Homeland – 4×04 Iron In The Fire

Homeland – 4x04 Iron In The FireUna nuova location, una diversa realtà da scardinare: Homeland viaggia verso una completa ridefinizione di se stesso cercando di mantenere inalterato il sostrato (fanta) politico, da sempre uno degli elementi vincenti dello show. Le avvisaglie di una rinascita positiva ci sono tutte, anche se sono ancora molte le note che necessiterebbero di essere accordate.

Gli ingranaggi girano molto meglio rispetto alla scorsa stagione, l’impianto diegetico che sostiene la trama orizzontale ha una valenza costruttiva che riesce ad alimentare l’effetto suspense, necessario ad una tipologia narrativa che si nutre di sospetti e illazioni. Ma quando il racconto si ferma sull’analisi dei singoli personaggi, il tono cade in ridondanze espressive direttamente legate ad un eccessivo uso di una focalizzazione di tipo esterno: c’è una sovrabbondanza di detto e mostrato, e l’impianto registico così come quello dialogico tende ad enfatizzare ogni particolare attitudine su cui virano i protagonisti. La crisi di coscienza di Quinn, l’euforia alienante di Carrie, le preoccupazioni di Saul, le domande che scorrono nella mente di una inconsapevole Fara o anche il silenzio accomodante di Mike: è tutto troppo evidentemente “raccontato”. L’intento è molto probabilmente legato ad una chiara volontà autoriale di ridefinire completamente anche i contorni di tutto il complesso insieme di interrelazioni che la fine della passata stagione aveva completamente smontato. Per quanto la scorsa annata sia come un fantasma da scacciare per attuare un reale punto di ripristino, le conseguenze degli eventi passati sono ancora troppo presenti, ma non come substrato inevitabilmente pressante, bensì come ombra costante di quelle rovine da ricostruire.

Trust me. I’ll make them understand.

Homeland – 4x04 Iron In The FireIl focus su Carrie è una scelta obbligata; inoltre le potenzialità di un personaggio del genere, oltre ad essere infinite, si prestano molto bene ad una totale e complessa degenerazione caratteriale. Il supporto interpretativo che la Danes dà al personaggio è come sempre di una finezza magistrale: le sue mille sfumature espressive riescono già a raccontare, senza troppi giri di parole, il travaglio emotivo che la donna si sforza energicamente di sotterrare. Tuttavia, dialoghi come quello con Quinn o con Saul, con cui si rimarca ulteriormente il suo stato alienante – già abbondantemente analizzato nella doppia première –, rischiano invece di sminuire l’intimità di un complesso percorso interiore, per diventare un semplice eccesso di informazione. Ciò nonostante, il lavoro fatto su Carrie è in potenza ottimo: la reazione adrenalinica con cui si è gettata il passato alle spalle è il modo migliore per creare un legame con la tragedia vissuta, mettendo in atto allo stesso tempo una fluida ed efficace spinta in avanti. Nell’irrazionale negazione di se stessa convive il presente e il passato di una Carrie che viaggia fuori dal protocollo senza sapere esattamente il perché: la sua ostinazione non riguarda Sandy o la CIA, ma è mossa da un monito personale. La “roba grossa” con cui la Mathison si trova ad avere a che fare è quella droga di cui parla Quinn, quel continuo e costante bisogno di trovarsi coinvolti in una missione sempre più alienante, in un contesto in cui calpestare se stessi non è solo la regola, ma anche l’arma più efficace.

Homeland – 4x04 Iron In The FireLa sua egoistica voglia di scappare dal presente vede nella minaccia dell’ISI un’ottima via di fuga per eludere l’altra più incombente insidia, che grava su sé stessa: vivere, occuparsi di Frannie, tornare ad amare. Spesso la macchina da presa indugia su Carrie che si guarda allo specchio: a volte è semplicemente un bisogno di ancorarsi al presente per avere percezione visiva del suo stato esteriore, altre volte però lo sguardo comincia a mutare attitudine, diventando quasi indagatorio, come se cercasse qualcosa per cui provare ribrezzo senza riuscire a trovarlo. Sul finire dell’episodio, prima dell’incontro con Aayan, la sequenza allo specchio diventa anche il fondamentale snodo espressivo attraverso cui prende avvio quell’estremo processo di trasformazione con cui Carrie mette in atto il bieco tentativo di fidelizzazione sessuale con il ragazzo. Haqqani è vivo e Aayan è in contatto con lui: la posta in palio è diventata improvvisamente più grande del previsto e questo cambia completamente le regole del gioco, o meglio azzera ogni tipo di regola per concentrare tutto solo sul risultato finale. A questo punto non c’è più tempo per chiedersi cosa sia giusto o sbagliato e ciò che si necessita ottenere dovrà essere perseguito anche a costo di scadere nell’estrema negazione di sé, senza troppe domande o pudori.

What I need, Quinn, is your help. Not your goddamn foot on the brake.

Homeland – 4x04 Iron In The FireLa scelta di promuovere Quinn a ruolo di co-protagonista è un altro dei punti a favore della nuova direzione intrapresa da questa nuova annata di Homeland; inoltre puntare l’accento sulla sua giustificatissima crisi esistenziale è un ottimo modo per riuscire ad introdurre il personaggio all’interno di una nuova e completa caratterizzazione. Tuttavia, l’eccesso di spazio che è stato dato all’elemento “coscienza che riemerge” comincia a scadere nel ridondante, se analizzato esclusivamente in relazione a Carrie e a ciò che Peter può provare per lei. Nel corso di questo quarto episodio, il trasferimento a Islamabad ha fatto sì che Quinn mettesse da parte l’intima peculiarità di quei demoni che lo attanagliano e che lo obbligano a tenere un piede fuori dall’Agenzia, per concentrarsi unicamente sulla volontà di far capire a Carrie quanto sia greve il peso dell’illusione di far parte dei “buoni”.

Homeland – 4x04 Iron In The FireQuesto suo continuo girare intorno a Carrie e quelle inquadrature sibilline che lasciano supporre lo scoccare di una scintilla tra i due rappresentano il più grosso punto interrogativo che si staglia su questa nuova stagione: in che modo potrebbe funzionare una relazione Carrie-Quinn? Il soldato innamorato e la donna di ghiaccio? L’empatica profondità dell’amore tra Carrie e Brody è uno stilema narrativo che in un racconto come quello in oggetto può funzionare solo una volta: il rischio di riprodurre in scala minore ciò che c’era tra di loro potrebbe aprire un involutivo vortice di non ritorno.

Allo stato dei fatti, però, questi timori sono solo un lieve e nascosto campanello d’allarme; un contorno ad un prosieguo tematico e narrativo che comunque – nonostante le perplessità a cui abbiamo fatto cenno – pare confermare la direzione promettente dell’esordio di stagione. Le premesse sono tutt’altro che negative, i fili sono già ingarbugliati al punto giusto e il fine di suscitare una sana e accattivante affezione adrenalinica è ormai dietro l’angolo: la formazione di un ipotetico triangolo tra Saul e i coniugi Boyd – lei ambasciatrice ex-fidanzata, lui nuova recluta della misteriosa informatrice di Sandy –, e poi Carrie, Aayan, Farhad Ghazi e la sua reale relazione con l’ISI. Il fuoco divampa forgiando un ferro all’apparenza informe: come una fenice Homeland è pronta a risorgere dalle fiamme.

Voto: 7

 

8 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Vabbè, io non faccio testo perché sono uno di quelli che HL senza Brody doveva finire alla terza stagione, ma… l’ultima scena… te prego Carrie, te prego… come siamo caduti in basso :-(

     
  2. Dreamer88 scrive:

    La puntata si stava delineando bene, con l’entrata in scena di un paio di nuovi personaggi potenzialmente interessanti e con degli intrecci narrativi che nel futuro potrebbero svilupparsi anche in maniera soddisfacente… fino al finale. Il finale no, questo finale non lo posso accettare. Sono stufo di queste continue forzature da parte di Homeland: è già stato difficile accettare il fatto che un’agente della CIA soffra di un disturbo bipolare (quindi potenzialmente pericolosa), compia continui atti di insubordinazione nei confronti dei superiori (facendola quasi sempre franca), diventi addirittura responsabile delle operazioni in una zona delicatissima come l’Afghanistan/Pakistan (e già qui motivi per storcere il naso ce ne sono parecchi). Ma quello che ci hanno propinato l’ultima puntata ha del clamoroso: voi volete farmi credere che un ragazzo pachistano (anche se colpito dalla tragedia della morte di alcuni suoi familiari) che frequenta l’università di medicina (quindi istruito, dato che parla anche inglese) in una zona come il Pakistan, magari complice (se non parente) di un terrorista scampato ad un attentato si faccia abbindolare da una tizia che si presenta come responsabile di una fantomatica agenzia stampa londinese e si faccia sedurre da lei, andandoci a letto alla prima occasione? Dai ragazzi, a tutto c’è un limite.

     
  3. Charlotte scrive:

    Mi accodo a Namaste e Dreamer88.
    Che tristezza di finale. Magari si fa ingravidare anche a questo!

     
  4. Francesco scrive:

    Secondo me invece il finale è azzeccato. Squallido, ma azzeccato, in quanto servito a mostrare quanto in basso può scendere una come Claire, una che non ha più scrupoli né (nonostante la figlia, che ha affidato alla sorella perché consapevole di quanto sia pessima) niente da perdere. Claire ci ha dimostrato che è capace, allo stesso tempo, di lanciare una bomba con un click e di farsi un ragazzetto pur di ottenere ciò che vuole.
    La vera domanda è: che vuole?
    Perché mentre Quinn, comprensibilmente, vorrebbe andarsene e ricostruirsi una vita (tentare, almeno!). Claire no, a lei è rimasto solo quello: il suo lavoro. Ha una vita talmente fottuta che non può far altro, a sua volta, che fottere quella degli altri.

    Insomma, non ci avreri mai creduto, ma Homeland sta funzionando anche senza Brody anzi… molto meglio dell’ultima stagione con Brody e, soprattutto, famiglia Brody a seguito (una vera rottura: nevermore-Dana!!).

     
    • winston smith scrive:

      Claire è l’attrice. Il personaggio si chiama Carrie. XD

      Anche a me il finale dell’episodio è piaciuto e onestamente non capisco perché se le spie di The Americans si inginocchiano e praticano sesso orale sugli obiettivi allora è capolavoro perché è realistico e mostra in maniera cruda e nuda la (dis)umanità a cui è costretto chi fa quel tipo di lavoro, mentre se lo fanno le spie di Homeland allora si è di fronte solo allo squallore e alla sciatteria. Poi mi piacerebbe sapere se qui c’è davvero qualcuno pronto a credere che il livello d’istruzione del soggetto in questione faccia qualche differenza di fronte a Claire Danes che salta addosso ad un ragazzo biologicamente in piena fase ormonale, vergine e sessualmente represso (perché da quel poco che abbiamo visto della vita di Aayan non è illegittimo ritenere che con la sua “ragazza” probabilmente non abbia mai scambiato nemmeno un bacio). Ovviamente a meno che si ritenga poco attraente Claire Danes (qui vale la massima latina “de gustibus non disputandum est”).

       
      • Namaste scrive:

        Cerchiamo di capirci però… perché avevo notato l’equivoco, o la possibile errata interpretazione, già nel precedete commento dell’utente Francesco, che mi sembra qui sia stato l’unico ad avere usato i termine “squallido” in relazione alla scena “incriminata”.

        Non era quello il punto, che Carrie si lasci andare con un adolescente, finché questo non è il nipote minorenne di Mubarak… , beh non è questo mi fa cadere in basso il personaggio o diminuire la stima che ho (che avevo) nei suoi confronti. Qua la questione sull’opportunità morale dell’atto sessuale, o di altri, non sono in discussione, non parte mia, almeno, che su certe scene nei telefilm, anche assi più disturbanti (e questa era a malapena pruriginosa), in genere ci vado a nozze.

        Ricordiamoci poi che Carrie Mathison è anche quella che, per mantenere al tempo la video-sorveglianza su Brody, si offriva carnalmente a quella vecchia volpe stagionata di Saul (della serie “basta che ancora respiri”). E non è una critica perché questo è sempre stato il suo personaggio, altamente sopra le righe, senza freni o inibizioni, capace di tutto per portare a termine i propri obiettivi, lo abbiamo amato anche e soprattutto per questo, ma andiamo avanti…

        L’unica vera critica qui, e mi pare che fosse anche il caso di Dreamer88, che parlava nel suo commento di “forzatura”, riguardava, in questo caso, solo la sceneggiatura. Sin dalla prima puntata hanno fatto diventare questo Aayan come un personaggio di vitale importanza per le sorti della missione e forse pure dei destini del mondo, ma non ci hanno mai spiegato perché il ragazzo meritasse e meriti ancora una simile attenzione o dispiegamento di forze da parte dell’intelligence americana. Sì, ha fatto un video, che forse lo ha fatto diventare famoso per 5 minuti, prima di venire subito dimenticato dalla prossima decapitazione dell’IS, ma… in verità, sappiamo solo che il ragazzo è l’unico parente rimasto del super-terrorista ancora in vita. Questo però lo sapevano già, e grazie al pedinamento di Farah. Bastava che continuassero silenziosamente su quella strada senza bisogno che una direttrice di sede davvero ligia al proprio lavoro se lo sverginasse per amore dlla patria. Che poi… se proprio non vuoi insospettirlo, non è che Carrie abbia avuto stavolta una grande pensata: se io sono Aayan ed una bella biondina (!), per di più giornalista (!!) ed americana (!!!), decide di aprire le sue belle gambe, e proprio a me (!!!!!), che sono Calimero e fino all’altro giorno andavo avanti a pugnette, io penso subito che qui gatta ci cova ed infatti, indovina un po’, quel gatto sono proprio io (!!!!!!!!!) ‘A Carrie? Ma che davero davero? A furia di farle fottere asset l’abbiamo rimbecillita a tal punto da non farle nemmeno capire quando è invece l’asset a fottere lei?… Regole dello spy-story telling di base. Ecco perché, sempre IMHO, trovo che siano caduti così in basso. Con Brody era tutt’altra storia. Però ancora bello, eh?…

         
  5. Charlotte scrive:

    Al “Ma che davero davero?” ho pensato: “è entrato nella mia testa!”, perché la mia reazione alla scena è stata tipo “mo vabbè che vabbè, ma che davero davero?” LOL
    Ora, non definirei proprio squallido il finale. Lo definirei come una scena che poteva BENISSIMO esser evitata o almeno slittata per ottenere informazioni più importanti. Qui ovviamente credo si parli di instaurare un rapporto sessuale per ottenere fiducia da parte di Aayan. Il rapporto l’avrei capito per scoprire l’ubicazione del terrorista ancora in vita, o per sapere l’identità della fonte. Lo capirei perfino se fosse solamente un agente operativo particolarmente dedito al suo lavoro. Ma sul direttore di sede, no dai.

     
  6. Davide scrive:

    per me, ottima puntata.
    non capisco i commenti di alcuni di voi… addirittura c’è chi usa il termine squallido. madonna.
    a parte che non sappiamo cos’abbia in mente Carrie e perchè lo faccia. ma poi perchè sarebbe una scena “che non si poteva fare”? why?
    il nuovo Homeland mi piace assai. sicuramente è meglio della terza season che ha zoppicato per quasi tutta la stagione, fino alla dipartita di Brody.
    Aayan, bene così! LOL

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *