MondiaLost – I 10 migliori ricordi di Lost

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostImmaginate che sia il 2150 (supponete che sì, saremo tutti vivi e guarderemo ancora una quantità imbarazzante di serie tv ogni anno).
Ipotizzate che qualcuno nomini Lost: cosa vi verrebbe in mente all’istante? Quali immagini e quali frasi non potrebbero che attraversarvi la mente nei primi secondi, sentendo anche solo citare il nome di questa serie? 

Noi della redazione ci siamo posti esattamente questa domanda: quali sono quegli elementi, ormai imprescindibilmente legati al mondo di Lost, che ci ricorderebbero questa serie anche tra moltissimi anni? Oltre ai migliori misteri e ai migliori momenti, trattati nei nostri precedenti articoli, ci interessava capire quali fossero quelle frasi significative e quelle immagini simboliche che per noi hanno davvero rappresentato Lost in tutto il suo percorso.
Inutile dirlo, l’elenco è stato molto lungo e il compito decisamente arduo, ma nonostante questo siamo riusciti a stilare la nostra Top 10: la pensate come noi?

10. Guys… where are we?
Episodio:
Pilot

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostSiamo alla fine dell’incredibile doppio episodio di apertura, quando Sayid, Kate, Charlie, Shannon, Boone e Sawyer stanno cercando di raggiungere un punto abbastanza alto da avere segnale sufficiente ad usare la trasmittente dell’aereo. Siamo ancora all’inizio e tuttavia l’isola ha già mostrato alcune delle sue difficoltà: Sawyer ha infatti appena ucciso un orso polare. Ma non basta, perché non appena Sayid accende la trasmittente l’intero gruppo sente un messaggio in francese, che Shannon traduce: “I’m alone now. I’m… on the island alone. Please, someone come. The others, they’re… They’re dead. It killed them. It killed them all.
Non è solo il contenuto delle frasi a spaventare i nostri losties, ma una notizia ancor più inquietante fornita da Sayid: il messaggio viene trasmesso in continuazione da sedici anni.
Ecco che quindi Charlie dà voce al pensiero di tutti i presenti, ma anche a quello degli spettatori – che non hanno la benché minima idea di quanto sarà complessa la risposta: “Ragazzi... dove siamo?”. Un dove che non è strettamente legato alla geografia; un dove che esprime paura, sconcerto, incredulità; un dove che, in realtà, esprime una sola domanda: “in che diavolo di posto siamo finiti?”.

9. Don’t tell me what I can’t do!
Episodio:
Walkabout (e altri)

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostConsiderata quasi alla stregua di una catchphrase, questa frase rappresenta alla perfezione il carattere di John Locke, un uomo che nella vita è sempre stato costretto a strappare quel poco che ha ottenuto con le unghie e con i denti, potendo contare solo sulle sue forze e sulla sua capacità di ricostruirsi ogni volta, a seguito di ogni trauma.
Non è però un concetto che si presti ad una sola interpretazione. Quando vediamo John urlare questa frase all’agente di viaggio che gli impedisce di vivere il suo sogno, il suo disappunto manifesta in realtà la sofferenza interiore di chi non accetta che la propria condizione gli impedisca di vivere a modo suo la propria vita. Tuttavia, quando una frase del genere viene ripetuta ad esempio a Boone, che cerca di farlo ragionare sulla botola e sulla possibilità di aprirla, la stessa diventa rappresentativa di tutto il carattere dell’uomo, anche negli aspetti negativi: John è una persona che non concepisce il concetto di ostacolo davanti a ciò in cui crede, ma spesso questo si trasforma in testardaggine che impedisce ogni dialogo, che taglia i fili della cooperazione e della mediazione e che porta, inevitabilmente, alla solitudine.
In una sola frase viene quindi racchiuso l’intero senso di uno dei personaggi più importanti e più amati di Lost, e non possiamo che ricordarla come una delle più rilevanti dell’intera serie.

8. Not Penny’s Boat
Episodio:
Through The Looking Glass

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostDopo aver a lungo cercato di evitare il suo destino, Charlie non solo accetta di compiere la missione che lo porterà alla morte prevista, ma investe il suo sacrificio di un titolo ancora più alto grazie a due eventi fondamentali. Poco dopo aver immesso le note di Good Vibrations come password, infatti, il nostro rocker entra in contatto con Penny, la quale nega di conoscere Naomi – smentendo dunque la storia raccontata da quest’ultima per giustificare il suo arrivo. È difficile per Charlie capire cosa sta succedendo, ed è altrettanto complicato per noi destreggiarci in mezzo ad una mole incredibile di eventi. Una volta visto Bakunin con la granata, la decisione del ragazzo di chiudersi dentro la sala comunicazioni, e quindi di sacrificarsi, salva la vita di Desmond, l’uomo che aveva previsto la sua fine; ma non è tutto. C’è sempre stata una certa tragicità nella vita di Charlie, sin dai tempi del conflittuale rapporto con il fratello Liam; la sua fragilità interiore viene qui ripagata con l’investitura del giovane a eroe, che decide di non rendere vana la propria morte e di comunicare come meglio può una scoperta che potrebbe salvare i suoi amici.
Not Penny’s Boat scritto sulla mano – simbolo corporeo della cooperazione e dell’aiuto – diventa la scelta definitiva: la decisione di morire accettando il proprio destino e di dedicare gli ultimi istanti della propria vita alla salvezza del prossimo.

7. Locke e il backgammon
Episodio:
Pilot

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostIl personaggio di Locke sin dal primo episodio è stato presentato come uno dei più enigmatici e complessi: ne è un esempio proprio l’immagine di John che tiene con le mani due pedine del backgammon, una bianca e una nera, mentre spiega a Walt origine e regole del gioco. All’epoca del pilot questo scambio colpì soprattutto per l’inquietudine suscitata dal modo di fare di Locke, uomo reso sin da subito ambiguo e misterioso; a posteriori, però, divenne possibile fare qualche ragionamento in più.
Two players. Two sides. One is light. One is dark” è infatti esattamente ciò che è alla base dell’avventura dei losties: due giocatori a rappresentare il bene e il male, Jacob e il Man in Black, sono alle prese con una sfida che ha avuto origine molto tempo prima dello schianto dell’aereo. Luce e ombra: entrambi cercano di usare le persone che arrivano sull’isola, o di attrarle lì, per raggiungere il loro obiettivo. La battaglia è tutt’altro che ludica, ma non sono queste le basi di ogni gioco?
Va poi considerato qualche aspetto in più relativo al personaggio di John: lui, l’uomo che verrà posseduto da MiB, nel sogno di Claire (1×10 Raised By Another) aveva proprio un occhio bianco e uno nero, simbolo della connivenza in un unico corpo di bene e male. Dettagli raccolti e ricostruiti in seguito, oppure piano in parte già organizzato?
Al di là delle diverse teorie a riguardo, è innegabile che la spiegazione di Locke del backgammon – pur conservando un aspetto inquietante intrinseco e indipendente dagli sviluppi successivi – rappresenti alla luce di tutto un’introduzione e, perché no, una criptica spiegazione anticipata dell’intera serie: “Walt… do you want to know a secret?

6. See ya in anotha’ life, brotha’
Episodio:
Man of science, Man of faith (e altri)

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di Lost

È stata la frase tipica di Desmond, quella che ne ha caratterizzato il personaggio sin dalla prima apparizione: spesso fu percepita solo come un modo di salutare, ma come non individuare nella particolarità del percorso di Desmond un insieme di vite diverse, che hanno avuto come costante un legame inscindibile con l’isola? Lo sentiamo la prima volta nel flashback con Jack quando lo saluta proprio con questa frase, inconsapevole del fatto che vedrà il dottore davvero in un’altra vita, quella in cui sarà bloccato in una stazione Dharma sull’isola. Sentiremo questa frase molte altre volte, fino a quando nel finale di serie sarà proprio Jack a dirlo a lui, come a chiudere un cerchio prima di vedersi in quella che sarà a tutti gli effetti l’altra vita.

5. Logo Dharma
Episodio:
Man of Science, Man of Faith (e altri)

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostÈ con l’inizio della seconda stagione che entriamo in contatto per la prima volta con un logo della Dharma: un simbolo ottagonale con varie declinazioni – la prima che incontriamo è quella del Cigno – ad indicare le diverse stazioni in cui si lavorava per il Department of Heuristics and Research on Material Applications, la Dharma Initiative appunto. Il logo prende ispirazione dal Bagua, simbolo presente in diversi ambiti della storia e cultura cinese e che rappresenta, grazie alla composizione di linee continue e spezzate, l’alternanza di yin e yang.
Questo simbolo ha cominciato presto a comparire dappertutto: non solo nelle stazioni, ma su ogni oggetto che era stato prodotto da o per la Dharma Initiative, che si trattasse di strumenti o di approvvigionamenti portati sull’isola (e usati dai losties). Il logo ha assunto quindi sfumature positive e negative nel corso della serie, ad indicare un’istituzione misteriosa e sconosciuta, ma anche un elemento positivo, riconducibile a concetti di sopravvivenza e di civiltà.

4. We have to go back!
Episodio:
Through the Looking Glass

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostDobbiamo tornare, Kate. Questa fu la frase che rimase scolpita nelle menti di ogni spettatore davanti al finale della terza stagione, quando si scoprì che la narrazione di Lost aveva cambiato metodologia e che il finale tanto atteso non sarebbe stato la fuga dall’isola. Ma cosa ha significato davvero questo urlo, questo grido disperato di Jack ad una Kate irremovibile?
All’interno della storia ha rappresentato il legame del dottore con l’isola: non solo quindi l’impossibilità di lasciarsi alle spalle i compagni d’avventura lì rimasti, ma anche e soprattutto un ineffabile sentimento di appartenenza. A posteriori ne avremmo colto il valore, con quel sacrificio che ha permesso agli amici di andarsene ma che è anche stato causa della sua morte; eppure in quel momento, nel finale della terza stagione, era già possibile capire quanto fosse forte il legame di Jack con quell’isola: quale uomo, infatti, può desiderare il ritorno in un posto simile dopo aver cercato così disperatamente di scappare?
La frase ha acquisito però, come facilmente intuibile, un secondo significato, metatestuale e globale: rappresenta qualunque fan di Lost che abbia vissuto pienamente questa esperienza e che, tra pregi e difetti, non esiterebbe un attimo a ricominciare questa avventura dall’inizio.

3. Live Together, Die Alone
Episodio:
White Rabbit

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostIn ogni nuovo gruppo in formazione deve emergere da subito un leader in grado di unificare le diversità e di portarle costruttivamente verso un obiettivo. Sin da subito Jack Shephard risulta un elemento aggregante, anche per le sue capacità deontologiche di agire e reagire davanti alle emergenze; nel quinto episodio Jack interviene per la prima volta in modo attivo a richiamare il gruppo all’unitarietà. Il suo discorso è efficace perché punta il dito sulla solitudine e sull’egoismo, contrapposti all’unione e alla cooperazione: Everyman for himself is not going to work, e Jack ha ragione, perché nessuno ha un’autosufficienza tale da sopravvivere da solo, soprattutto quando questo tipo di comportamento non può che portare al conflitto – come quello appena sedato tra Boone e Charlie. “Una settimana fa la maggior parte di noi non si conosceva – dice il dottore – ma ora siamo tutti qui”; segue poi un affondo da manuale, un discorso inattaccabile che va a colpire la paura più grande di ogni persona: “Se non riusciremo a vivere insieme, moriremo da soli”.
Una frase come questa, necessaria a stabilizzare gli inevitabili conflitti di un gruppo ai primi passi della costruzione di una nuova società, acquisisce un significato ulteriore durante il finale di serie, che proprio grazie a questa sorta di mantra si illumina di luce propria. I losties hanno imparato a vivere insieme, ad affidarsi l’uno all’altro e a contare sulla propria unione come gruppo per fronteggiare la più incredibile avventura delle loro vite; proprio per questo, alla fine si aspetteranno per affrontare insieme l’ultima parte del loro viaggio – quello vero. Perché se si vive insieme, non si muore mai da soli.

2. I numeri: 4 8 15 16 23 42
Episodio:
Numbers (e molti altri)

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostI numeri di Lost si ripresentano ciclicamente in momenti differenti all’interno della serie, ad accentuare ancora di più il carattere di predestinazione che sottostà alle vite di tutti coloro che sono stati in qualche modo legati all’isola.
Li conosciamo all’inizio come “i numeri di Hurley”, le cifre “maledette” che gli hanno portato tanti soldi ma anche moltissima sfortuna; tuttavia la sequenza ha un significato ben preciso che viene chiarito soprattutto nella seconda stagione. È infatti l’inserimento di questi numeri ogni 108 minuti (somma di tutta la sequenza), seguita dal tasto “Execute”, ad azzerare il countdown della stazione Cigno. Una mossa davvero necessaria o un gioco perverso a cui alcune persone sono state sottoposte? La risposta non arriva rapidamente, e la seconda stagione si gioca proprio sul tema della ragione contro la fede: continuare a inserire cifre e premere uno stupido pulsante ha davvero senso?
Di nuovo, i numeri si pongono come linea di confine tra destino e libero arbitrio, tra maledizione e liberazione. Ma è solo con la Lost Experience (tra la seconda e la terza stagione) che ne scopriamo la vera origine: la sequenza fa parte dell’equazione di Valenzetti, in grado di prevedere la fine dell’umanità. Modificando almeno uno di questi numeri – obiettivo della Dharma Initiative – sarebbe possibile cambiare alcuni fattori che porterebbero alla distruzione del genere umano.
Infine, scopriremo come ogni numero sia legato ai sei candidati di Jacob, in lizza per sostituirlo come protettore dell’isola (4 Locke; 8 Hurley; 15 Saywer; 16 Sayid; 23 Jack; 42 “Kwon” – Jin e Sun).

1. L’occhio di Jack
Episodio:
Pilot e The End

MondiaLost – I 10 migliori ricordi di LostUn occhio si apre a pieno schermo, la pupilla si restringe e lo sguardo rimane fisso verso un punto imprecisato dietro la camera. Cambia l’inquadratura ed ecco degli alberi visti dal basso, proprio dal punto di vista di quello sguardo: l’inizio di Lost chiarisce in un paio di secondi un intero mondo di significati e di contenuti.
L’occhio è sbarrato, spaventato, disorientato: un uomo che non sa dove si trova vede quello che vediamo anche noi, che a nostra volta non abbiamo la benché minima idea di cosa aspettarci da quel momento in poi. L’essenza stessa del sentirsi persi ci viene trasmessa in un attimo, ci cattura e ci trascina in una vicenda tragica che ha bisogno di un punto di vista (nel senso più stretto del termine) per essere da noi compresa e metabolizzata.
L’occhio di Jack si spalanca sul luogo di uno schianto, ma al contempo inaugura l’intera serie dando inizio ad un’avventura che durerà sei lunghi anni; il modo migliore per concludere il ciclo ambientato sull’isola non poteva quindi che essere il suo corrispettivo chiudersi, come la copertina di un libro che si è appena finito di leggere.
Apertura e chiusura; sopravvivenza allo schianto, dunque nascita e ri-nascita, e morte; luce e ombra; yin e yang. Non finiranno mai di stupire i parallelismi simbolici interni alla serie: nessun prodotto televisivo può essere perfetto, ma Lost ha avuto il pregio di aprirsi e chiudersi nel modo più circolare e completo possibile.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

10 Risposte

  1. SerialFiller scrive:

    Perfetto complimentoni non avrei saputo fare di meglio, quanti ricordi…
    Avrei messo solo il “NOT PENNY BOAT” un paio di posizioni più avanti per il resto tutto perfetto davvero..

     
  2. Caygri scrive:

    lost ci ha segnato a vita! non c’è niente da fare..che piaccia o no..mi piacerebbeuna reunion

     
  3. bart scrive:

    Davvero un bellissimo articolo. Complimenti
    Quanti ricordi!!!

     
  4. Federica Barbera scrive:

    Grazie a tutti =) Eh sì, Lost risveglia parecchi ricordi e ammetto che, riguardando alcune scene per scrivere l’articolo, mi sia venuta voglia di rivederlo per la quarta volta! eheh
    Comunque (fuori classifica, ma si meriterebbe un articolo a parte) elemento fondamentale di Lost è stato Michael Giacchino, la sua musica è sempre stata l’elemento in più in scene già quasi perfette. Non ce n’è, ogni volta che sento un suo brano in Lost piango all’infinito!

     
  5. Namaste scrive:

    Non particolarmente memorabile al punto da meritare la top ten ma comunque per me significativo è anche quel discorso sulla spiaggia che Jack fa a Kate in “Tabula Rasa”: “chi eravamo, cosa abbiamo fatto, non importa Kate, dobbiamo lasciarci tutto alle spalle, ripartire da zero”, altro meraviglioso momento sempre della prima stagione (1×03), a dimostrazione di come molte delle linee programmatiche dell’intera serie fossero già state predisposte con cura sin dall’inizio, inglobando pian piano tutti i personaggi.

    Federica Barbera ti odio, quando avevo promesso a me stesso che non avrei mai fatto un rewatch di “Lost” dopo cocente delusione relativa al finale (e vedo dagli exit pool dei quarti di non essere il solo…), eccomi lì di nuovo a dire: “cazzarola però, che roba che era Lost!” :-)

     
    • Federica Barbera scrive:

      Aaaaah e mi odierai ancora di più quando, un giorno o l’altro, ti convincerò che il finale è quello giusto!!!!! XD non la sesta stagione in toto eh.. che anzi, ha un sacco di difetti. Ma il finale per me è l’unico davvero sensato, peraltro per i motivi spiegati proprio da quel “live together, die alone” che trovi qui sopra.
      Comunque non ti preoccupare, Lost si riguarda sempre con piacere, te lo dice una che l’ha già visto tutto 3 volte 😉

      (per gli exit poll.. mah, non saprei come pronunciarmi, più che altro io credo che Man of science, Man of faith sia una puntata talmente intensa che avrebbe dato filo da torcere a qualunque altra! vedremo, vedremo… 😉 )

       
      • Namaste scrive:

        Eh eh… Vorrà dire che, a torneo concluso, anche alla luce di questo risultato, se dovesse essere confermato, vedremo anche di approfondire tutti insieme il discorso series finale. Circa il tentativo di persuasione… devo ammettere che il rewatch mi sta facendo apprezzare il primo John Locke più di quanto mi sia capitato in passato, perciò “Don’t Tell Me What I Can Do!” :-)

         
  6. Namaste scrive:

    “Sommando i voti di Facebook, Twitter e sito, The End passa il turno”.

    #Gomblotto! :-)

     
    • Federica Barbera scrive:

      ahahahah però consolati, sul sito aveva vinto Man of Science, Man of Faith XD
      e la conta finale ha visto vincere The End con il 53,8%, quindi una vittoria non certo netta, ecco!

       
  7. Black Dog scrive:

    M’avete fatto venire troppa voglia di rivederlo….

     

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