Succession – Take What’s Yours 5


Succession - Take What's YoursIn un panorama variegato come quello odierno dove i colossi dello streaming, i network e le reti via cavo rilasciano contenuti in continuazione, è facile che alcune di queste serie finiscano nell’ombra, con prodotti molto validi che fanno fatica a emergere in un mercato estremamente competitivo. Uno degli esempi più lampanti è Succession, serie HBO che, dopo un’ottima prima stagione di cui si è parlato poco, sta finalmente uscendo allo scoperto, con critici e pubblico in estasi.

Succession nasce dalla mente di Jesse Armstrong, sceneggiatore britannico che ha collaborato a serie del calibro di Black Mirror e Veep, e segue la storia dei Roy, una ricca famiglia che controlla il conglomerato mediatico Waystar Royco che ha molti punti in comune con i reali Murdoch (proprietari tra le altre cose di Fox News). A capo dell’impero c’è Logan Roy, interpretato da un grandissimo Brian Cox, immigrato scozzese che ha costruito da solo questo colosso e che ora, alle porte del pensionamento, si trova a dover trovare l’erede al “trono”. Peccato che, in verità, non abbia nessuna voglia di lasciare in mano alla prole quella che in definitiva è la creatura a cui è più affezionato, dando così spazio a una serie di dinamiche in cui cerca di boicottare e manipolare gli eredi. Giochi di potere che a molti ricorderanno Game of Thrones, e questi Roy sono un po’ dei Lannister trapiantati nella New York del ventunesimo secolo.

Succession - Take What's YoursI figli di Logan, Kendall (Jeremy Strong), Roman (Kieran Culkin), Shiv (Sarah Snook), Connor (Alan Ruck), quello più anziano e avuto dalla prima moglie, hanno sempre vissuto nell’ombra del padre, cercando in tutti i modi di compiacerlo e farsi strada per uscire come favoriti per la corsa al trono. Questo, però, li ha inevitabilmente portati ad arrivare in età adulta con un complesso di inferiorità rispetto alla figura paterna e seri problemi che spesso sfociano in comportamenti infantili. Kendall è il candidato numero uno, ma è anche quello che più di tutti subisce i giochi del padre. Tra i quattro, Shiv è l’unica ad essersi costruita una vita lontano dalla famiglia – lavora in politica – e infatti è la più normale, ma non per questo immune a Logan. Roman può inizialmente apparire come elemento di comic relief – alcune delle frasi migliori della serie sono opera sua -, ma gli autori non sono mai banali nella caratterizzazione del personaggio, e andando avanti dimostra di essere molto di più, emergendo in varie occasioni come un ottimo uomo d’affari. 

Logan seduce e poi antagonizza, facendo ricadere i dubbi su chi gli sta di fronte, una tattica che gli permette di mantenere sempre il controllo. È una dinamica rivoltante, tipica di una figura che, negli ultimi anni, ci siamo abituati a vedere emergere fin troppo spesso nel mondo. Nonostante i chiari tratti disturbanti, riesce comunque a restare a galla e circondarsi di seguaci e veneratori disposti a fare qualsiasi cosa per compiacerlo ed entrare nelle sue grazie.  Ovviamente non si ferma ai figli, e prosegue il suo percorso di antagonismo anche nei confronti del fratello, Ewan Roy (James Cromwell), unico personaggio immune al suo ego, una sorta di eremita recluso nel verde del Canada, che ne è l’esatto opposto: silenzioso, distaccato dagli affari di famiglia, ecologista, ma con un profondo odio per Logan che vede come reincarnazione di tutto quello che sta andando male nel mondo. 

Il grande cast di membri della famiglia Roy è circondato da una serie di personaggi fantastici, tra cui il cugino Greg, nipote di Ewan interpretato da Nicholas Braun  e uno dei co-protagonisti più interessanti che instaura un rapporto esilarante con Tom (Matthew Macfayden), il marito di Shiv. A loro si aggiungono i vari Gerri (J. Smith-Cameron), Marcia (Hiam Abbass), e Frank (Peter Friedman), che popolano il mondo dei Roy e che, nonostante non abbiano la stessa influenza di Logan, sono dei tasselli importantissimi nei complessi giochi di potere che ruotano attorno alla Waystar Royco. Tutto questo non sarebbe ovviamente possibile senza una grande scrittura, e la writers’ room guidata dal creatore Jesse Armstrong è riuscita nei due anni di messa in onda a toccare picchi narrativi altissimi, con un racconto mai convenzionale e sempre imprevedibile. Proprio lo showrunner ha vinto un meritatissimo Emmy per la migliore sceneggiatura con l’episodio finale della prima stagione “Nobodoy is Ever Missing”, superando la concorrenza dei favoriti Game of Thrones e Better Call Saul

Succession - Take What's Yours

Tra gli elementi più importanti di Succession spicca la musica, composta dal grande Nicholas Britell (Moonlight, Vice), le cui note danno la sensazione di assistere a giochi di potere di un’altra epoca, quando il destino del mondo si decideva a corte. Ora le cose sono cambiate e i potenti se ne stanno ai piani alti dei grattacieli di New York, ma le motivazioni, le dinamiche, e i capricci sono le stesse di re e regine del passato. La colonna sonora di Nicholas Britell è stata premiata agli ultimi Emmy per il migliore tema musicale.

Parlare oggi di ricchi miliardari sembra quasi in controtendenza rispetto alle tematiche di interesse globale, ma Succession riesce comunque a farsi strada e ad emergere come uno dei prodotti più interessanti degli ultimi anni, grazie a un racconto molto personale che è in definitiva la tragedia di una famiglia in cui i figli cercano in tutti i modi di farsi amare da un padre che proverà sempre rancore nei loro confronti per non aver sofferto e lottato quanto lui per ottenere quello che volevano. C’è molta tragedia greca in Succession, ma allo stesso tempo è una serie che diverte (i figli di Roy non citano Shakespeare o Machiavelli ma Star Wars) e intrattiene, diventando una satira fortissima di quello che avviene nei salotti dell’uno percento. L’episodio pilota è stato diretto da Adam McKay, premio Oscar per la sceneggiatura di The Big Short, e il suo stile registico ma anche narrativo trovano terra fertile nella serie di Jesse Armstrong. Proprio The Big Short e Vice – altro film di McKay – sono gli esempi più simili al tono di Succession.

Con la seconda stagione, Succession ha finalmente – e giustamente – iniziato a entrare prepotentemente nelle discussioni di critici e spettatori come serie assolutamente da non perdere, un prodotto di altissima qualità che spicca in un’epoca televisiva mai così ricca. HBO ha già annunciato il rinnovo per una terza stagione, che si prospetta come uno degli eventi più attesi del 2020,  mentre in Italia possiamo recuperare le vicende della famiglia Roy su Sky, dove è da poco partita la messa in onda della seconda stagione. Se vi mancano le dinamiche di Game of Thrones o, più semplicemente, cercate un grande racconto familiare con scrittura impeccabile e grandi attori, Succession è la serie giusta.

Condividi l'articolo
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

5 commenti su “Succession – Take What’s Yours

  • Eraserhead

    Mi avete incuriosito, finora l’ho sempre snobbata, più che altro per la regia, che so essere a telecamera a mano e che, a volte, provoca mal di mare alla mia compagna… XD
    Dite che ci si può passare sopra?

     
    • Ivan Pavlović L'autore dell'articolo

      Per me la regia è uno dei tanti punti di forza. Sul fronte mal di mare ti direi che non ci sono problemi. Alla fine è come The Office o qualsiasi altro mockumentary. Non siamo di certo ai livelli di Paul Greengrass. 🙂

       
  • angelo

    Vista con iniziale perplessita’ pensando fosse il solito polpettone sulle faide familiari.
    Invece no.Serie ben fatta , attori bravi, la serie ti prende puntata dopo puntata.