Homeland – 5×05 Better Call Saul 3


Homeland – 5x05 Better Call SaulL’identità di Homeland non è un mistero dopo quattro stagioni e mezza, nonostante una forte componente soapy che ha fatto capolino in alcune annate. Quest’anno però l’aderenza alla realtà e ad alcuni suoi nodi cruciali si sta facendo decisamente più sistematica, intrigante e complessa.

Ormai le carte sono sul tavolo, seppur molte di queste ancora coperte. Abbiamo però già diversi elementi per costruire una piantina della narrazione stagionale anche se non è ancora chiarissimo come questi siano collegati e soprattutto le ragioni sottostanti ai loro collegamenti. Sappiamo però diverse cose fondamentali, a partire dagli snodi narrativi che fanno da hub del racconto: c’è Saul con il suo obiettivo legato alla politica estera e alla sostituzione di Assad del governo iraniano; ci sono Carrie e Quinn, ormai ritrovati e già in una situazione di tipo emergenziale (letteralmente per via della mortale ferita di lui) ma senza dubbio affiatati come ai tempi migliori; e poi c’è l’asse Russia-Germania, che influenza gli equilibri politici internazionali sottolineando le spinte russe verso la permanenza di Assad e nello specifico agisce sui protagonisti della storia, in primis Quinn, determinando lo svolgersi degli eventi con atti di rara efferatezza come l’attentato arrivato nel finale dello scorso episodio. In questo atlante di enorme interesse emerge Allison, novità stagionale e sicuramente fino a questo momento il personaggio di maggiore interesse per via di un’ambiguità ancora in parte irrisolta e capace di giocare su tutti i tavoli a disposizione.

Homeland – 5x05 Better Call SaulSe questa stagione continua di questo passo e a cavalcare questo tipo di tematiche allora si potrà parlare di un doppio ciclo per la serie: da una parte ci sono le prime due stagioni, l’Homeland degli inizi, quello dei premi e quello della coppia vincente; dall’altra quello di quarta e quinta stagione, con un’identità fortissima, strutturata e incanalata in un ragionamento radicale sull’immaginario bellico contemporaneo. In mezzo una terza stagione un po’ bastarda, che ha faticato a trovare identità e che ad oggi si presenta come l’annata disgraziata di una serie fondamentale per la produzione televisiva contemporanea. C’è un elemento tipico di Homeland, presente sin dall’inizio, sin dal famoso gesto di Brody che chiude la prima stagione e che poi rispunta in maniera devastante nel finale della seconda, ovvero il video ritratto, o il video testamento o il video messaggio a seconda di come lo si voglia chiamare e di quale tipo di accezione si voglia richiamare rispetto a una pratica ormai diventata usatissima oltre che celeberrima all’interno dello scenario bellico contemporaneo. La quarta stagione e la quinta con forse ancor più incisività hanno fatto di questa pratica un gesto ricorrente, un veicolo per riflettere sulla medialità contemporanea con l’obiettivo di interpretare un presente non sempre intellegibile. La scorsa puntata è stata caratterizzata dal messaggio di Carrie alla figlia; stavolta arriva quello, altrettanto potente perché caratterizzato dall’impersonalità della maschera, della chiamata a raccolta per la protesta sotto l’ambasciata Russa di Berlino. Insomma, anche stavolta Homeland alza il tiro e nuovamente centra il bersaglio.

Homeland – 5x05 Better Call SaulMa perché Berlino? Ecco, questa scelta stagionale si rivela episodio dopo episodio sempre più azzeccata, sia rispetto all’architrave narrativo che ci porterà alla conclusione, sia rispetto a ciò di cui Homeland ha sempre cercato di parlare. Da sempre la serie ha rappresentato un mondo spaccato in due, che emergeva dal contesto statunitense post-11 settembre e arrivava ad analizzare il rapporto tra questo trauma e le differenti reazioni dell’Occidente, così come ha saputo vagliare con decisa capillarità anche il punto di vista dell’altra parte del globo quella che dopo quel fatidico giorno di fine estate è diventata il nemico numero uno. Il mondo spaccato in due però ci riporta a una delle più complicate congiunture del Novecento, ovvero quella Guerra Fredda che ha visto proprio nella Germania e in Berlino il punto di tangenza tra i due mondi. Homeland unisce i puntini e lo fa in maniera per nulla pretestuosa perché ad oggi Berlino è davvero e nuovamente per molti aspetti il limite tra i due mondi, basti pensare alla quantità di turchi di religione islamica che vivono oggi nella capitale tedesca. Gran parte della stagione poi parla del fenomeno dello spionaggio informatico, ispirandosi neanche troppo velatamente al caso Snowden e non è un caso, tra l’altro, che Laura Poitras, regista di Citizenfour, sia cittadina berlinese.

Homeland – 5x05 Better Call SaulQuesto quinto episodio stagionale, inoltre, si intitola “Better Call Saul”, cosa che naturalmente non può che suscitare una spontanea risata oltre che un successivo punto di domanda. In realtà, oltre alla smaccata ironia, che non va nascosta, questo titolo non è e non può essere casuale. Con questa scelta gli autori si appropriano di un immaginario e soprattutto di una funzione; una specie di chiamata alle armi, una scelta della disperazione, l’unica cosa possibile da fare quando tutto sembra perduto. Il problema qui è che Saul è un personaggio chiave oltre che estremamente contraddittorio per ciò che ci è stato detto fino ad ora. Quindi, cosa vuol dire questo titolo? Sicuramente che Saul, figura di primo piano anche per quella che in Homeland ha sempre rappresentato la parte del Bene, ora ha bisogno di ritornare dalla parte giusta perché la parte giusta ha bisogno di lui, del suo coraggio e del suo talento. D’altro canto però il titolo ha una doppia valenza: dietro a quel meglio chiamare Saul si nasconde anche il meccanismo del raggiro, il fatto che l’intrigo che vede l’omicidio di Carrie commissionato a Quinn ha proprio in Saul uno dei bersagli principali oltre che la più pericolosa delle marionette. Per cui ora è chiaro: c’è bisogno che qualcuno avverta Saul e alla fine arriva l’unica persona possibile, Carrie, la sua donna di sempre, in taxi, pronta a trascinarlo dalla sua parte.

Sull’onda di una tensione come sempre fulminante e di una storia principale che inizia a dipanarsi in tutte le sue potenzialità, Homeland procede in questa quinta stagione con una qualità sorprendente dimostrandosi una delle migliori serie attualmente in onda.

Voto: 8½

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".


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3 commenti su “Homeland – 5×05 Better Call Saul

  • Writer

    Ti segnalo un refuso che dovresti correggere: “alla sostituzione di Assad nel governo iraniano”.
    Per quanto riguarda la puntata, è vero che questa stagione di homeland dialoga da vicino con l’attualità politica di questi mesi (di queste settimane), ma è anche vero che, più si avvicina alla cronaca attuale, più introduce un sottile filo distorsivo: il piano di Saul di rimpiazzare Assad con un generale sostenuto dagli USA è improbabile quanto la missione suicida di Brody in Iran per assassinare il capo dei guardiani della rivoluzione. Emerge una concezione della politica sostanzialmente falsa, come se bastasse sostituire un leader o eliminare una pezzo dal gioco per produrre effetti a catena sul sistema. In realtà, questa filosofia, quando viene praticata, serve unicamente a produrre disastri: vedi l’eliminazione di Gheddafi o di Saddam Hussein che ha prodotto come reazione l’espansione dell’ISIS. Tornando alla fiction, ho seguito l’episodio con interesse, ma devo confessare che ho trovato alcuni passaggi un po’ di maniera: gli hackers che agiscono all’interno di un “porno shop”, Allison che fa il doppio gioco conservando il coordinamento della sede CIA di Berlino, Carrie che vede demolito il suo sogno di normalità da forze oscure.

     
  • Ellis

    Better call Saul merita un plauso anche solo per l’ironia sottesa…Nn é possibile pensare a due orizzonti tanto diversi quanto i due Saul. L’uno immagine della corretta irreprensibilità, dotata anche di umanesimo, l’altra un gigione scorretto e superficiale che porta alla rovina…