo semplicemente nel cambiamento delle mie azioni, ma sfrutto il tutto per costruire un personaggio. Se è così, è talmente geniale da sconfinare nel delirio di onnipotenza!

     
  2. A me la seconda stagione non era piaciuta granché ma devo dire che questo ritorno, invece, mi ha piacevolmente sorpresa. Soprattutto per Jessa, che in passato ho sempre considerato come un personaggio male utilizzato. In questi due episodi le scene a lei dedicate sono state le mie preferite, ma ho trovato tutti i personaggi perfettamente a fuoco. In termini narrativi mi è sembrato anche tutto molto più organico, come ai tempi della prima stagione. Pensavo di mollarla ma mi sono ricreduta.

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Sara io sono abbastanza d’accordo con quello che dici e credo che uno dei grandi meriti di Lena Dunham sia stato bilanciare la sua dirompente creatività con gli spunti che provenivano dall’esterno e dalla critica. In questo caso Adam svolge senza dubbio questa funzione, quella di un occhio esterno, e dunque anche dello spettatore, sia perché è un “diverso” per antonomasia, sia perché è un uomo in una storia di donne. Questo però a mio avviso non fa che sottolineare ancora di più le capacità narrative dell’autrice.
    Francesca su Jessa hai ragione il suo personaggio è sempre stato quello meno usato o usato peggio, c’è stata però anche una gravidanza dell’attrice di mezzo che l’ha messa a mezzo servizio.

     

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