Person of Interest – 4×04/05 Brotherhood & Prophets

Person of Interest - 4x04/05 Brotherhood & ProphetsOgni volta che si afferma l’incapacità delle serie televisive dei canali broadcast di raggiungere ed eguagliare il livello qualitativo delle serie via cavo, bisognerebbe prima sintonizzarsi sulla CBS il martedì sera per rendersi conto che questa affermazione, spesso veritiera, con Person of Interest non potrebbe essere più sbagliata.

La creatura di Jonathan Nolan è una serie in continua evoluzione, in costante aggiornamento: nel corso di queste quattro stagioni ha dimostrato di saper cambiare la propria struttura senza, però, destabilizzare troppo lo spettatore occasionale. Compresa la difficoltà – o meglio, l’impossibilità – di mantenere per 22 episodi una trama orizzontale sempre costante, gli autori hanno scelto saggiamente una via mediana che incrocia sezioni episodiche e momenti ricorrenti: per questo non potrebbe essere più fuoristrada chi ritiene questa serie un procedurale come “C.S.I.” o “NCIS”. Ogni episodio è un passo avanti, un tassello ulteriore in cui si svela la capacità autoriale di saper parlare di futuro, di umanità e di filosofia, dietro la maschera di personaggi che sparano nelle ginocchia o che vanno in giro a disattivare telecamere.

There’ll always be cops like there’ll always be gangsters. Only one rule. […] We all die at the end.

Introdotti in questa stagione, i nuovi avversari riuniti sotto il vessillo della Fratellanza, e guidati da un certo Dominic, mostrano finalmente la faccia, tratteggiando  con più precisione le proprie finalità e – in parte – anche il proprio ruolo all’interno della narrazione. Il sospetto iniziale, senza dubbio, era che questa nuova organizzazione avesse come finalità principale quella di sostituire il prolifico filone dell’HR. Il dubbio era lecito, ma è bastato conoscere Dominic (sotto la falsa identità di Mini, appunto Dominic), per rendersi conto che la strada intrapresa probabilmente sarà un’altra.

Person of Interest - 4x04/05 Brotherhood & ProphetsNell’incontro-scontro con Shaw, Mini è in una chiara posizione di svantaggio e lo spettatore è portato ad entrare in empatia con lui, nichilista e arrendevole al destino sfavorevole. Dominic, come poi si rivelerà alla fine (interessante il parallelismo con Elias e la sua prima apparizione), è perfettamente consapevole del proprio ruolo nella società e convinto che non ci sia futuro alcuno per quelli come lui: ecco perché Malcolm dev’essere condotto dalla loro parte, perché in lui è possibile scorgere quella tenacia di cui la Fratellanza ha bisogno per prosperare. In un certo senso, l’episodio quarto ci lascia con il sospetto che il ragazzo salvato da Reese finirà probabilmente nella trappola della Fratellanza, che gioca su elementi più semplici: virtù contro vizio, ed è sempre più facile cedere a quest’ultimo. Alla luce di tutto questo, non può essere casuale il gradito ritorno di Elias: pian piano anche lui sta aprendo gli occhi, sta comprendendo come il mondo che lui rappresenta – quello dei gangster anni ’50 – è minacciato da qualcosa di molto più grande ed incisivo. Che sia destinato a giocare un ruolo fondamentale in questa partita?

Come ormai accade con evidenza, da quando Samaritan è in circolazione la nostra amata gang perde: è accaduto negli episodi scorsi, accade anche nel quinto appuntamento: Simon rimarrà in vita, certo, ma la sua personalità verrà profondamente segnata e traviata. È davvero questo l’obiettivo ora del Team Machine? Salvare il salvabile?

You don’t have to save everyone.
Yes I do. […]If I don’t save these people, nobody else will.

Person of Interest - 4x04/05 Brotherhood & ProphetsEd ecco che il tema diventa scottante e l’occasione per parlarne, in un episodio straordinario, è l’incontro tra Reese, messo in disparte dal resto del gruppo per evitare di far saltare la sua copertura, e la nuova psicologa a cui è affidato. La donna, con grande intuizione e professionalità (bisognerebbe analizzare come la serialità americana scelga sempre psicologi particolarmente brillanti), non fatica a comprendere che Reese sa esattamente come muoversi, come manipolarla per non tirar fuori la verità. Ecco quindi che il secondo loro incontro mostra tutta la frustrazione di Reese che deve mantenere un basso profilo nonostante quella sua nuova professione e la sua nuova scrivania siano un costante ricordo di quello che ha perso in questa battaglia. Ritornano così Carter ed il dolore della sua perdita in uno dei pochi momenti in cui Reese esce fuori dal proprio guscio per mostrare l’anima da animale ferito e braccato. Reese, in un’ottica che a Nolan certo non è nuova, è accostabile al più “oscuro” dei supereroi, quel Batman di cui il creatore della serie ha già avuto modo di parlare. Entrambi feriti ed incapaci di salvare le persone più care, non faticano a stiracchiare la legge guidati solo dalla propria morale che li mantiene comunque sul lato del “bene”, nonostante i compromessi e le difficoltà che sono costretti ad affrontare, soprattutto con loro stessi.

C’è chi questa tematica l’avrebbe sfruttata per un arco di episodi molto ampio, ma Person of Interest osa ancora di più e sposta questa discussione in un cantuccio del quinto episodio, lasciando ampio spazio ad altre tematiche che rendono questa puntata una delle migliori di sempre per questa serie, indubbiamente la più riuscita per quest’inizio di stagione.

She was supposed to remake the world. Now, God’s on the run.

Person of Interest - 4x04/05 Brotherhood & ProphetsRitornano i flashback, riappare Nathan e Person of Interest esplode al suo massimo splendore. Un episodio apparentemente procedurale, con l’elezione del nuovo Governatore, si trasforma minuto dopo minuto in una delle più ardite ed azzeccate discussioni sul futuro ed uno dei cardini della fantascienza contemporanea: la differenza sia pratica che metodologica tra Samaritan e la Macchina diventa il fulcro fondante in cui si muovono i nostri personaggi sulla scacchiera del mondo.

Facendo un salto indietro al 2001, torniamo a quel famoso Day 1 della Macchina, solo per scoprire che di Day 1 ce ne sono stati 43: ogni volta qualcosa non andava, ogni inizio era anche la fine per una Macchina che subito dimostra una propria indipendenza, con la capacità di generare codici o di tentare di eliminare l’Admin che voleva castrarla. Solo all’ennesimo tentativo Finch riesce a creare la Macchina com’era nelle sue intenzioni, mettendole però delle catene, per permetterle di comprendere elementi e pensieri quasi umani e di sviluppare il concetto di difesa degli altri. In questi flashback particolarmente indovinati vediamo la genesi dell’idea di un’Intelligenza Artificiale e tutti i suoi limiti: la differenza tra Samaritan e la Macchina è, come afferma Root, proprio Finch, quel padre attento e meticoloso che l’ha guidata nel nuovo mondo, che le ha insegnato come non essere solo una macchina, ma una difesa stessa per gli uomini: le ha detto how to care, come sviluppare una sorta di coscienza.

Person of Interest - 4x04/05 Brotherhood & ProphetsQuesta differenza si rende evidente anche nelle due Analog Interfaces rappresentate da Root e Martine: entrambe sono guidate dalle rispettive intelligenze artificiali, entrambe propaggini fisiche di ciò che è virtuale. Eppure, ancora una volta la differenza è davanti ai nostri occhi e se una agisce come un cyborg apparentemente senza indipendenza, l’altra ha volontariamente scelto di dedicare la sua vita ad un Dio d’elezione: senza la Macchina Root è come un marinaio senza stella polare di notte, perso in un mondo ostile; da psicopatica che voleva semplicemente liberare nel mondo la Macchina, a fedele discepola della creazione di Finch. Ciò che Root è diventata lo dimostra anche il nuovo rapporto con Harold stesso: un tempo erano acerrimi nemici, ora tra i due si sta formando un legame, un legame umano guidato da chi di umano non ha nulla.

It’s time we had a talk, you and I.

È solo attraverso l’intervento di Root che Finch comprende come la Macchina, la sua creazione, sia effettivamente diversa da Samaritan, dal nemico dichiarato: in Essa c’è qualcosa dello stesso Finch, una sua impronta – d’altronde la Macchina rifiuta Nathan come Admin; c’è il frutto della sua manipolazione, dei suoi insegnamenti. Finora abbiamo sempre visto Finch spaventato dalla Macchina: riusciamo ad immaginare uno scenario in cui il genio informatico collabori attivamente con la sua creazione?

Person of Interest - 4x04/05 Brotherhood & ProphetsIl quinto episodio è lo straordinario e fulgido esempio di come Person of Interest sappia mostrare parlando di altro: dietro lo scontro tra due intelligenze artificiali – scontro sempre più prossimo – vi è un’apertura verso il nostro stesso futuro, sempre più influenzato ed influenzabile dal virtuale. Come l’umanità farà fronte a tale problema, dipenderà – e questo sembra volerci dire Nolan – dalla nostra capacità di dare al virtuale i nostri connotati, i nostri aspetti. Una delle tematiche più interessanti della fantascienza mondiale entra in Person of Interest in punta di piedi in un episodio che conferma questa serie sempre più nell’olimpo delle serie americane.

Voto 4×04: 7 ½
Voto 4×05: 9

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

3 Risposte

  1. Emanuele scrive:

    Sarei curioso di sentire cosa ne pensa l’utente AndPea, che pochi giorni fa ha usato queste parole per descrivere la serie “PoI è una ca**ta potente… ma con una certa classe sì. Magari nella regia è OK, nel livello attoriale è OK.
    Ma la sceneggiatura, la trama, la cornice, jeez… Carente a manetta.
    A parte la prima puntata dove scopri la macchina e i dilemmi etici dopo è il solito poliziesco con l’eroe maledetto che si becca 1 pallottola su 5000 e conosce bene le arti marziali.”

     
  2. Son of the Bishop scrive:

    Recensione perfetta, davvero complimenti.
    La 4 è stata una bella puntata, la 5 è Person of interest in GOD MODE ahahahahah
    A parte scherzi, stupenda e vergognosamente gli ascolti continuano a calare… ma come si fa ?!? come ?!? Io penso che se fosse stato sulla via cavo ora sarebbe un boom assurdo, così come Fringe lo sarebbe stato. Le scene fra Root e Harold sono state bellissime, le migliori; anche se un gesto tenero tra i due mi avrebbe fatto molto piacere e più che altro me lo sarei aspettato. Nei flashback si rivede Nathan e mi ha fatto moltissimo piacere, sebbene rispetto al solito i flashback nella puntata avessero un pò meno fascino del solito. Comunque penso che diversamente da quanto potessimo immaginare quando Root affermava ad Harold di aver rinchiuso la Macchina fosse proprio renderlo da sistema aperto, un sistema chiuso. E sarebbero ancora più comprensibili tutti i discorsi sul sistema aperto fatto da Harold. L’ unica cosa è che questo inizio di stagione lo trovo un pò troppo filler, vorrei molto di più Samaritan, Greer(decima ?), il governo in particolare Comando. Anche perchè ogni volta che c’ è Samaritan sfornano puntate ottime, spero vivamente che il prossimo non sia un altro filler. Che Finch anche all’ inizio avesse creato un sistema aperto ? Le riflessioni che poi l’ episodio fa suscitare sono di un’ importanza unica per il mondo in cui viviamo oggi, questa serie sta svolgendo come il ruolo della tragedia greca, se lì si fondava un’ etica, qui ci vengono date profonde riflessioni su come dovremmo sviluppare il futuro, il tecnologico e la prudenza con cui esso va sviluppato. Senza parlare di tutta la guerra fra agenzie, la privacy di cui si parlava l’ anno scorso con Vigilance… tante tante tematiche, è come un foglio illustrativo per il nostro futuro. Sebbene non sto amando questa quarta, ormai la serie la adoro e spero che al più presto cominci a sfornare episodi del genere allo stesso ritmo della season 3.

     
  3. Ambrosia scrive:

    Inizia a fare paura l’attualità dei temi trattati…. politica manipolata compresa. Speriamo rimanga veramente solo una creazione di menti brillanti e non una inquietante profezia per il nostro avvenire.
    Se il GOD MODE mi ha fatto sorridere nella serie, devo ammettere che certe volte provo un brivido al pensiero di come ci stiamo incamminando in questa direzione, verso la dipendenza sempre più completa dalle “machines”.
    Mi rivedo molto in Harold spaventato dalle sue creature e sento come lui il desiderio di fuggirne.
    Bellissima recensione e bellissima serie.

     

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