Girls – 6×01 All I Ever Wanted

Girls - 6x01 All I Ever WantedLa nuova stagione di Girls inizia con una nota di malinconia, dato che pochissimi episodi ci separano ormai dalla fine di una serie che ha ridefinito in molti modi il nostro orizzonte: per il suo approccio innovativo al formato comedy, per il raffinato lavoro sui personaggi ma anche per la capacità di fare da cassa di risonanza alle più discusse social issues contemporanee.

Girls ha aperto la strada a una nuova generazione di serie tv e sembra impossibile pensare che quando è iniziato, nel 2012, non esistessero show come Transparent, come Crazy Ex Girlfriend, come Love, che oggi dominano il discorso televisivo; sei anni fa il panorama comedy (o dramedy, a seconda del tipo di categorizzazione che preferite) era ancora un territorio semi-vergine per la sperimentazione, in cui Lena Dunham arrivò come un uragano a sconvolgere gli equilibri, svelando le potenzialità del genere e l’esistenza di una fetta consistente di pubblico che aveva bisogno di sentirsi rappresentata e che in Girls ha trovato uno specchio emotivo così efficace e potente da dichiarargli amore e fedeltà (una fedeltà comunque manifestata più dal buzz che dai rating).
Nonostante la qualità della serie e anche se non è arduo comprendere come mai la generazione coetanea della Dunham abbia così tanto bisogno di rivedersi sullo schermo, è comunque difficile credere che possa davvero sentirsi ritratta in modo veritiero da Girls, che oltretutto sistematicamente cerca di distanziarsi da questa intenzione, discostandosi da facili semplificazioni e dall’idea che il proprio scopo principale sia dare una fedele rappresentazione della realtà dei cosiddetti millennial.

And the other thing about me is, like, I give zero fucks about anything, yet I have a strong opinion about everything, even topics I’m not informed on.

Girls - 6x01 All I Ever WantedL’autrice d’altronde mette in bocca proprio nel pilot, ad una Hannah ingenua e presuntuosa, l’ormai celebre one liner “I think that I may be the voice of my generation. Or at least, a voice of a generation” una frase che per contrasto sottolinea proprio ciò che lo show ambisce a non essere; attraverso un’affermazione così sciocca e smisurata rispetto alle capacità e alle ambizioni del personaggio, la Dunham aveva già chiarito fin da subito la sua volontà di raccontare, invece, una storia e una visione molto particolari, estremamente focalizzate su un microcosmo ristretto che in sostanza gira intorno non all’età, ma alla visione del mondo della sua protagonista.
Girls non è quindi il racconto di uno zeitgeist sociale ma l’analisi di una personalità individuale che diventa giocoforza racconto corale di relazioni interpersonali, che però naturalmente è difficilissimo separare dalle sue ripercussioni culturali; nella naturalità con cui si empatizza con i personaggi della serie è da ricercare, forse, il segreto dell’impatto culturale dello show che è divenuto in questi anni quasi la “voce incidentale” della propria generazione e che, mettendo in scena gli effetti di un momento storico e anagrafico sul vissuto dei protagonisti, finisce per diventare davvero una fedele rappresentazione, seppure distorta e disfunzionale, dei 20&30something.

Ah, for your information, this is what adult women look like when they’re using their pubic hair the way that, like, whatever, the Lord intended, which is to protect their vagina, so thank you for pointing that out.

Girls - 6x01 All I Ever WantedIl vero impegno e obiettivo di Girls sembra essere piuttosto quello di mettere in scena, nel modo più sincero e spietato possibile, l’egoismo e l’autoreferenzialità di Hannah e di chi la circonda, con una spietatezza che non conosce limiti generazionali, e con la stessa crudeltà mette a nudo anche personaggi più adulti come Ray e gli stessi genitori.
A chi critica il fatto che in questi sei anni, nonostante le possibilità e gli eventi che avrebbero potuto incoraggiare il contrario, tutti in Girls non abbiano deviato mai davvero dal proprio percorso di vita involuto e bloccato, si potrebbe rispondere che è esattamente in questo che lo show eccelle: nel non voler ritrarre un’evoluzione o una maturazione che va da un’età all’altra e presupporrebbe una sorta di obiettivo finale o di “lieto fine”, ma nell’offrirci una drammatica interpretazione delle conseguenze estreme del narcisismo.
Un narcisismo che è connaturato, forse, in parte anche ai vent’anni e comunque a una fase della vita in cui è inevitabile concentrarsi su se stessi nella ricerca di un’identità e di uno scopo; ed è anche tipico di quel sostrato sociale e culturale che non appartiene solo ai personaggi finzionali di Girls ma anche alle attrici che li interpretano e di cui Lena Dunham è perfettamente consapevole ma anche vittima, tanto da aver creato Hannah a propria immagine e somiglianza, plasmando su di essa uno show che, ridotto ai minimi termini, non è altro che la versione romanzata della quotidianità del suo gruppo di amici e collaboratori.

“Love’s the easiest thing in the world.”
“Yeah, but, like, all my friends in New York define themselves by, like, what they hate. Like, I don’t even know what any of my friends like. I just know what they don’t like.”

Girls - 6x01 All I Ever WantedCoerentemente con questo quadro di perenne autoreferenzialità, l’episodio è praticamente un intero speciale su Hannah, che in soli 40 minuti ci spiega, con impeccabile acutezza narrativa, fin dove è arrivata, con che stato d’animo, se e quanto è cambiata nella realtà o anche solo in potenza.
D’altronde, è la vita di Hannah ad essere mutata, non quella degli altri: il tradimento di Jessa le ha regalato un’inaspettata gloria letteraria che sembra almeno in parte ripagarla del distacco forzato dall’amica, ma che non sembra averne mutato l’attitudine poco propensa a evitare potenziali disastri sia emozionali che professionali.
Gli altri (Jessa, Shoshanna, Adam) sono poco più che figure sullo sfondo che portano avanti la routine in cui li avevamo lasciati alla fine della quinta stagione; unica, parziale eccezione è Marnie a cui viene dedicata una parte rilevante di screentime che la vede oscillare tra il desiderio di intraprendere un nuovo percorso di autoconsapevolezza e la familiare tendenza a definire se stessa e le proprie ambizioni attraverso gli uomini che le stanno accanto.
Il distacco emotivo di Hannah dal suo ambiente è rimarcato, in questa première, da una distanza geografica che fa eco a quella della quarta stagione, ma che all’apparenza sortisce nella ragazza un esito diametralmente opposto: se lì c’era il desiderio spasmodico di tornare a casa e riconnettersi con ciò che le era familiare, qui dopo un rifiuto iniziale si manifesta un desiderio di fuga inedito e forse, in grado di cambiare le carte in tavola anche per il futuro.

Everyone here kind of talks in this slow, unintelligible way that borders on just, like, Matthew McConaughey hell

Girls - 6x01 All I Ever WantedHannah ha vissuto, per queste sei stagioni, un conflitto praticamente costante tra il desiderio di vivere esperienze interessanti, che la mettessero alla prova (e le dessero materiale su cui scrivere) e la paura di uscire dalla propria comfort zone affettiva e culturale rapportandosi con ciò che è altro da lei, o perlomeno dall’immagine di se stessa che le piace proiettare all’esterno e all’interno.
Nel confronto con una situazione di totale spaesamento – un ambiente che non le è congeniale come quello della spiaggia che fa emergere tutte le sue insicurezze, uno stile di vita completamente estraneo e la sfida costituita da un impegno lavorativo importante ma in cui è costretta ad autoregolamentarsi – e dall’incontro con Paul Louis, però, sembrano venire alla luce lati di Hannah che fino a quel momento erano rimasti coperti, soffocati dalla costante ansia di essere all’altezza delle proprie aspettative e del personaggio che si era costruita. Paul Louis, interpretato da un meravigliosamente tenero Riz Ahmed (The Night Of), è un uomo privo delle profondità intellettuali e della tendenza all’autoanalisi che caratterizzano tutti gli altri maschi della sua vita, ma proprio per questo riesce, con totale naturalezza e ingenuità, a far emergere in lei una sicurezza e una serenità inedite; anche nel momento in cui scopre che quella felicità non potrà mai essere trasformata in qualcosa di stabile, Hannah sceglie comunque di vivere il momento e correre il rischio di farsi cambiare da questa esperienza.
Se è vero che una volta che ci si apre alla possibilità di qualcosa di diverso è molto difficile tornare indietro a ciò che si era prima, allora è naturale interpretare l’ultima inquadratura sul suo viso (in cui il sorriso sereno lascia il posto alla preoccupazione) come la consapevolezza che l’evasione dalla propria realtà non può trasformarsi in una fuga costante, almeno per lei, che tornare a New York è necessario e forse auspicabile ma che sarà un ritorno differente dagli altri.
Questa volta non scapperà a casa di corsa spaventata dalla vita reale e sicuramente quella casa non potrà più essere la stessa di prima.

This really is breathtaking, and that is not a word I have ever used before.

Girls - 6x01 All I Ever WantedBisogna interpretare necessariamente questo episodio come un momento di crescita? Forse no, o perlomeno non soltanto. Che sia arrivato o meno il punto in cui le ragazze di Girls abdicheranno a quella comunemente considerata “vita adulta” (qualunque cosa questo voglia dire) sarebbe sbagliato ridurre il percorso di Hannah a mero racconto di formazione. Uscendo dalla gabbia dell’analisi generazionale e smettendo di vedere i personaggi soltanto dal punto di vista della fase anagrafica che stanno vivendo, possiamo semplicemente dire che l’arco narrativo della protagonista si è arricchito di una nuova, interessante sfaccettatura che ne approfondisce le possibilità narrative.
Facendo eco a Emily Nussbaum e ad un suo bellissimo saggio su Mad Men – in cui, dichiarando la propria invidia per lo spettatore che avrebbe avuto la possibilità di scoprire la serie negli anni a venire, ne immaginava l’emergere come pura forza narrativa, ancora più potente se slegata dal peso del discorso culturale – quest’ultima stagione di Girls potrebbe essere ancor più godibile se vissuta non più come espressione di un momento storico ma di una poetica originale e acuta, prodotto forse irripetibile dell’energia indiscutibile di un’autrice.

Voto: 8

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

5 Risposte

  1. Travolta scrive:

    Ottima recensione.
    Condivido anche il voto finale :-)
    Vedremo il proseguimento,personalmente temo un po’ l’evoluzione dei personaggi secondari Jessa ,Sosha ,Adam e Ray ,quella sara’ la prova del nove.
    Marnie? Speriamo bene :-)

     
  2. Irene De Togni scrive:

    La recensione è molto bella ed è molto interessante la riflessione che proponi nella parte finale che mi ha fatto fare qualche passo indietro rispetto al giudizio che avrei dato, a caldo, sull’episodio. Prescindendo dal discorso culturale che ruota intorno alla serie, è effettivamente possibile apprezzare più direttamente e “semplicemente” la personalità di Girls. Il problema è che risulta effettivamente difficile mantenere un punto di vista di questo tipo (“innocente”?) visto e considerato il dibattito estetico in cui Girls consapevolmente si inserisce e senza il quale probabilmente non avrebbe trovato il modo di caratterizzarsi come si è caratterizzato e da questa prospettiva credo che questo season premiere giochi un po’ in difesa nel senso che si riconferma un ottimo episodio in stile Girls ma non prova molto ad andare oltre quello che nel frattempo è stato fatto da altri (Love, Master of None, etc.). Si tratta di una scelta non per forza da rimproverare, anzi personalmente apprezzerei forse di più una stagione conclusiva più compatta rispetto al resto della serie che deviante.
    Premesso che pur avendo visto Mad Men non ho approfondito molto il discorso, mi sembra che questa serie si presti di più ad un’operazione di “a-temporalizzazione” per il semplice fatto che si tratta già in partenza di una serie “storica” nel senso che tratta di un tempo diverso dal nostro presente.
    Detto questo mi sembra più che legittimo, d’altra parte, cercare un punto di vista per la valutazione della serie che non ristagni nel discorso culturale che rischia effettivamente di diventare pesante/monopolizzante e di oscurare una modalità più “diretta” di visione.

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Bellissima recensione, Eugenia, che tra l’altro mette a fuoco una cosa non tanto spesso considerata, ovvero sempre il ruolo cruciale di New York anche quando pare essere ai margini. La Grande Mela è sempre il principale termine di paragone, il responsabile dell’immaginario dell’autrice e, vista la giovane età della protagonista, anche l’unico vero riferimento in termini di abitudini, scelte di vita e tipologia di persone. Non è un caso che, come hai sottolineato, alcuni dei maggiori cambiamenti o comunque dei principali momenti di self-reflection di Hannah avvengano fuori dalla Metropoli, non è un caso che la Hannah dislocata si creda stravolta, distrutta, spersonalizzata, ma spesso si scopra più vera, più forte, più libera.
    New York agisce dunque anche in questo caso in maniera determinante, seppur in absentia, non semplicemente come freno alla crescita, sarebbe riduttivo pensarlo, ma come micro-mondo che la protagonista scopre essere immerso a un mondo più grande, che può darle nuovi stimoli e soprattutto la possibilità di tornare nel micro con un altro punto di vista. Ecco, è proprio questo movimento dialettico di va’ e vieni una delle cose più interessanti di Girls, dei processi mentali di Hannah e di questo episodio in particolare.
    Mi collego anche alla bella riflessione di Irene qui su per porre un interrogativo secondo me non banale: posto che il ruolo di Girls nei discorsi culturali è sempre più rilevante e lo è stato sin dall’inizio, è possibile pensare che questa serie possa col tempo universalizzarsi e quindi, tra tra quindici anni, parlare tanto anche ai (e dei) giovani tra i venti e i trent’anni che ci saranno? Nel finale della recensione affermi che potrebbe venire apprezzata ancora di più se privata dell’insieme di discorsi culturali che in alcuni casi possono rivelarsi una zavorra e mi sembra un discorso molto sensato. Sono convinto anche io che tra qualche decennio Girls possa smettere di essere considerata prevalentemente come “l’espressione di un periodo storico” e storicizzarsi come un’opera di finzione affascinante e originale, espressione artistica di una delle autrici più significative degli anni Dieci.
    Sarà ancora capace di radiografare i giovani come ha fatto con quelli del suo tempo? Questo solo il futuro potrà dircelo, ma non c’è dubbio che alcuni conflitti messi in scena, alcune contraddizioni analizzate con delicatezza, profondità e (spesso) crudeltà, si ripetano in maniera ricorsiva nel tempo e che quindi potranno fare da specchio per tanti spettatori anche in futuro.

     
  4. Irene De Togni scrive:

    Personalmente credo che col passare del tempo l’unico auspicio che si possa fare sia quello che fa Eugenia ovvero che non facendo più parte (la serie) del dibattito attuale (di un ipotetico dibattito “attuale” nel futuro) si possa riflettere più liberamente sugli aspetti più legati alla poetica e all’estetica della serie (penso che l’esempio letterario più classico in questo senso sia Balzac ed il modo in cui oggi ci si avvicina ad autori di questo tipo).
    La prospettiva diventerebbe quindi più che altro storica, il che non significa che non si possa tentare una ri-attualizzazione (è questa la dinamica che definisce un classico d’altronde) e che possa ancora comunque “dire qualcosa” in questo senso anche in futuro ma (in my opinion) significa che non potrà più parlare in modo così diretto ad una generazione che non sia quella degli Young Adult negli anni Dieci.
    Dico questo basandomi su “osservazioni” sul passato, in realtà con il clima di “stagnazione” del post-moderno potrebbe anche darsi che la dinamica opera passata/opera presente vada a riconfigurarsi completamente e che il mio discorso si rivelerà di conseguenza un po’ “datato” ;).

     
  5. Eugenia Fattori scrive:

    Rispondo a tutti e due: secondo me il discorso è duplice. Da una parte credo, come giustamente sottolineava Irene, che Girls non possa comunque essere totalmente slegato dal periodo storico di cui fa parte. Da non più coetanea delle ragazze e troppo giovane per essere stata coetanea di quelle di Sex and The City (per prendere una serie spesso usata come punto di riferimento) noto la stessa cosa in entrambe le serie ovvero la possibilità di empatizzare con gli elementi universali, ma anche la grande capacità di essere davvero lo specchio di un momento di preciso. Se oggi si rivede My So Called Life non si può prescindere da un lato dall’apprezzarne la qualità e certi temi che appunto, non cambieranno mai perché non ritraggono un momento storico ma una fase della vita. ma al tempo stesso tante cose sono datate o meglio, nel caso di Girls, probabilmente data la qualità della serie saranno “storicizzate”. Altro discorso è la poetica dell’autrice, che chiaramente dipende in gran parte da quel che Lena Dunham saprà creare negli anni a venire.

     

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