
In tempi in cui le prime stagioni delle nuove serie sono dei veri e propri eventi costruiti ad hoc dai distributori, ci sono però altre produzioni che, vuoi per la minore potenza di fuoco delle emittenti, vuoi per una minore attitudine alla creazione di veri e propri fenomeni mediatici, passano leggermente sotto silenzio. Wynonna Earp è una di queste, non tanto perché si tratta di uno show poco visto e amato (anzi, è esattamente il contrario, ma ci arriveremo), quanto perché per tante ragioni si allontana dai modelli di quality TV che nel corso negli anni si sono consolidati sempre di più, in alcuni casi sfiorando quasi un approccio di tipo normativo fatto di personaggi sempre più uguali a loro stessi e un incedere narrativo sempre più standardizzato.
A questo proposito ha senso sottolineare che la serie trasmessa da Syfy infatti, a differenza della maggior parte dei prestige drama, non ha dei grandi divi nel cast, non è realizzata da autori di fama internazionale (quasi sempre uomini), non è prodotta sfruttando importanti budget e non possiede un’estetica di stampo cinematografico e caratterizzata da cromatismi cupi e pianosequenza virtuosistici. Tuttavia questi non sono affatto dei punti di debolezza perché – ripercorrendoli in sequenza – Wynonna Earp ha degli interpreti perfettamente in parte e molto apprezzati dal pubblico, è scritta da un’autrice giovane e molto intelligente, sa sfruttare con criterio i soldi che ha a disposizione e soprattutto lo fa nella direzione di una messa in scena non estetizzante e che sporge in maniera decisa verso il b-movie e i generi a basso budget invece che verso le produzioni autoriali mainstream.

Come tutti gli appassionati di western sanno, Doc è stato il miglior amico di Wyatt, suo fedele compagno di tante battaglie. Nella serie però lo troviamo nel presente ancora vivo e vegeto, costretto alla vita eterna da una maledizione ricevuta da una strega che l’ha tenuto imprigionato per lunghi anni sul fondo di un pozzo. Waverly è sostanzialmente la co-protagonista della serie, che da una parte ha un rapporto strettissimo con Wynonna, dall’altra è legata sentimentalmente alla poliziotta Nicole, la quale con il prosieguo della serie acquista sempre maggiore centralità. A completare il parco di protagonisti c’è Dolls, agente di colore sotto copertura ma dalla natura non totalmente umana.

Wynonna Earp per certi versi è un Buffy dei nostri tempi, uno show che unisce generi diversi e li incanala in una prospettiva originale e creativa, attraverso un registro autoironico fatto di battute fulminanti, citazioni divertenti e che evita accuratamente di prendersi troppo sul serio.
L’autrice Emily Andras ha definito Wynonna Earp come un incrocio tra Buffy, Justified e Frozen, rendendo perfettamente l’idea del cocktail di generi della serie, della capacità di essere uno show d’azione e al contempo un racconto al femminile, la storia d’amore tra due sorelle, ma anche quella di queste ultime con i rispettivi partner. Wynonna Earp è un prodotto camp ma in modo sempre consapevole e non stereotipato, una serie che sta sfacciatamente dalla parte della comunità LGBTQIA+ senza però mai apparire didattica (sono tante le testimonianze di fan che raccontano di aver trovato il coraggio di fare coming out vedendo Wynonna Earp).

La capacità di intercettare questo target è dovuta al fatto che Wynonna Earp è una serie intimamente femminista e dall’anima queer, fatta da donne cresciute nell’era dei nuovi media e dei social network, in grado di raccontare i personaggi maschili e femminili uscendo dagli usurati cliché tradizionali. Non è un caso che l’autrice abbia scelto la maternità tra le situazioni narrative su cui concentrarsi maggiormente e attraverso la quale ribaltare gli stereotipi, mostrando sotto un altro punto di vista quella che è una vera e propria supereroina.
Un altro esempio è il triangolo amoroso: sia Doc sia Dolls provano dei sentimenti per Wynonna e in (quasi) qualsiasi altra serie con al centro una donna le storyline principali e soprattutto la caratterizzazione della protagonista sarebbero state definite da questi rapporti. In questo caso invece il rapporto della donna con i due uomini è solo una parte del racconto e non arriva neanche lontanamente a diventare egemone o a pesare così tanto da condizionare l’arco drammatico della protagonista.

A conti fatti la protagonista rappresenta la perfetta sintesi dello show a cui dà il nome, un personaggio complesso ma non complicato, multiforme e caratterizzato da accenti molto diversi. Wynonna è una donna sovrastata da pressioni sociali, è l’erede di una leggenda che porta sulle proprie spalle gli oneri e gli onori di questa discendenza, forte anche del solidissimo rapporto con la sorella Waverly. È una cacciatrice eccellente, ma non finisce mai per cadere nello stereotipo della strong woman che acquista determinazione e coraggio a colpi di traumi. È amante del piacere, del sesso e dell’alcol, ma lo show non carica mai queste abitudini di significati posticci, non inquadra mai questi comportamento come il simbolo di un malessere interiore o di una chissà quale cupezza.
Wynonna Earp è il frutto limpido e vitale di un’autrice, Emily Andras, che non sente il bisogno di soddisfare le aspettative altrui, di raggiungere alcun modello predefinito (che sia maschile o femminile); un’autrice che nello scrivere la propria eroina e il suo team di amici, parenti e partner un po’ goffi e un po’ burloni, ma sempre sinceri, si diverte davvero e soprattutto vuole realmente conquistare il proprio pubblico, evitando di somministrargli lezioni, fargli la morale o insegnargli a vivere.
