Justified – 5×06 Kill The Messenger

Justified - 5x06 Kill The MessengerLa scorsa puntata si è chiusa con un grosso punto interrogativo che pendeva, stile spada di Damocle, sulla testa di Raylan. Kill The Messenger riapre con un cold open come non se ne vedevano da un po’ in Justified, ma porta la narrazione da tutt’altra parte e, complice la pausa di due settimane, ci fa trattenere il respiro prima dei prossimi episodi.

Justified - 5x06 Kill The Messenger

Questa prima metà di stagione ha visto il personaggio di Boyd Crowder al centro dell’equazione e dell’azione. Per lui (e per noi), il tanto sperato ricongiungimento con Ava dovrà slittare ancora un po’ e la ricerca di un modo per farle attraversare le sbarre inizia ad essere davvero un miraggio; in più, un personaggio come il suo comincia davvero a stare stretto in quel completo anonimo e incolore da detenuta. Per sopportare meglio il suo assenteismo dalla vita esterna, però, il buon Yost ha deciso che è giunto il momento di costruirle un mondo interno e legato strettamente ai movimenti di Boyd. Facciamo quindi la conoscenza di un energumeno filo-nazista, tale Gunnar, che risorge da altri memorabili tempi della vita di Mr. Crowder. Peccato che la purezza della razza venga prima dei soldi e della solidarietà femminile, perché Ava si troverà prontamente nei guai, nonostante la bontà delle intenzioni del suo fidanzato, proprio a causa della poco raccomandabile Gretchen – sorella di Gunnar e deputata, teoricamente, alla protezione della bionda di Harlan.

Justified - 5x06 Kill The MessengerSono proprio i suoi capelli ad essere al centro dell’attenzione, e sin dalla scorsa puntata: oggetto di una malcelata gelosia per chiunque la incontri, diventano un feticcio di cui liberarsi, ribaltando totalmente la storia di Sansone. Davanti allo specchio li taglia e, implicitamente, sembra nascere all’orizzonte la promessa di una nuova Ava. Mentre l’accanimento su di lei pare non avere ancora fine, dall’altra parte c’è Boyd che ancora una volta non può rimanere fermo. Le sue giornate sembrano diventare di puntata in puntata più lunghe ed interminabili; e in questa, in particolare, lo vediamo agire su più fronti, che continuano a spingere per convergere, arrivando finalmente al primo e inevitabile sintomo di questi incroci, ovvero la creazione della più strana e geniale delle combinazioni: l’asse Crowder-Crowe.

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Famiglie che si separano, famiglie che si ritrovano, famiglie il cui destino sembra quello di rimanere separate per sempre: i Crowe sono stati, sin dall’inizio della stagione, la migliore delle novità. Introdotti da un vecchio personaggio come Dewey, perseverano nella convinzione di poter piantare le tende in Kentucky; ma al loro interno continuano a collezionare segreti e future rotture, anche queste in attesa di tornare come vecchi fantasmi – su tutti, l’omicidio di Baptiste, che Danny non ha certo intenzione di rivelare a Darryl. C’è sempre il nucleo “familiare”, nel senso più esteso possibile, al centro delle vicende di Justified: legami, anche non sempre di sangue, ma che crescono sottilmente, senza tante parole o visibile retorica. Oppure nascono e si sviluppano nell’opportunismo, nell’invidia, nella sopraffazione a qualsiasi prezzo. E sono proprio le peggiori intenzioni a far nascere le migliori delle società: ecco perché questo asse (anche se momentaneo) funziona così bene e diventa il vero motore della puntata. Quando Boyd entra nel covo “dei fratelli di Hitler” e Darryl distrugge Gunnar, c’è poco altro da chiedere alla puntata, se non un ritorno di fiamma finale: Darryl Crowe, Jr. I want you to help me kill my cousin Johnny.

Justified - 5x06 Kill The MessengerPer il resto, la puntata assume toni decisamente più lenti rispetto alla precedente, lasciando così che l’aspettativa di un’accelerazione, annusata la scorsa settimana, scemi sotto i colpi di un rallentamento che ha il sapore di una rincorsa per quanto accadrà in futuro. Il silenzio delle armi dei Marshall è il riflesso logico della maretta che ha investito il rapporto tra Art e Raylan: i due si tengono dentro il gran segreto confessato dall’agente, e l’unica vera azione tangibile in merito è quel pugno che corona l’apertura della puntata. L’aria di famiglia che si è creata in quello strano ufficio, tra agenti che hanno fatto della loro eloquenza la prima arma di difesa contro il prossimo, si è opacizzata e appesantita.  La frattura della coppia Art-Raylan si sintetizza facilmente nella non più tipica e distesa riunione di squadra: da un lato sta la mano fasciata del capo, dall’altro l’occhio nero del deputy con cappello; e nel mezzo, c’è tutta la genialità di Tim – Okay, are we seriously not gonna talk about it? Raylan’s eye. What, did you slip in Art’s shower? Remember? ‘Cause that’s how Art hurt his hand. È probabilmente questa la separazione che pesa maggiormente e che non poteva non essere accompagnata da un minimo di riflessione, pur sempre nello stile che contraddistingue la serie. L’attenzione ad ogni dialogo, una scrittura iper-presente e mai banale, che non scade mai nell’autoreferenzialità o in stucchevole comicità: è questo il grande merito che ha contraddistinto Justified sin dall’inizio.

Justified - 5x06 Kill The Messenger

Così, corollari di questo inevitabile scollamento del vertice, saranno gli altri due dialoghi di Raylan con Alison e Rachel. La prima, vittima del bullismo dell’odioso Danny, si ritrova a condividere con il Marshall uno dei pochi momenti-verità con lui e su di lui, come poi farà anche Rachel: è dalle sue parole che emerge con forza quell’aria di famiglia di cui sopra. Ormai la serie funziona come un grande apparato di personaggi principali riconoscibili, ben caratterizzati e con un ruolo ben preciso; per questo non serve infarcirli di situazioni troppo autoriflessive e personali: dalla loro coralità, emerge anche il singolo. Ma quando ci sono le rare occasioni in cui tutto si ferma e le parole si fanno sussurrate, si chiarisce ancora una volta quanto ogni cosa, di qualsiasi genere o natura, riesca sempre a funzionare al meglio e senza forzature o sbavature.

Kill The Messenger è un episodio meno d’impatto del precedente e sicuramente il più lento fino a questo punto della stagione. Come già detto e ripetuto per le passate puntate, sarà ancora un lavoro di preparazione: ma anche ad avere un’intera stagione così, difficilmente ci si troverebbe alla fine a lamentarsi del risultato.

Voto episodio: 8

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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