Game of Thrones – 6×07 The Broken Man

Game of Thrones – 6×07 The Broken Man“The Broken Man” è un capitolo difficile da inquadrare, per la ricchezza degli elementi che contiene: attraverso una trama in cui il rapporto con il materiale originale si fa via via più complesso e meccanismi che sembrano consolidare una nuova direzione narrativa per Game Of Thrones, le molteplici variazioni sul tema degli esseri umani spezzati costellano tutto l’episodio.

Come il titolo suggerisce, infatti, l’intero episodio è costellato di uomini e donne rotti e mutilati dentro e fuori, di cui si raccontano fallimenti, tentativi di riscatto, epifanie e strategie, così come gli altrettanto danneggiati legami tra essi.
Game Of Thrones non è certo nuova al dipingere un quadro cupo, un’umanità dispersa in senso sia fisico che spirituale e svuotata di senso da lutti e guerre, ma in questo episodio corale (così come in generale in tutta la stagione) diventa sempre più chiaro dove risiede la speranza di un cambiamento e di un riscatto e dove, invece, il rischio della caduta è più alto. In ogni luogo del mondo immaginario creato da Martin, con l’eccezione della Baia degli Schiavisti, c’è almeno un personaggio che lotta per risollevarsi, per riscattarsi, per ritrovarsi o anche semplicemente per sopravvivere.

You’ve lost, Cersei. It’s the only joy I can find in all this misery.

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManA King’s Landing, addirittura tre personaggi, tutti femminili, si dibattono tra le spire della stretta (molto poco santa e molto serpentina) di High Sparrow. Cersei, la grande sconfitta della scorsa stagione, pur protetta dalla presenza inquietante della Montagna sembra aver perso completamente il suo smalto, quel senso di superiorità che è un po’ il marchio dei Lannister; il suo dialogo con Lady Olenna, altra grande sconfitta perlomeno momentanea, è uno dei momenti di confronto più intensi visti tra le due, perché al di là delle reciproche antipatie e dei rancori traspare il senso di sconfitta, di fine di un’era in cui queste due donne potevano governare con quell’astuzia e quel carattere di cui il regno oscurantista religioso le ha private. Non resta quindi che prendersela l’una con l’altra, nell’unica modalità rimasta per affermare il proprio ruolo – al contrario di Margaery, molto meno arroccata su quelle altezze e su quel mondo che piano piano, di fronte al terrore dell’Inverno, svanisce. Come i lettori attendevano da tempo, è ormai chiara la strategia della giovane regina, ovvero quella di assecondare i fanatici anziché opporvisi, cercando di farsi invisibile e aspettando il momento giusto per attaccare.

“Where’d you steal this from?”
“Why do you care?”

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManInvisibile: così è stata Arya è stata finora e così ha cercato di essere nel suo addestramento nella casa del Bianco e del Nero, scoprendo che in realtà le è impossibile rinnegare la propria natura e la propria identità. Speculare in questo a Daenerys, Arya non è bruciata per rinascere ma come una sorta di Fenice è rinata come Stark dopo aver provato in ogni modo a negare di esserlo.
La sua sorte nel prossimo episodio sarà probabilmente svelata e ha suscitato ogni sorta di speculazione tra i fan, ed è interessante vedere come qui gli autori abbiano saputo prendere un materiale originale che nei libri risulta abbastanza statico, rendendolo appassionante attraverso il grande vantaggio della rappresentazione visiva: le facce del tempio, i cadaveri, le viuzze di Braavos diventano così elementi fondamentali per tenere alta la tensione sull’aggressione di cui la piccola Stark è vittima, creando uno dei cliffhanger più interessanti visti finora nello show.

“How many men did it take to cut you down?”
“Just one.”
“Ooh. He must have been some kind of monster.”
“He was a woman.”

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManParlando di destini, viene naturale collegare ad Arya (e questa puntata lo fa magistralmente) la “resurrezione” del Mastino.
Non avendolo mai visto morto e conoscendo i meccanismi narrativi di Game of Thrones, ritrovarlo non è stata una così grande sorpresa, così come vederne il tentativo di ricostruire la propria vita e fare penitenza; dunque ritroviamo quello che un tempo era un cinico e sanguinario servo come un uomo capace di vivere in una comunità, di interrogarsi sul proprio destino e sulle proprie colpe anziché tormentarsi col rancore verso il fratello e verso il passato.
La fine brutale e improvvisa di questa sorta di sogno comune rimette in gioco le sue scelte personali e ci fa interrogare su come questo ennesimo shock potrà influire sul suo percorso di redenzione; ma non a caso, probabilmente (e su questo i lettori, conoscendo i potenziali risvolti in termini di nuovi personaggi mai introdotti nello show, sono particolarmente stimolati), i destini di Sandor si incrociano con quelli della Brotherhood e di quel Dio Rosso che sembra essere l’antitesi delle spire fanatiche del clero dei Sette: una divinità sanguinaria, irrazionale, portatrice di caos invece che di ordine e regole imprescindibili.

“As far as I understand, you’re a Snow and Lady Sansa is a Bolton. Or is she a Lannister? I’ve heard conflicting reports.”
“I did what I had to do to survive, my lady. But I am a Stark. I will always be a Stark.”

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManEd è lo stesso Dio Rosso che ha resuscitato Jon, ma che non può far nulla (ancora, essendo portatore di caos e non di costruzione) per aiutarlo nella ricostruzione del Nord, della propria famiglia e del rapporto con la sorella Sansa.
I due fratellastri sono uniti dagli stessi obiettivi, ma la fiducia tra loro è ancora tutta da costruire, tanto che basta la presenza determinata della piccola Lyanna Mormont a mettere in crisi la loro identità di Stark e la forza dei loro obiettivi, molto chiari singolarmente – Jon non ha difficoltà a ottenere lealtà dai bruti, né Sansa ad affermare (pur senza riuscire) i suoi diritti ai Glover – ma molto meno impattanti in senso dinastico e familiare. Jon e Sansa sono stati spezzati dalla vita, separati dagli eventi e hanno passato anni a cercare di salvare la propria vita; è  quindi comprensibile che sia difficile per loro tornare a vedere se stessi e farsi percepire come Stark, portatori di valori e simboli che possano unire e motivare un popolo intero a seguirli oltre la semplice contingenza della lotta contro gli estranei.

Now, since it’s my last night on shore for a while, I’m going to go fuck the tits off this one.

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManTheon e Yara, uniti nella voglia di riscatto come i fratelli Stark, a differenza di loro hanno molti più motivi per spalleggiarsi, o forse sono soltanto più motivati – dalla fuga, dal terrore e dalla voglia di riscatto di Theon rispetto agli anni di prigionia e umiliazione che lo hanno privato non solo della virilità fisica, ma anche dell’identità psicologica di Greyjoy e di erede di quella dinastia guerriera che non si identifica in alleanze e da sempre fa un suo gioco restando orgogliosamente ai margini della politica di Westeros. Ma soprattutto, sono spinti dal desiderio di vendicare la recentissima morte del padre anticipando i piani dello zio Euron, unirsi a Daenerys per primi e navigare con lei tornando vincitori a casa.
Una donna usurpata del suo trono e un uomo evirato, provenienti dalla dinastia più outsider del mondo occidentale: potrebbero essere loro, insieme a un nano patricida, gli alleati ideali della regina dei draghi, in grado di capirne le motivazioni più profonde senza rappresentare un pericolo? Sarebbe la vera vittoria degli esclusi, dei feriti e degli emarginati, che nel mondo duro e spietato di Game of Thrones sembra quasi troppo ardito auspicare.

“Why did you come treat with me?”
“Sieges are dull. And I wanted to see you in person, get the measure of you.”
“Well, now you have.”
“Aye, now I have. I’m disappointed.”

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManDa ultimo Jamie, il più ambiguo degli sconfitti, sempre in bilico tra bene e male, tra il vecchio mondo e quello nuovo, tra la propria identità di guerriero e la politica, di fratello, amante, padre, zio. Separato da Cersei e spezzato, privato della sua forza di guerriero dal taglio della mano – che cerca di sostituire almeno metaforicamente attraverso l’amicizia con Bronn, con cui forma l’ennesima coppia narrativamente vincente costruita da Game of Thrones allontanandosi dal materiale letterario –, Jamie è da parecchie stagioni in costante lotta per riconquistare quella fama e quel rispetto che lo accoglievano ovunque prima della guerra.
Una fama solo parzialmente meritata, perché Jamie è un grande guerriero ma il suo cuore non è mai in linea con la causa per cui sta lottando, al contrario del Pesce Nero Brynden: un vecchio, sì, ma coriaceo e motivato dall’onore e dall’amore verso la propria terra e la propria famiglia; lo stesso amore che a Jamie non è mai stato concesso perché servire il Re ne ha fatto un apolide e l’amore per la sorella ne ha fatto un compagno e un padre che non potrà mai rivelare i suoi veri legami e sentimenti.

It’s between the living and the dead. And make no mistake, my lady, the dead are coming.

Game of Thrones – 6×07 The Broken ManJamie Lannister, un uomo a metà, è forse uno dei personaggi la cui fine e la cui direzione sono più difficili da immaginare ma anche (più di Tyrion, Daenerys, Jon o Arya, seppure più amati dal pubblico) forse il vero simbolo di questa fase di sviluppo di Game of Thrones. Non siamo ancora alla conclusione ma la nebbia sta iniziando a diradarsi, è il momento di scegliere da che parte stare per lui come per lo show, di trovare la propria direzione smettendo di vagare accumulando eventi. Siamo in quel magico momento in cui, come Jamie dal ponte levatoio, si guarda in basso per decidere se saltare giù o aspettare  non a caso il fandom sia dei lettori che degli spettatori sembra essere sempre più scatenato sulle teorie e assecondato, in questo, dagli autori; perché presumibilmente in questa stagione si deciderà se l’operazione rivoluzionaria che Game of Thrones ha intrapreso, sganciandosi e anticipando i libri, sarà un esperimento riuscito e se davvero lo show resterà nella storia come un capolavoro.

Voto: 8

Qui i punteggi relativi all’episodio del nostro FantaGOT

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

18 Risposte

  1. Antonio scrive:

    La recensione è scritta bene, ma mi aspettavo qualcosa in più. Di fatto, viene riassunta la puntata e poco più.

    La puntata a me non è dispiaciuta, ma trovo il voto un po’ esagerato. L’ormai famosa frammentarietà di cui soffre GOT qua si fa sentire parecchio dando l’impressione che stia accadendo ben poco, anche se di carne al fuoco ce n’è pure troppa. Per esempio, Bran non lo vediamo da due puntate e, soprattutto, cosasta succedendo a Dorne? Tornando all’ultimo episodio, non capisco il senso della strage effettuata dalla Fratellanza senza vessilli. Non stavano dalla parte del popolo? E perché mai uccidere un gruppo di persone innocenti che non può dare il benché minimo fastidio? E poi, come ha fatto il mastino a non accorgersi di nulla?!

     
    • Eugenia Fattori scrive:

      Mi spiace che la recensione non ti sia piaciuta, farò meglio la prossima volta 😉
      Volevo però risponderti sulla questione Brotherhood: in genrale la penso come te, però al momento mi mantengo su una posizione neutrale perché avendo chiaramente lo show deciso di utilizzarla (e vale anche per Dorne) in modo diverso rispetto ai libri, non sarei così sorpresa se anche il loro essere dalla parte del popolo o meno avesse sfumature diverse

       
      • Davide scrive:

        In effetti la cosiddetta Fratellanza Senza Vessilli è scomparsa nel nulla dopo la season3 e con lei rimangono gli interrogativi sulla sorte del loro “capo”,chiamiamolo così,Beric Dondarrion ,come pure di Thoros di Myr…vedremo…cmq la recensione l’ho trovata interessante e puntuale…;)…

         
    • Ambrosia scrive:

      Prego e spero che Dorne sia uno dei cardini della prossima stagione.

       
  2. Lorenzo scrive:

    ho letto i libri e personalmente ho trovato molto interessante questo episodio. sto ricevendo delle emozioni che non ho mai provato prima sapendo già che cosa mi aspettasse. é vero le questioni sono tante, i personaggi ancora di più. però che senso ha chiedersi se questo o quello possa realmente succedere oppure no? il pregio di questa serie rimane a mio avviso la capacità degli autori di saper manipolare con cura le varie storie affilandole e adattandole e creandone di nuove. credo che sia su questo che vada valutato game of thrones.
    ogni lunedì attendo con ansia il prossimo episodio ed è per questo motivo che valuto positivamente questo prodotto

     
    • Eugenia Fattori scrive:

      Verissimo, infatti sono domande se vogliamo “oziose” anche se secondo me la questione piovre-daenerys è estremamente interessante, speriamo non ne facciano un mero espediente narrativo. Anch’io ho letto i libri e devo dire che in questa stagione sto gioendo della possibilità della sorpresa 😉

       
  3. Giacinto Portato scrive:

    Recensione buona ma secondo me manca il punto. Questa puntata e’ un riempitivo, null’altro. E’ infatti largamente dominata dalla storia del Mastino, redivivo senza troppe aspettative, invischiato in una estemporanea comunita’ parareligiosa introdotta e spazzata via nell’arco di una puntata. Le altre storie, quelle principali, non hanno grosse variazioni. La storia di Arya fa eccezione, il cui destino verra’ probabilmente svelato nella prossima puntata. In questa ci doveva stare il Mastino, senno’ la serie finisce subito.

     
    • Eugenia Fattori scrive:

      Non sono d’accordo sul riempitivo, se non sul versante King’s Landing, anzi trovo che per quanto preparatoria sia una puntata che porta molto avanti la narrazione, forse in modo più interlocutorio rispetto ad altre, ma non si possono sempre avere 3 omicidi Lannister a episodio (anche se molti di noi ci sperano, lo riconosco)

       
      • Giacinto Portato scrive:

        Vedremo. Se la storia del Mastino finisce qua, senza grossi seguiti, allora questa puntata largamente incentrata su di lui era un riempitivo.

         
  4. Little Jon scrive:

    Tutti criticano la frammentarietá di GOT, ma io penso che se è così seguita è merito proprio della vastità di questo mondo che sa raccontare pregi e difetti di decine di personaggi che si intrecciano tra loro. È naturale che per avere tutto questo si perda in lunghezza delle singole storie. Parlando di questo episodio ho trovato che sarebbe stata una strepitosa quarta puntata; dá così tanti spunti che trovo davvero triste che ne manchino già solo 3.
    Concludo parlando della fratellanza senza vessilli che se si è comportata così vuol dire che ha cambiato leader, magari qualcuno che non parla più ma che non ha dimenticato niente…

     
  5. Anna scrive:

    Io ho notato che Jon Snow non più corvo ha perso gran parte del suo carisma, è solo un ombra rispetto all’eroe visto in Hardhome. La morte lo ha davvero cambiato o vedremo il suo riscatto nella Battle of The Bastards?!

     
    • Little Jon scrive:

      Per me non é tanto la morte che l’ha segnato quanto il tradimento dei suoi confratelli. Inoltre lui è abituato a trattare con Bruti e Guardiani e non ha esperienza con i lord. Piuttosto sto trovando molto strano che Ramsey al posto di attaccarlo lo stia aspettando a Winterfell come avrebbe fatto suo padre

       
  6. Anna scrive:

    Certo, intendevo la morte in relazione al tradimento subito.
    Di Ramsey non c’è da fidarsi, chissà cosa ha in serbo.
    Mi intriga l’idea che la storia di Arya possa essere stile Fight Club. E’ una possibilità concreta, secondo me.

     
  7. Michele scrive:

    Mi e’ piaciuta la recensione!

    Sulla puntata, devo dire che non mi e’ piaciuto resuscitare il mastino. In questa stagione xta diventando una barzelletta: resuscita troppa gente! Non capisco il senso di riportare in scena ancora un altro personaggio. E poi sono d’accordo con chi ha detto che la storia della comunita’ e’ totalmente estemporanea. Immagino che serva a preparare il terreno per qualcos’altro (Arya che torna in patria?), ma aggiunge alla frammentarieta’ del racconto e trovo sia stata gestita male.

     
  8. Anna scrive:

    Sono d’accordo, non si sentiva la necessità del ritorno del Mastino, che appartiene ad un periodo ormai superato delle vicende. A meno che non sia funzionale all’ingresso di Lady Stoneheart anche se Martin ha dichiarato più volte che gli autori non intendevano inserirla nella serie.

     
    • zip scrive:

      Il Mastino , a mio (non solo) avviso, fronteggerà il campione di Cersei, aka la Montagna “zombie” nel combattimento che la cara regina ha scelto e pensa già di aver vinto. Lotta fratricida.

       
  9. Boba Fett scrive:

    In GoT nulla accade per caso, ormai dovrebbero averlo capito tutti e il ritorno del Mastino (non una resurrezione!) avrà sicuramente il suo perché.
    Quel che salta vistosamente ai nostri occhi (anche) in questo episodio è l’assenza di Tyrion che va a sommarsi al ridimensionamento di alcune figure simbolo della saga.
    Più in generale, lungi dal voler trarre delle conclusioni, questa che sulla carta doveva essere la stagione del totale superamento dell’opera scritta, è in realtà quella del riciclo delle tante cose lasciate indietro, insomma un autentico “non si butta niente” ben gestito, come Delta delle Acque.
    Segnalo un veniale, ma vistoso errore di montaggio subito dopo la sigla: occhio al primo uomo che prende il rancio e alla scena successiva (o anche lì ci sono i furbetti?).

     
  10. Genio in bottiglia scrive:

    Complimenti per la recensione, Eugenia. Mi ha fatto vedere questa puntata, che comunque, sebbene non tra le più dense, mi era piaciuta, sotto una luce nuova. Che poi è ciò a cui servono le recensioni.

     

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