
In the bleak midwinter…
L’episodio ci catapulta senza indugio nella grande angoscia provata dagli Shelby dinanzi alla loro improvvisa condanna a morte. La salvezza che arriva all’ultimo secondo grazie all’intervento di Thomas – diventato ormai così influente da essere capace di ricattare il Re e di ricevere l’Ordine dell’Impero Britannico – è decisamente prevedibile, ma questo non inficia per nulla la validità e la bellezza dei minuti iniziali della puntata: pregni di angoscia e di tensione, essi ci guidano a un punto di non ritorno che segnerà profondamente ogni Shelby.
A partire dal momento dell’arresto inaspettato fino a quello in cui si sono trovati con un cappio attorno al collo, il tempo passato in prigione ha senza dubbio lacerato qualcosa nell’animo di ogni membro della famiglia; le ripercussioni di questi eventi cadranno non solo sul rapporto con Thomas (ormai imperdonabile), ma anche con tutti gli altri Shelby, prospettando una stagione che trascina i Peaky Blinders a vivere sotto l’ombra di minacce sempre più pericolose.
Concluso il capitolo della prigione, la scrittura di Steven Knight decide di portarci all’anno successivo, alla vigilia del Natale del 1925. A dispetto di una serenità dal sapore natalizio che fatica ad entrare nelle vite dei protagonisti, troviamo invece una famiglia profondamente divisa e ferita dagli avvenimenti passati, incapace dunque di ignorare i propri demoni interiori.
Ormai ognuno vive per conto proprio e, mentre John e Arthur cercano inutilmente di fingere di vivere una vita tranquilla e ordinaria insieme alle rispettive famiglie, troviamo una Polly quantomai fragile e in pieno delirio, sovrastata non solo dal trauma della condanna, ma soprattutto dal senso di colpa per aver trascinato in questo vortice di crudeltà e morte anche suo figlio – “Mum. That word is like a bullet to me”. Michael, del resto, è l’unico a lavorare ancora alla Shelby’s Company e a vedere Tommy regolarmente, ma anch’egli si affida alla cocaina per resistere alla stanchezza causata dagli incubi che lo accompagnano ogni notte.
Sembra, dunque, che il tema fondante del ritorno della serie di Steven Knight riguardi l’impossibilità da parte dei protagonisti di ignorare i fantasmi di un passato che, nella sua spietatezza, continua a invadere le menti e i cuori dei Peaky Blinders: a nulla serve tentare di riappropriarsi di una normale quotidianità, perché quest’ultima è ormai un lusso che nessuno Shelby, dopo quello che è successo, può più permettersi.
“My hand has blood.”
“Oh, mine too.”

Cambiato, e non soltanto nel look, il protagonista vive ora in una sorta di esilio volontario e sembra deciso a comportarsi da “semplice” uomo d’affari, lasciandosi alle spalle i giorni più tumultuosi e violenti. Tuttavia, la decisione di isolarsi dal resto della famiglia non dipende soltanto da questo cambiamento, ma è il probabile riflesso di un senso di colpa che continua a tormentarlo anche in una vita piena di tutti gli agi possibili: Thomas è infatti ben consapevole di quello che ha fatto passare alla sua famiglia e sa bene che è impossibile far tornare le cose come prima. La potenza raggiunta dal giovane Shelby non condiziona dunque il suo stato d’animo, in quanto anch’egli si trova a fare i conti con la consapevolezza di essere stato l’artefice di azioni che hanno coinvolto (o meglio, sconvolto) le vite di tanti altri personaggi.
Gli autori e lo stesso Cillian Murphy sono stati molto capaci nel sottolineare la freddezza provata da Thomas immergendolo nelle ambientazioni calde e raffinate della sua casa, la cui grandezza concorre ad accentuare ancora di più la solitudine del protagonista, alleggerita soltanto dalla compagnia del figlio e di qualche donna passeggera.
In questo contesto così lontano dall’unità che caratterizzava la famiglia Shelby, una delle sfide che la serie si trova ad affrontare è proprio quella di far tornare “insieme” i Peaky Blinders in modo credibile e rimanendo costante allo svolgimento della narrazione. La penna di Knight si dimostra abile anche in questo caso, in quanto il riavvicinamento e la collaborazione fra i protagonisti non saranno il risultato della loro volontà, tutt’altro; ma piuttosto di una necessità quantomai urgente: unire di nuovo le forze per contrastare l’arrivo di una temibile minaccia.
“And what’s the purpose of your visit?”
“Pleasure.”

Tuttavia, non tutti sono disposti a farsi guidare nuovamente da Thomas: John e soprattutto Esme pensano di riuscire a fronteggiare da soli il nuovo nemico, sperando ingenuamente di liberarsi da ciò che comporta essere uno Shelby, posizione che ora più che mai assume gli aspetti di una vera e propria maledizione. Le parole di Michael (“We’re not the Peaky fucking Blinders unless we’re together!”) arrivano troppo tardi, mentre l’attacco da parte di Luca dimostra nel peggiore dei modi quanto la coppia stesse sbagliando.
La morte di John e la probabile morte di Michael (anche se per quest’ultimo sembrano esserci delle speranze) arrivano inaspettate e dimostrano tutta la spietatezza dell’antagonista che fronteggerà i protagonisti in questa quarta stagione. La caduta di almeno uno dei personaggi principali stravolgerà nuovamente la narrazione e gli animi dei personaggi ed è probabile che sarà proprio questo tragico avvenimento a riunire, anche emotivamente, i nostri Peaky Blinders. Eliminare così presto uno dei fratelli è una scelta forse rischiosa, ma testimonia la volontà da parte degli autori di inaugurare una stagione che si prospetta a dir poco coinvolgente.
Accanto a una sceneggiatura così audace, inoltre, l’apparato tecnico ed estetico della serie continua ad alzare l’asticella della qualità, adeguando lo stile tipico dello show alle nuove esigenze narrative. Da menzionare ancora l’ottimo utilizzo della colonna sonora, divenuto ormai un vero e proprio simbolo della serie.

Voto: 9

4X01 The Noose: semplicemente un capolavoro !