The Crown – Stagione 3 1


The Crown - Stagione 3La serie realizzata da Peter Morgan si è imposta fin da subito come uno dei prodotti qualitativamente più alti del recente scenario televisivo. Le prime due stagioni di The Crown sono infatti state accolte con elogi più che meritati, non solo per l’indubbia qualità della loro costruzione tecnica ed estetica, ma anche per come la sceneggiatura sia stata in grado di illustrare, attraverso la vita della regina Elizabeth II, non solo le vicende legate ai Windsor, ma anche quelle legate alla Gran Bretagna stessa.

Questa nuova stagione, che mette in scena gli eventi accaduti fra il 1964 e il 1977, è stata attesa con particolare impazienza per le numerose novità che avrebbe affrontato, non solo riguardanti il turbolento periodo storico che quest’annata si propone di raccontare, ma anche e soprattutto per il cambio di cast che è stato fatto in vista della necessità di sottolineare l’invecchiamento dei personaggi. E così, i giovani e bravissimi attori che ci hanno fatto affezionare alla serie fino ad ora (Claire Foy, Matt Smith, Vanessa Kirby) sono stati sostituiti da nuovi attori più maturi che hanno dovuto affrontare una sfida durissima: interpretare le proprie parti tenendo conto del lavoro svolto dagli attori precedenti e dando continuità al loro personaggio e, nello stesso tempo, innovare questi stessi personaggi donando loro quelle sfaccettature che li rendono, appunto, più maturi e più abituati al ruolo che è stato loro imposto.

The Crown - Stagione 3Il periodo storico preso in analisi da questa stagione di The Crown, inoltre, rende la sfida ancora più ardua, perché si tratta di anni che hanno messo in crisi la famiglia reale e, in generale, la Gran Bretagna stessa. Fra crisi economiche, scioperi, tentativi di colpi di stato e una modernità che avanza con sempre più insistenza, mai come in questa stagione l’esistenza stessa della monarchia è stata messa in discussione non solo dal popolo – stanco delle ipocrisie, delle pretese e dei vizi monarchici – ma dagli stessi protagonisti, che hanno visto vacillare il senso stesso delle loro azioni e dei loro ruoli. Questi traumi sono stati alimentati, inoltre, dal fermento della lotta generazionale nata in questi anni, i cui slanci di ribellione hanno toccato anche i giovani della famiglia reale, soprattutto la Principessa Anne e l’erede al trono Charles, interpretati rispettivamente dai validissimi Erin Doherty e Josh O’Connor. Questo fermento di controcultura ha spinto i ragazzi a non accettare con facilità le rigide regole imposte dalla loro peculiare famiglia, rendendoli più che insofferenti all’idea di dover sotterrare la loro individualità e i loro i desideri per lasciare il posto alla pacatezza e alla freddezza appartenenti al loro status monarchico.

Splendidi episodi come “Tywysog Cymru” e “Dangling man” mettono in luce proprio lo slancio e l’entusiasmo giovanile di Charles, interessato a coltivare conoscenze ed emozioni autentiche per accrescere la propria individualità che, se da un lato è desiderosa e impaziente di seguire il destino di diventare Re, dall’altro impedisce al ragazzo di rinunciare alla propria persona per assumere le vesti di un mero simbolo, un ruolo che gli sta stretto e che cerca di cambiare con insuccesso davanti agli occhi severi dalla madre. Questa particolare forma di rassegnazione è, invece, esibita costantemente da Elizabeth, di cui la splendida interpretazione di Olivia Colman sottolinea il percorso della donna da giovane sovrana ingenua a esperta ed inflessibile regina, dotata di una pacatezza e di un’imparzialità che, per quanto siano caratteristiche prive di estro, sono state l’ancora alla quale la monarchia si è aggrappata durante i traumatici momenti vissuti nel decennio messo in luce nelle puntate. Olivia Colman convince, inoltre, perché rende questo cambiamento della Regina del tutto credibile, conservando alcuni dettagli della precedente interpretazione di Claire Foy e riportando così sullo schermo alcune sfumature e alcuni dettagli della giovane Elizabeth conosciuta nelle prime annate. Minuscoli particolari e piccole attenzioni (ad esempio, il tono della voce che, talvolta, è tremendamente simile a quello della Foy), hanno potuto preservare la continuità di un personaggio che vediamo, sì, cambiato e in evoluzione, ma che non ha perso le caratteristiche con cui è stato presentato in principio.

The Crown - Stagione 3Sembra adesso che la sovrana abbia pienamente padroneggiato le responsabilità che le sono piombate addosso alla morte del padre, assumendo in tutto e per tutto il ruolo di un simbolo imprescindibile, necessario per la stabilità stessa della Gran Bretagna e del suo prestigio. Nulla, neanche le più profonde inclinazioni individuali, possono scavalcare i doveri imposti dalla corona, e tutto dev’essere sacrificabile dinanzi a questa responsabilità. Il ruolo stesso di madre, che forse avrebbe guardato con fierezza gli slanci individualisti del figlio Charles, è costretto a piegarsi sotto il peso del ruolo di sovrana, la cui freddezza annichilisce i desideri del ragazzo, ricordandogli con implacabile durezza che, in quanto erede al trono, non può concedersi il lusso di farsi trascinare dalle passioni e dalle ideologie e, soprattutto, non può permettersi di diventare un altro Duca di Windsor, tanto caro al ragazzo quanto disprezzato dal resto della famiglia reale proprio per come ha scelto di accrescere il proprio ego e i propri affetti a discapito dei doveri a lui conferiti dalla corona. Probabilmente, sarà proprio a causa di questa durezza imprescindibile – causata dalla necessità che Charles non segua le orme di quest’ultimo – che il rapporto fra madre e figlio continuerà ad affievolirsi e a raffreddarsi, diventando così uno dei simboli più tragici dei sacrifici imposti dalla Corona.

Questa seconda natura che Elizabeth ha dovuto sviluppare e accrescere a discapito di ogni suo slancio emotivo e individuale è il chiaro motivo per cui, in un episodio meraviglioso come “Aberfan”, si può vedere come la sovrana possa sentirsi talvolta spaventata dalla possibilità di perdere del tutto quell’emotività che ha dovuto sotterrare così tante volte per far prevalere la Corona. L’abitudine a recitare un ruolo fondamentale, a spogliarsi di ogni possibile inclinazione e affettività, a rendere la Corona la propria unica ragione di vita ha, per così dire, congelato tutti gli slanci emotivi che nascerebbero spontaneamente in condizioni meno restrittive, facendo sentire Elizabeth addirittura come un essere umano “sbagliato”, privo di sentimenti e di empatia, come lei stessa ammette nella puntata. Addirittura, la visita alla cittadina di Aberfan, teatro di una così atroce tragedia, non ha smosso nell’immediato l’animo della donna che si è trovata nella situazione di dover fingere di piangere in pubblico. Questa freddezza, come rende ben chiara la conclusione della puntata, non è un segno di mancanza di empatia della donna, ma è semplicemente il risultato conseguente a tutti gli sforzi compiuti fino ad ora per obbedire alla Corona: le emozioni della Regina, infatti, emergono a scoppio ritardato, quando è sola; ma anche in questo momento, le lacrime di Elizabeth non possono evitare di essere legate alle lacrime della Gran Bretagna stessa, suggellando ulteriormente l’unione indissolubile che lega la sovrana al destino britannico.

The Crown - Stagione 3Se, da un lato, la serie ci mostra come la Regina riesca a resistere ai numerosi cambiamenti sociali e culturali proprio mantenendosi attaccata con più forza al proprio ruolo (e salvando, di fatto, la monarchia stessa in uno dei momenti di maggiore crisi), altri personaggi più “insofferenti” non sono stati risparmiati da questa crisi che si è manifestata nella loro vita nei modi più inaspettati, facendogli mettere in dubbio il senso stesso del loro status e delle loro attività. Philip, interpretato da un ottimo Tobias Menzies, appare adesso come un personaggio squisitamente contraddittorio: un uomo dal temperamento vivace che è riuscito – non senza screzi – ad inserirsi nell’ambiente monarchico senza sacrificare del tutto l’esplosività di alcuni dei suoi lati caratteriali. Diviso, in questa stagione, dai ricordi di un’infanzia tormentata scaturiti dal ritorno della madre (a tal proposito, è impossibile non menzionare la spettacolare interpretazione in “Bubbikins” di Jane Lapoitaire nei panni della Principessa Alice) e dall’entusiasmo e dalla voglia di prassi e azione scaturiti dalle imprese degli astronauti nell’allunaggio del 1969, Philip vive un momento peculiare e, in piena crisi di mezza età, soffre nuovamente delle restrizioni e delle limitazioni provenienti dal suo ruolo, incapace adesso di soddisfarlo e di dare senso alla propria vita.

Se, nella fine dello splendido “Moon Dust” Philip sembra riuscire a riappacificarsi con se stesso tramite l’esercizio del pensiero e l’abbandono delle sue pretese, la principessa Margaret – interpretata da una valida Helena Bonham Carter – soffre più di ogni altro delle limitazioni del suo status. La donna soffre non solo per le restrizioni della sua famiglia (a cui, comunque, si è ribellata con una vita disordinata e, spesso, squilibrata), ma soprattutto per il fatto di essere stata costretta a vivere un’esistenza all’ombra della sorella maggiore senza poter sviluppare le proprie inclinazioni; per il fatto di essere messa sempre da parte e di essere stata rinchiusa in una gabbia dorata che, con il passare degli anni, ha perso ai suoi occhi qualunque senso di esistere. Non stupisce, alla luce di tutto questo, quanto lo squilibrio di Margaret sia cresciuto nel corso degli anni – peggiorato a causa della relazione tossica con Tony – e arrivato al suo punto più alto in “Crie de Coeur”, che ci ha offerto uno splendido quadro del malessere di questo personaggio, la cui tragicità è ulteriormente sottolineata dal confronto con la diligenza della sorella.
Il rapporto così intimo fra le due è illustrato in maniera splendida nello show: anche se prende pochissimo tempo, è ben chiaro che ognuna vede nell’altra qualcosa che avrebbe potuto essere e che le è stato impedito di realizzare (la serietà e la responsabilità di Elizabeth da una parte, la libertà e il brio di Margaret dall’altra) e, invece di scontrarsi per questo, le due sorelle simpatizzano fra di loro proprio perché entrambe sono state costrette a rinunciare a una parte di loro stesse per un destino che è stato deciso per loro senza averle interpellate.

The Crown - Stagione 3Per concludere, questa terza stagione di The Crown è talmente intensa che ogni episodio meriterebbe un’analisi appropriata, in quanto ogni piccolo evento rappresentato dallo show è declinato in così tante ramificazioni (ognuna delle quali è messa in scena in modo perennemente magistrale) che permettono di sganciarlo dalla semplice etichetta di drama storico per aprirsi all’esplorazione di tragedie e meraviglie appartenenti non solo alla vita di Elizabeth e alla famiglia reale, ma alla Gran Bretagna stessa e, in certi frangenti, all’esistenza stessa.

La serie di Peter Morgan continua a stupire, insomma, per la propria qualità e per la costruzione di episodi la cui messa in scena sfiora la perfezione, forti da ogni punto di vista (a partire dalla sceneggiatura e dalle interpretazioni del cast fino alla splendida resa tecnica ed estetica). In particolare, The Crown – attraverso le peculiarità appartenenti ai monarchici – riesce a raccontare la difficoltà di ritagliare la propria individualità in un mondo già dato, con delle regole scritte prima del nostro arrivo,  a cui siamo costretti a obbedire anche quando non  troviamo più le motivazioni per farlo. In questo senso, la serie è un racconto intrinsecamente tragico e poetico di una particolare ed inevitabile condizione umana che, illustrata attraverso le vicende della famiglia reale, riempie la serie di fascino e di complessità, riuscendo a farci avvertire quei protagonisti dalle vite così lontane e diverse rispetto alle nostre come inspiegabilmente vicini a certe sensazioni che conosciamo bene, perché, semplicemente, dietro ogni ruolo e ogni maschera restiamo soltanto degli esseri umani. Non ci resta che attendere le prossime stagioni di uno show che continua ad imporsi come uno dei prodotti più belli e più completi degli ultimi tempi.

Voto: 9 

 

 

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