Justified 5×11 – The Tole

Justified 5x11 - The ToleSenza mezzi termini, The Tole è sicuramente uno dei migliori episodi di questa stagione di Justified. I pezzi si sono incastrati tra loro e le storyline stanno facendo gioco di squadra sin dallo scorso episodio, ad onor del vero, ma è a due passi dalla fine che la serie torna a viaggiare sugli altissimi livelli cui ci ha abituato, infarcendo l’impeccabilità dei dialoghi ad azioni ed intrecci forti e sempre più consistenti. 

Certo, è impossibile parlare di una stagione non riuscita per Justified, una serie collaudata e mai banale, dove ogni dettaglio torna a fare capolino al momento opportuno, incapace di forzature narrative e ormai sinonimo di altissima qualità. Dove, a mio avviso, ha maggiormente latitato quest’anno è in una sorta di lentezza nel far convergere il tutto verso un’architettura compiuta. In più, le vicende di Raylan e Boyd si sono per lo più sfiorate, viaggiando su binari sostanzialmente paralleli, lasciando che la velocità scemasse e si comprimesse adesso, cioè poco prima della fine.

– Where I’m needed? 

– Where you can do the most good.

Justified 5x11 - The Tole

La paternità in absentia di Raylan ha fatto da sottotesto costante al personaggio, lasciando che trapelasse maggiormente la sua personalità ai limiti del legalmente accettabile. Se nelle passate stagioni era il suo ruolo di figlio a fare da base alle sue scelte, cioè la volontà di riscattarsi dall’ombra di Arlo, questo rifiuto di ruolo si è tramutato, dopo la morte di quest’ultimo, nell’incapacità di essere padre e di conseguenza nell’estesa incapacità di essere il Marshal a tutto tondo, solo luce e distintivo. In fondo è la premessa da cui partiva Justified ormai qualche anno fa, e su questo binario ha lasciato viaggiare il suo protagonista. Così, le sue mancanze come agente e come figlio putativo – cos’è Art Mullen, se non anche il surrogato di una presenza paterna? – producono ora come risultato tangibile la ferita d’arma da fuoco che l’onestissima Miss Mullen imputa implicitamente a Raylan. Il problema che il Marshal non riesce ad affrontare – e che emerge nella chiarezza del loro dialogo – è il continuo spostamento dalla sua posizione, sempre impegnato a stare ai margini, ai limiti di ogni cosa: della sua professione, del suo ruolo di padre, del suo ruolo di compagno – incapace, ancora una volta, ad affrontarsi in maniera diretta. A punirne, ora in maniera incontrovertibile, la ribellione e l’indisciplina è l’inaspettata nomina di Rachel come nuovo capo. Quello di Raylan è un profondo problema di interezza, di concentrazione, di maturità; in cinque stagioni Justified ha costruito il personaggio più complesso ed affascinante della televisione attuale, affiancato saggiamente da una controparte altrettanto fondamentale e difficilmente etichettabile: Boyd Crowder.

Now I don’t know a lot about a lot of things, but I do know how to blow shit up!

Justified 5x11 - The ToleBoyd è sempre stato l’altra fondamentale metà della serie, forte di una personalità metamorfica e in continuo cambiamento, ma fisso nel suo ruolo speculare a Raylan. In questa stagione, però, il buon Crowder ha vissuto in maniera simile, seppur da lontano, lo stesso spaesamento del Marshal: la detenzione di Ava è stato l’innesco della sua impotenza. Abituato a vincere o almeno a cavarsela in ogni situazione, Boyd ha sperimentato invece la capziosità degli eventi, incapace anche lui di arginarli e a farli funzionare a suo favore. Non riesce a far uscire Ava di prigione; non riesce a far terminare il viaggio dell’eroina dal Messico al Kentucky; ma soprattutto non riesce ad limitare la pericolosità della famiglia Crowe. Cruna dell’ago di quasi tutte le storie che si sono dipanate in questa stagione, lo abbiamo quasi sempre visto vittima consapevole degli eventi; ma complice l’addio di Ava nello scorso episodio o l’orgoglio da buon americano del sud, arriva finalmente chiara e forte la decisione di reagire e tagliare il nodo scorsoio della sua impotenza, riprendendosi e ripartendo da una delle caratteristiche con cui l’abbiamo conosciuto all’inizio: le esplosioni (come dimenticare i suoi Fire in the hole della prima stagione!). E questo scoppio è sia fisico, come può ben testimoniare la violenta morte di Picker, che metaforica: coincide con la decisione di far saltare in aria – e una volta per tutte – le buone maniere del gangster e tornare all’infallibile carattere del vecchio e mai sopito Boyd Crowder, orgoglioso ex-minatore e criminale, rimettersi e riconquistarsi il centro dell’equazione. Inoltre a livello narrativo,  l’arrivo dei Marshal durante l’incontro precedente tra Boyd, Duffy e Picker, fa convergere tutto in un unico enorme caso. A sugello finale di questo crescendo di incroci, arriva infine  la teatrale comparsa di Darryl Crowe jr., portando la sua famiglia in primo piano sulla scena: la crudeltà, che finora era maggiormente imputabile all’ormai defunto Danny, salta fuori in tutta la sua violenza nel componente che sembrava invece il più equilibrato e furbo – la violenza fisica su Wendy prima, la confessione estorta ed imposta a Kendal poi, ne sono la peggiore delle conferme.

Justified 5x11 - The Tole

Ultimo e fondamentale rottura dello status quo è l’omicidio di Judith, cioè il cambio-valuta di Ava per sopravvivereall’interno della prigione: consigliata dalla sibillina Penny, troppo poco coraggiosa per essere il Giuda della Madre Superiora, sovverte anche lei il trascinarsi impotente della sua situazione e, in una delle sequenze più belle (e di cinematografica memoria), viene incoronata nuova regina del penitenziario con un silenzioso, mafioso ed ordinato omaggio dalle altre detenute.

The Tole, come tutti i personaggi all’interno della serie, arriva a sconvolgere ogni equilibrio, a rimettere in discussione certezze e rassegnazioni, affermando tra le righe che è questo il carattere fondamentale di Justified: è quando meno la si aspetta, che la reazione arriva chiara e forte, che il totale è ben maggiore della somma delle parti – esattamente come un’esplosione.

Voto episodio: 9

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

2 Risposte

  1. SerialFiller scrive:

    Fenomenale puntata

     
  2. annamaria scrive:

    Adoro Justified e trovo questo episodio davvero eccellente.
    Aspetto solo che Rylan pareggi i conti con quello schifoso di Darryl.
    Se penso a quello che fanno ai ragazzini nei riformatori…
    Non capisco perché la madre non si sia ribellata.
    Non può credere davvero che sia stato il figlio a sparare ad Art, almeno un dubbio dovrebbe averlo.
    Comunque incrociamo le dita per Art.
    Adoro Tim quando propone ad Rylan di pareggiare subito i conti con Darryl prima che arrivino i nostri a ristabilire la legalità.
    Quanto a Boyd tifo sfegatatamente per lui, ha avuto troppa sfiga finora.
    Fuoco in buca fratello!

     

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