
La seconda stagione si apre sugli stessi binari, riportando lo spettatore nella pazza New York City con un cold open volutamente alienante e provocatorio. Nel pieno del periodo pasquale, i marciapiedi della città si macchiano del sangue di un gruppo di suore che partecipano ad una easter egg hunt della morte: visibilmente spaventate, indossano delle cariche esplosive che detonano vistosamente in mezzo ai passanti creando un macabro spettacolo e lasciandone viva solo una, quella che riesce a trovare l’uovo. La sequenza riporta immediatamente alle atmosfere più apprezzate della prima stagione, quel misto tra dissacrazione e surrealismo sempre strettamente connessi ad una violenza pervasiva, che si diffonde a macchia d’olio e trova modi sempre più originali per manifestarsi.
Your imagination is a pretty F’d up place to live, Nick.

Chi non è disposta ad arrendersi è, invece, Merry: estromessa ipocritamente da un dipartimento di polizia corrotto che l’ha sacrificata come capro espiatorio, è ora un agente immobiliare, lavoro che svolge nell’ottica di lasciarsi alle spalle la traumatica esperienza del Natale passato, continuando però segretamente ad indagare per incastrare il fuggiasco Sonny Shine. L’ex agente McCarthy non riesce ad abbassare la testa e “andare avanti”, una filosofia che sembra invece muovere Sax, sperando che i guai non vengano a cercarli (“hope trouble doesn’t come looking for us”).
I don’t have a vengeful bone in my body.
È una stagione che si apre sulla scia del cambiamento, una trasformazione evidenziata dallo stesso Happy che allo specchio si vede sempre più vecchio e in fase discendente, probabilmente perché con la crescita di Hailey il suo ruolo di amico immaginario sarà sempre meno significativo, fino a scomparire del tutto. Cambiamenti nella vita dei personaggi, che sono fisici, psicologici o lavorativi; cambiano anche le minacce, con l’apparizione di un nuovo pittoresco villain, The Bunny, la cui identità è sconosciuta solo fino alla rivelazione nel finale di episodio, colpo di scena ampiamente prevedibile ma coerente.
Da sottolineare come gli autori – l’episodio è scritto da Brian Taylor, anche regista, e Grant Morrison, l’autore della serie a fumetti dalla quale è tratto lo show – scelgano di mischiare nuovamente l’ambientazione urbana con le caratteristiche estetiche e narrative offerte da una festività cristiana ben precisa. Se nella prima stagione era l’immaginario natalizio a caratterizzare il setting e i personaggi, stavolta è la Pasqua ad essere protagonista indiscussa, come richiamato anche dal titolo dell’episodio e dal già citato villain, il quale si presenta con una tuta di pelle nera che rappresenta un terrificante coniglio.
The war on Easter is real, and we can win it! We’re going to Make Easter Great Again for the first time.

Questo primo episodio della seconda stagione di HAPPY! dimostra di avere ancora voglia di intrattenere ai massimi livelli come aveva già abilmente fatto nella sua prima annata: il misto tra follia, violenza esplicita, surrealismo e nonsense è perfettamente bilanciato da personaggi divertenti e interessanti da seguire nella loro evoluzione. Non è una serie groundbreaking, non vuole essere innovativa o indagare un tema forte nello specifico, ma offrire un divertimento adrenalinico e intelligente sfruttando al meglio possibile l’estremizzazione delle sue caratteristiche principali, cosa che finora ha fatto decisamente bene.
Voto: 7½
