Masters of Sex – 3×02 Three’s a Crowd

Masters of Sex - 3x02 Three's a CrowdQuesto secondo episodio riparte esattamente da dove ci aveva lasciato la season premiere, dal bagno e dalla “domanda” di Bill a Virginia. Dopo la vittoria professionale ottenuta al Boston Ritz Cartlon, il privato dei due torna prepotente ad imporsi, mettendo in pericolo la tanto sudata credibilità del rivoluzionario studio sulla sessualità umana.

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D’altronde, si può davvero avere un approccio innovativo sul sesso eliminando dall’equazione le implicazioni sociali e personali che questo comporta? Sin dalla prima stagione Masters of Sex ha raccontato le scoperte dei due studiosi soprattutto legandole al loro personale vissuto, mettendo alla prova valori conclamati come la famiglia, la fedeltà e i ruoli di uomo e donna. Se nelle prime due stagioni il focus era sul rapporto marito/moglie, uomo/donna, questa terza annata ha cominciato con una sostanziale dichiarazione d’intenti, tradotta narrativamente in uno stravolgimento del delicato equilibrio ottenuto dal trio Bill, Virginia e Libby. La tanta ‒ forse troppa ‒ carne al fuoco della season premiere si spiega con la volontà di deviare sostanzialmente dalle vite dei reali Masters e Johnson, facendo nascere un figlio in realtà mai esistito (a proposito dello strano disclaimer sui figli dello scorso episodio si veda la recente intervista alla showrunner Michelle Ashford).

Masters of Sex - 3x02 Three's a CrowdÈ una nuova era, una nuova tappa nell’evoluzione dei personaggi: tra le pieghe dei salti temporali si delinea un sempre più claustrofobico e conservatore quadretto familiare, fondato su profonde ipocrisie, illusioni, sensi di colpa e rabbia. Bill e Virginia, come medici e ricercatori, danno inizio all’abbattimento di barriere millenarie dando dignità scientifica ad un campo totalmente inesplorato e ricoperto da una fitta coltre di paura e ignoranza; allo stesso tempo, i due (e Libby e i malcapitati figli) conducono una vita rinchiusa negli stessi vecchi schemi che come medici provano a riscrivere. Da una parte pionieri, dall’altra incapaci di applicare la stessa carica rivoluzionaria alle relazioni che compongono le loro esistenze, la loro insana quotidianità.

Il quotidiano, il tempo che passa inesorabile senza che nulla cambi davvero, non fa altro che cementare relazioni perverse: i nostri protagonisti non si rendono neanche conto di vivere una vita insostenibile, tenuta insieme non solo sulla propria pelle, ma su quella dei loro figli, vittime e allo stesso tempo unica speranza di una rivoluzione reale e personale; di un salto nel futuro dove la libertà non è solo scritta su un libro, ma vissuta giorno dopo giorno. In molti hanno temuto per la piega family drama intravista nel precedente episodio e (in parte minore) in questo, ma nel quadro generale la scelta risulta significativa: proprio quando finalmente si ottengono i primi risultati professionali a fronte di anni e anni di duro lavoro, la vita presenta il conto, e in questo caso a farlo sono le vite che Virginia, Libby e Bill (e George) hanno messo al mondo. Da questo punto di vista, “Three’s a Crowd” manifesta le crepe del quadro non risparmiando nessuno.

Masters of Sex - 3x02 Three's a CrowdIl rapporto che Virginia ha nei confronti della propria gravidanza è forse la parte più debole della puntata, a partire dalla scelta di collegare la decisione della donna di non abortire alle dure parole di Tessa. Il senso di colpa nei confronti dei suoi due figli non è una spiegazione convincente alla luce della caratterizzazione del personaggio; non è neanche narrativamente significativa, poiché riduce una decisione del genere, che ha implicazioni emotive incredibili per tutte le donne, a un facile e didascalico collegamento, che poco si addice alla sottile formulazione dei tanti messaggi a cui lo show ci ha abituato. Rimangono però le conseguenze che la scelta di Virginia inevitabilmente scatena, raccontate dalla reazione dei due altri lati del triangolo.

Se da una parte Bill non fa che preoccuparsi delle pericolose implicazioni professionali (in realtà mascherando la paura di perdere Virginia), la reazione di Libby ne accentua il profilo di persona alla totale deriva. All’inizio della puntata la donna parla a Bill di Virginia come di un’amica, una persona “adorabile”, e tuttavia, non appena sente di essere stata tradita dalla donna, riesce a tirare fuori qualcosa, una rabbia repressa destinata probabilmente al marito, ma scaricata su colei che con le sue scelte ha messo in pericolo l’apparenza di una vita normale e felice ‒ l’unica cosa che Libby sente di poter ancora controllare.

Masters of Sex - 3x02 Three's a CrowdC’è bisogno di una soluzione, e nel loro mondo imbevuto di bugie e verità mai dette l’unico rimedio che i tre riescono a formulare è mentire ancora, infittire la trama e attrarre nel vortice delle ipocrisie ancora più persone. Il finto matrimonio con George è la pietra tombale della rivoluzione privata, un passo ulteriore verso l’infelicità, esattamente come lo è il terzo figlio di Virginia.
Il discorso che Bill fa a Gini, poco prima del parto, sul ruolo delle donne-madri coglie esattamente il punto: entrambi hanno ben chiara la strada, sanno che dall’emancipazione della donna (che richiede un’esplorazione maggiore delle tematiche sessuali) deriverebbe la possibilità di vivere, se non liberi, potenzialmente liberi. Eppure non solo non sono in grado di incarnare il cambiamento, ma perseverano nella strada intrapresa ponendosi sempre le domande sbagliate, quando tutto di loro tradisce un malessere sempre presente.

Masters of Sex - 3x02 Three's a CrowdTra le tristi pieghe di queste esistenze si intravedono alcuni spiragli di un’aria diversa. Il parallelo con la storia dei reali iraniani non brilla di certo per finezza narrativa (la regina che si accorge di Virginia incinta e vuole toccare il pancione fa un po’ storcere il naso), ma è efficace nel momento in cui lega il fatto di perdere qualcuno che si ama per l’impossibilità di avere un figlio col perderlo per la ragione opposta. Lo stesso Bill, che canta a Gini durante il travaglio, risulta quasi irriconoscibile, una versione fresca e divertente di un personaggio complesso, in lenta ma costante evoluzione.

Tre è decisamente troppo, sia per le relazioni d’amore sia, in questo caso, per quanto riguarda i figli, ma a volte decidere di prendere in mano il proprio destino è più difficile di vivere una vita infelice con la rassicurante giustificazione di subire le scelte altrui. Da qui gli sviluppi possono essere molteplici e le aspettative restano altissime; nonostante qualche dettaglio non funzioni alla perfezione, ci sono i presupposti perché anche questa terza si confermi un’altra grande stagione.

Voto: 8-

 

5 Risposte

  1. Francesca Anelli scrive:

    Devo ammettere che ho sentimenti molto contrastanti rispetto a questo episodio. Ho trovato la storyline di Virginia davvero aberrante, e anche un po’ out of character. O forse sono io che ho voluto interpretarla così, dato che non riuscivo ad accettare la possibilità che una donna intelligente e capace potesse davvero utilizzare un figlio per tappare un buco, mentendo a se stessa in maniera così scoperta e squallida da risultare anche incredibilmente incosciente.
    Eppure, al netto degli scambi, quelli sì da family drama, tra lei e la figlia forse questa storia è semplicemente l’ennesima prova che Bill e Virginia sono due anime affini: tanto progressisti sul lavoro quanto inadeguati e immaturi nella vita privata. Egoisti, incapaci di prendersi le proprie responsabilità e sprezzanti delle conseguenze. Due persone terribili, che trascinano con sé tutti coloro i quali hanno avuto la sfortuna di avvicinarli. ” you never will” disse Scully a Bill nel finale della scorsa stagione: non vogliono fare del male agli altri, ma lo fanno e basta, nascondendosi dietro la scusa di non averne alcuna intenzione. Ma ovviamente non è una scusa valida.
    Ecco, forse l’episodio è servito ( oltre a creare un importante snodo narrativo) a mettere in luce questo aspetto forse non del tutto chiaro: Bill e Virginia sono uguali. E sono delle persone terribili.

     
    • Francesca Anelli scrive:

      La citazione è sbagliata. Intendevo ” you never do”.

       
    • Arianna Patrignani scrive:

      Sono d’accordo con te sulla parte di Virginia e la gravidanza, come ho scritto nella recensione è la parte più debole e da un certo punto di vista out of character, anche se non del tutto. La differenza sta nel giudizio del personaggio di Virginia sin dalla prima stagione: sebbene sia davvero una donna intelligente e capace, è allo stesso tempo sempre stata egoista, moralmente non migliore di Bill. Anzi, io sono sempre stata molto dura con Virginia proprio per la sua apparenza completamente fuorviante, che in estrema sintesi ne fa l’ipocrita per eccellenza, peggio di Bill. Ecco, sotto questa luce la scelta di metterci una pezza tenendo il bambino può avere un senso, ma rimane una roba forte e rischiosa. In ogni caso, anche se esiste la componente “tappa buco”, non vuol dire che sia tutto qui. Vedremo come procederà nelle prossime puntate.

       
  2. Federica Barbera scrive:

    Secondo me Arianna ha centrato il punto nella sua ottima recensione: Bill e Virginia rappresentano una contraddizione vivente, il loro essere pionieri da un lato è bilanciato dalla loro incapacità di seguire anche solo il buon senso nelle relazioni che intrattengono tra di loro e con gli altri. Ne era un esempio lampante, pure troppo, nella scorsa puntata la richiesta di Gini a Bill di parlare con Tessa delle tematiche sessuali in un modo che la Virginia scienziata non proporrebbe mai.

    Questo loro essere disfunzionali e, di fatto, molto simili è comunque una cosa non nuova nello show, che qui viene accentuata dalla scelta di Gini di tenere il figlio – scelta sulla quale sono meno critica rispetto a come la vedete voi. E’ vero che il personaggio della Caplan non ha ricevuto la stessa attenzione rispetto a quello di Bill, ma entrambi sono personaggi profondamente complessi e io credo che in quella scelta di Virginia di tenere il bambino ci sia qualcosa di più del “metterci una pezza”. In un moto folle e allucinato, ha rinunciato ai suoi figli per il suo lavoro e che qui abbia sentito la necessità di mettere al mondo un altro bambino con cui recuperare, forse espiare le sue colpe, forse provare ad essere migliore, è un processo che nasconde molte più sfumature di quante si vogliano vedere. Che poi ci riesca o meno, che poi sia una scelta giusta o sbagliata, è una cosa che va oltre; non sto discutendo gli effetti, né la sua bussola morale, sto parlando di intenzioni e di processi interiori.

    Non riesco insomma a limitarmi a dire che siano delle persone orribili, perché certo, in molte cose che fanno lo sono, ma se usciamo dal processo di colpe e di giusto e sbagliato (insomma, se facciamo la morale ai personaggi delle serie tv il 90% di loro finisce all’inferno XD), il percorso di Gini diventa sintomatico di un’interiorità molto più complessa, e dunque potenzialmente più interessante, rispetto a quanto disegnato fino ad ora. Anzi, io personalmente apprezzo che il lavoro fatto in questa direzione stia cambiando, perché fino ad ora l’avevano mostrata quasi fin troppo “moderna”, “perfettina”, mentre Bill è stato molto più analizzato, nelle sue contraddizioni e nelle sue brutalità comportamentali. Forse è per questo che sembra out of character, ma semplicemente perché prima d’ora un character vero e proprio non c’era.

    Che si meritino l’uno con l’altro è ancora più evidente, che stiano peggiorando così tanto a fronte di un aspetto lavorativo in continua ascesa è ancora più significativo. Mi vengono in mente quelle personalità geniali che, proprio perché tali, risultano anaffettive o incapaci di intrattenere rapporti sociali. Ecco, non parlo per forza di Asperger, ma di personalità complesse, che proprio perché si sviluppano molto più da una parte presentano profonde mancanze in altre. Ho il sospetto, visto il percorso, che siamo solo all’inizio di questo peggioramento.

     
    • Hai perfettamente ragione e infatti quando specifico che sono “persone terribili” non voglio condannarli, né sminuire i loro travagli interiori. Semplicemente trovo che sia interessante la scelta di mettere sempre più in mostra questo lato di Virginia, che gradualmente sta diventando un personaggio completo e curato, piuttosto che idealizzarla come nella prima stagione. Sarebbe stato facile fare di lei un baluardo femminista, invece con il tempo gli autori hanno voluto mettere in luce ciò che si nasconde dietro la sua “maschera” e lo hanno fatto in maniera sempre più sottile. Inizialmente il conflitto famiglia-carriera era molto più grossolano, con il tempo però sono riusciti ad affinarlo. Questo episodio poteva sembrare un ritorno al passato, una regressione in termini di sofisticatezza della scrittura, ma in effetti ad un’analisi più attenta la scelta di Virginia è un tassello coerente del suo percorso. Una scelta che, comunque, non voglio ridurre a “tappa buchi” in senso sbrigativo: sono certa che nasconda un processo interiore molto stratificato. Rimane, però, una scelta egoista, immatura, superficiale. E va bene così, perché finalmente Virginia non è più perfetta, al di là delle stupidaggini sulla madre assente che ci avevano propinato la prima stagione.

       

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