
Una volta che le dinamiche di quanto accaduto furono chiare e confermate a tutti, non sono mancati i documentari e gli adattamenti sul piccolo schermo, sulla scia del filone true crime che ha preso piede nel filone dei podcast con Serial e poco dopo sulla televisione americana con lo stravolgente The Jinx. The Act è quindi il quarto adattamento principale della vicenda: sono già stati distribuiti due documentari, Mommy, Dead and Dearest nel 2017 e Gypsy’s Revenge nel 2018, e un film tv prodotto da Lifetime e rilasciato a fine gennaio di quest’anno.
Senza entrare troppo nei dettagli della storia, si possono riassumere i suoi tratti principali, ormai noti al grande pubblico: Dee Dee Blanchard, madre di una figlia considerata gravemente malata ed incapace di vivere in maniera autonoma, è stata trovata morta nella casa in Missouri dove si era trasferita dopo che quella precedente era stata distrutta dall’uragano Katrina. Quello che sembrava un caso di omicidio da parte di un ex marito o di un individuo esterno alla famiglia ha presto rivelato dei dettagli sconvolgenti, fino a concludere che la madre soffriva di sindrome di Munchausen per procura, gettando un’ombra sul passato “malato” della figlia Gypsy e sul controllo ossessivo esercitato su di lei.

In generale, quello che convince di più finora è il rendimento del percorso di Gypsy in relazione alla tirannia dovuta alla malattia mentale della madre. Nonostante venga gestito in maniera piuttosto standard, la qualità delle interpretazioni e l’interesse genuino suscitato da una storia così unica producono l’inevitabile effetto di tenere incollati allo schermo, curiosi di scoprire in quale modo si è sviluppata l’innaturale crescita di Gypsy in quell’angolo sperduto del Missouri. Quello che viene messo in scena è a metà tra il racconto di formazione e il giallo, con elementi nel percorso di Gypsy che vengono distorti dal suo rapporto con la madre e – di conseguenza – la sua relazione con l’ambiente circostante.

In primo luogo, la costruzione della tensione che accompagna alla lenta scoperta dell’omicidio funziona in genere quando i dettagli non sono noti allo spettatore. La tecnica di fornire piccole informazioni in ogni episodio si nutre dell’incertezza di chi guarda, dei nodi ancora non sciolti per quanto riguarda chi ha commesso l’omicidio e per quale motivo: in questo caso, data l’altissima notorietà della vicenda, tale costruzione suona quasi come una presa in giro – o perlomeno dà l’impressione di un espediente vecchio, completamente ignaro degli sviluppi in termini di risonanza mediatica che la storia ha avuto. In poche parole, si ha la sensazione che gli autori vogliano raccontare una vicenda che nessuno conosce, quando in realtà se ne è parlato su tutti i mezzi d’informazione per più di quattro anni.
Il secondo problema con l’approccio utilizzato nella narrazione sta nel suo debito evidente alla struttura del prestige drama, i cui gialli seguono spesso una struttura e uno stile espositivo ben definiti. In questo The Act si configura come un prodotto del tutto scolastico, che non punta ad innovare ma fa leva sulla potenza intrinseca della narrazione affidandosi a degli schemi ben consolidati; il problema è che, nel 2019, questi schemi sanno di stantio, data l’evoluzione vertiginosa degli standard televisivi e il tramonto del prestige drama come tipologia di prodotto televisivo d’eccellenza. Questi primi due episodi si presentano quindi come il retaggio di un sistema ormai superato, che cattura ancora parte degli spettatori grazie alle storie che mette in atto, ma che fa molto poco per arricchire veramente l’immensa offerta televisiva che ci troviamo di fronte in tempi recenti.
L’esordio di The Act è certamente interessante e coinvolgente, prendendo spunto da una storia che ha ormai attirato l’attenzione del grande pubblico in diversi modi. Rimane da chiedersi se ci sia qualcosa di più, se la serie possa in qualche modo andare oltre l’interesse della vicenda per differenziarsi dagli adattamenti che l’hanno preceduta ed aggiungere qualcosa di significativo all’offerta attuale di Hulu; alla luce di questi due episodi, la risposta sembra essere negativa.
Voto: 6+
