The Plot Against America – 1×01 Part 1


The Plot Against America – 1×01 Part 1“We don’t need another homeland, right?”

Con questa domanda dal sapore profetico inizia l’episodio pilota di The Plot Against America, nuovo drama di HBO, tratto dall’omonimo romanzo di Philip Roth, che nel lontano 2004 ha voluto raccontare una ucronia ambientata nell’America del 1940. Lo show presenta una versione alternativa della Storia americana che, dopo quasi vent’anni da quando è stato scritto il libro, non sembra poi così lontana dalla realtà che stiamo vivendo.

Una delle prime scene di “Part 1” vede uno scambio di battute tra il piccolo Phillip Levin e suo padre Herman che, dopo aver dato un’offerta per gli ebrei in fuga dalla Germania nazista, tenta di spiegare al figlio cosa stia succedendo nel mondo e lo rassicura del fatto che loro siano al sicuro; la sua non è una frase fatta, Herman crede davvero in quello che dice e lo fa per una profonda ammirazione nei confronti del suo Paese. Lui ha fiducia nell’America e crede fermamente nei principi che l’hanno fondata; è convinto che lui, i suoi figli, la sua famiglia, la sua comunità non verranno intaccati da un pericolo così terrificante, ma così lontano. Le sue parole sono una dichiarazione d’amore nei confronti di un’America che nel 1940 ha deciso di proteggerli, ma che sarebbe in grado di fare l’esatto opposto senza avvisarli; questa è la premessa su cui si basa The Plot Against America, a metà tra un family drama e un thriller politico, ma che in realtà racconta la storia di un tradimento.

The Plot Against America – 1×01 Part 1Philip Roth ha immaginato come sarebbe stato il mondo se Franklin D. Roosevelt avesse perso le elezioni americane del 1940 contro Charles Lindbergh, aviatore statunitense, figlio di immigrati svedesi, con simpatie per il nazionalsocialismo tedesco, scrivendo una storia che, in qualche modo, sta diventando realtà ottant’anni dopo; David Simon (The Wire) e Ed Burns (The Wire), creatori e produttori dello show, hanno creato un drama storico che ha il preciso intento di raccontare come la perdita della libertà non sia una minaccia così remota ieri come oggi, raccontando gli Stati Uniti del 2020 tramite una storia ambientata a metà del secolo scorso. I due autori ci riescono senza fare l’occhiolino allo spettatore, ma facendogli capire che non si sta parlando di fantapolitica; non ci sono collegamenti espliciti con l’era Trump, ma non serve farlo, è tutto fin troppo chiaro senza che venga ribadito in ogni scena, creando così uno show molto stratificato, per nulla didascalico e non ostico.

Questo episodio pilota – il primo di sei episodi – inizia a farci capire l’universo in cui le vicende sono ambientate e crea le connessioni tra tutti i personaggi, delegando la messa in moto della trama ad un altro momento: ora incontriamo tutta la famiglia Levin e la vediamo interagire con un mondo che lentamente si sta trasformando. Non a caso i momenti chiave dell’episodio sono quelli in cui i protagonisti ascoltano o guardano il mondo, in cui si fermano per un istante, mettono in pausa i rapporti tra di loro – che possono essere conflittuali, come tra Herman e suo nipote Alvin, o caratterizzati dal sostegno reciproco, come tra le sorelle Elizabeth e Evelyn – e guardano fuori da se stessi. L’episodio è scandito da due momenti chiave: il primo è quando la famiglia Levin si riunisce davanti alla radio e ascolta i diversi bollettini di guerra e i messaggi del candidato alla Presidenza Charles Lindbergh. Nel secondo, invece, vediamo Phillip osservare in cielo un aereo che sorvola la città: su quell’aereo starà volando il Presidente o si tratta di un aereo di guerra? Il ragazzo non sa darsi una risposta e non lo fa neanche lo spettatore. È forte la sensazione di smarrimento e di incertezza nei personaggi,  che sono investiti dalla Storia senza la possibilità di fare resistenza.

The Plot Against America – 1×01 Part 1Il punto forte di questa rivisitazione della storia americana è che David Simon e Ed Burns non dipingono un’America spaventosa – come in altre distopie televisive (The Handmaid’s Tale, The Man in the High Castle) –, ma ci mostrano uno scenario familiare che ad uno sguardo superficiale non fa paura. Il rabbino Lionel Bengelsdorf (John Turturro, in foto a sinistra), che capiamo subito essere dalla parte di Charles Lindbergh, non viene dipinto come un mostro, sebbene cerchi di portare la sua comunità verso un candidato presidente chiaramente antisemita. Facendo ciò, gli autori non vogliono normalizzare il male, ma al contrario lanciano un forte monito, avvisandoci che non sempre i cattivi sembrano tali; il fascino del fascismo è il nemico più grande contro cui si scontra la società e viene mostrato in questo episodio attraverso la gente comune, che diventa uno specchio che riflette idee e discorsi di Lindbergh senza capirne la vera portata e la pericolosità per il loro futuro.

Nel resto dell’episodio il family drama in costume fa da padrone, mettendo in scena le dinamiche di una famiglia ebrea nell’America del 1940 in modo tutt’altro che entusiasmante; le interazioni tra i protagonisti non costruiscono la parte interessante dello show, ma servono solo da antefatto a ciò che succederà nei prossimi episodi, facendo in modo che ogni loro azione possa essere on brand per aspirare ad una coerenza narrativa che renda questo prodotto il più verosimile possibile. Lo scopo degli autori è che ognuno di noi si immedesimi nella famiglia Levin e faccia autonomamente un confronto con il presente.

The Plot Against America, con la sua doppia anima di drama familiare e thriller politico, ci dimostra quanto sia facile cadere nel baratro senza neanche accorgersene, e che una volta superata la linea di non ritorno, quella che abbiamo sempre considerato casa, potrebbe chiuderci le porte in faccia. Se anche la forma fosse stata al livello del contenuto, questo episodio pilota sarebbe stato ancora più convincente, ma per il momento lo show è qualcosa su cui puntare.

Voto: 7

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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