Love, Victor – Stagione 1


Love, Victor - Stagione 1Love, Victor, serie spin-off del film “Love, Simon”, era una delle novità più attese di questa prima parte del 2020 e il perché è presto detto: il film da cui la serie Hulu prende le mosse è stato una vera e propria sorpresa che, nel 2018, ha dato una marcia in più al genere in cui si inseriva. Greg Berlanti, regista della trasposizione cinematografica del libro omonimo scritto da Becky Albertalli, aveva portato sullo schermo un coming of age assolutamente fuori dagli schemi visti fino a quel momento: la vicenda di Simon, un ragazzo nel pieno dell’adolescenza, diventa la storia di un coming out difficile ma al contempo inserito in un contesto di comprensione e accettazione – con una trama non certo priva di qualche ostacolo sul versante dell’amicizia, ma comunque tendente a mostrare come dovrebbe essere accolta, soprattutto in famiglia, l’omosessualità di una persona in un mondo ideale.

La notizia di uno spin-off seriale, con Isaac Aptaker e Elizabeth Berger come autori, era quindi stata accolta con grande entusiasmo, soprattutto per l’idea di poter estendere il discorso su una durata maggiore; questo dava quindi la possibilità di indagare in maniera più approfondita cosa succede nella mente e nell’animo di un adolescente omosessuale che si trova a dover affrontare il mondo esterno, ad oggi, con la consapevolezza che certe cose sono sicuramente cambiate, ma che esiste ancora un alto livello di omofobia che non può essere ignorato.
Love, Victor si caratterizza sin dal pilot come uno spin-off sui generis, perché non procede sulla strada del remake in versione seriale, ma si caratterizza come un sequel del film che si concentra però su un altro ragazzo. Non è necessario aver visto “Love, Simon” per poter apprezzare questa prima stagione, ma di sicuro è meglio averlo visto dato che il primo episodio parte proprio dalla fine del film: esattamente due anni dopo le vicende di Simon Spier, Victor Salazar (Michael Cimino) si trasferisce con la famiglia ad Atlanta e, insieme alla sorella Pilar, si trova a frequentare la stessa scuola superiore di Simon, quella Creekwood High School che aveva fatto da sfondo alle vicende del film.
La genialità della serie sta proprio nel mettersi in continuità e al contempo in rottura con la storia originale.

Love, Victor - Stagione 1La continuità è forse l’elemento più spiazzante a partire dal pilot: Victor viene a sapere dalla vice-preside (che nel film era l’insegnante di teatro) la storia di Simon e dunque, essendo fortemente in dubbio circa il suo orientamento sessuale, decide di scrivere a Simon – ormai trasferitosi a New York con Bram – per chiedergli consigli su come gestire la propria vita e le proprie emozioni.
La relazione epistolare che i due intrattengono – con il voice-over di Nick Robinson a leggere le mail di Simon – diventa quindi il trait d’union tra film e serie: le sofferenze che Simon ha patito durante gli anni del liceo lo trasformano in quel “guru” di cui Victor ha disperatamente bisogno, fino al punto in cui, nell’ottavo episodio, il protagonista va a New York a trovare Simon e vedremo quindi di nuovo sia quest’ultimo che il suo ragazzo Bram – una puntata che peraltro è tra le migliori della stagione grazie all’evidente desiderio di rappresentare il mondo LGBTQ+ nella maniera più inclusiva possibile.
Insomma, non è un remake in senso stretto; assomiglia a un sequel, ma non per mostrarci cosa succede al protagonista del film dopo il liceo. Love, Victor parte dalle fondamenta costruite da “Love, Simon” per raccontare l’esperienza di un altro ragazzo, che ha molti tratti in comune con la vicenda precedente, ma che per molti altri se ne distacca in maniera lampante.

Arriviamo quindi a parlare dei punti di rottura rispetto al film, che sono non solo necessari in molti casi, ma anche decisamente innovativi.
La storia di Simon, pur essendo una vicenda che comportava per il protagonista molti travagli interiori, era per molti versi anche più facile: Simon era un ragazzo bianco, proveniente da una famiglia molto unita, con una sorellina adorabile, una madre progressista (Jennifer Garner) il cui discorso al figlio dopo il coming out andrebbe mostrato nelle scuole, e un padre che era la rappresentazione più lontana possibile del concetto di “mascolinità tossica”. Insomma, Simon ha dovuto comunque affrontare le sue difficoltà – e quale coming out non ne comporta? –, eppure (ed era questa la forza del film) ad accoglierlo c’erano familiari e amici che non hanno mai messo in dubbio il suo valore né la sua persona.
Love, Victor - Stagione 1Il lavoro fatto da Love, Victor è decisamente più stratificato, sotto tutti i punti di vista. Iniziamo da quello più importante: se Simon partiva con già la certezza di essere gay, Victor non ne è così sicuro, e lo spettatore segue il suo percorso insieme a lui, senza sapere cosa scoprirà di se stesso – se è davvero gay, se è bisessuale, se i sentimenti veri e sinceri che prova per Mia sono solo legati a una forte amicizia o se c’è dell’altro. E questa volontà di inclusione del mondo LGBTQ+ è davvero una svolta rispetto al film: ce lo racconta la sigla, che presenta scene della serie con i colori tipici della bandiera arcobaleno del Pride; ce lo racconta il già citato episodio 8 a New York, in cui Victor prende coscienza del fatto che non si è queer in un unico modo.
Ma non finisce qui: anche il quadro familiare presentato dalla serie è molto più complesso. Intendiamoci, il racconto portato avanti dal film è importantissimo, e sarebbe splendido se ogni ragazzo o ragazza che fa coming out si ritrovasse davanti dei genitori così aperti e di così grande supporto come gli Spier. Ma sappiamo, purtroppo, che non sempre è così, anzi; ed è per questo che la serie decide di mostrarci una storia diversa, che dona anche una maggior complessità agli adulti della vicenda.
Innanzitutto la famiglia Salazar è di origini latino-americane ed è molto religiosa, ossia l’esatto opposto della famiglia Spier: questo, oltre ad allargare lo spettro della rappresentazione culturale, aggiunge anche ulteriori difficoltà alla ricerca interiore di Victor, che si trova a vivere non solo con dei preconcetti che fanno parte del suo retaggio familiare e culturale, ma anche con le difficoltà che questo aggiunge all’idea di confrontarsi con la propria famiglia.
Love, Victor - Stagione 1Se gli Spier erano una famiglia felice, senza evidenti problemi di coppia (anche perché ovviamente avevano uno screentime ridotto rispetto al figlio), i Salazar sono in piena crisi a causa del tradimento che li ha portati a trasferirsi in un’altra città; ed è interessante vedere come gli autori si siano allontanati dal classico cliché del marito traditore per raccontarci invece come la madre, Isabel (Ana Ortiz, Ugly Betty), abbia avuto una relazione con un altro uomo, i motivi che l’hanno condotta a questo grave errore, il senso di colpa con cui convive e la difficoltà della coppia a ricostruire un sano rapporto di fiducia. A tutto ciò si sommano gli altri due figli, in particolare Pilar, che soffre la solitudine e la difficoltà di rifarsi degli amici, ma soprattutto che più fatica a fare i conti con le bugie della sua famiglia. Il fatto che la prima stagione (la seconda non è stata ancora confermata) si concluda con la decisione dei genitori di separarsi temporaneamente ma soprattutto con il coming out di Victor alla sua famiglia dà la misura di come questa annata sia stata costruita come preparazione ad un discorso molto più lungo, più approfondito e sicuramente più travagliato rispetto a quello del film.

Se infatti in “Love, Simon” la parte più difficile era quella legata al tradimento di Simon nei confronti dei suoi amici – ossia tutte quelle azioni compiute sotto ricatto per evitare che il suo segreto venisse raccontato a tutta la scuola –, nella serie il rapporto con gli amici è in realtà molto più tranquillo, proprio perché Victor ci mette un bel po’ a capire qualcosa di se stesso, e dunque non si confronta con l’esterno se non appunto con Simon. Il suo rapporto con Felix, il vicino di casa, è il ritratto di quello che dovrebbe essere una sana e onesta amicizia tra due adolescenti maschi, senza tutto quel carico di comportamenti tossici che vedono nell’amicizia maschile un rapporto privo di confidenze, abbracci o manifestazioni di vulnerabilità.
Love, Victor - Stagione 1E infatti il momento in cui Victor decide di fare coming out con Felix (che dovrebbe essere il parallelo della conversazione tra Simon e Abby nel film) è una delle scene più belle della stagione, con quell’abbraccio già anticipato dalla sigla ma che finalmente trova la sua giusta collocazione. La differenza con il film, in cui Simon parlava con una sua amica e dunque giocando più sul sicuro, è evidente: Victor fatica a capire in che situazione si trova, soprattutto dopo aver baciato Benji e aver definitivamente compromesso le cose con lui; e la persona con cui decide di dichiararsi per la prima volta è il suo nuovo amico, un maschio – una scelta molto più forte, che evidenzia ancora una volta (come ad esempio in SKAM) quanto sia necessario rappresentare ragazzi che si aprono con i loro amici maschi senza paura del loro giudizio, o perlomeno senza avere più paura del giudizio maschile rispetto a quello femminile.

Anche le storyline degli altri ragazzi viaggiano su binari all’apparenza stereotipati, salvo poi essere riposizionati in contesti più elaborati, che rendono conto dei loro comportamenti in modo realistico, sfaccettato e per questo più credibile. Lake, ad esempio, è la classica liceale ricca e con uno status che crede di dover difendere, ma solo perché in realtà viene costantemente ignorata dalle persone a cui aspira e denigrata da una madre ossessionata dall’aspetto fisico. La sua relazione con Felix – che ricalca il modello “bella della scuola vs sfigato”, visto e rivisto ovunque e che ha come riferimento l’epica coppia Summer-Seth in The O.C. – solo inizialmente parte da situazioni già note per andare poi, nel corso di poche puntate, ad indagare a fondo per comprendere meglio le posizioni di ciascuno dei due, donando ad entrambi la dignità di un’intelligenza (non così scontata nei teen drama) e di una maturità che rende questa storyline, seppur secondaria, degna di interesse.
Love, Victor - Stagione 1Ed è così anche per Benji, apertamente gay dall’inizio della serie e in una relazione, che, sebbene venga mostrata in poche scene, ha l’indubbio aspetto positivo di mostrare una cosa scontata ma di cui non si parla abbastanza: c’è modo e modo di vivere una relazione omosessuale, e il fatto che si decida di mostrarlo anche in età adolescenziale è un plus che non si può ignorare. Il romanticismo di Benji, che trova una sua eco nelle idee di Victor, è invece quanto di più lontano possibile dalla visione di Derek, che ritiene cose come “gli anniversari” una imposizione della società eteronormata, a cui lui non sente di dover aderire. Non c’è un giusto o uno sbagliato in questa divergenza, e la serie si guarda bene dal decretarli: c’è piuttosto una compatibilità, che può essere maggiore o minore, e che è giusto che venga rappresentata anche nel mondo LGBTQ+, troppo spesso raffigurato per “tipologie”, soprattutto nelle serie teen.

Love, Victor - Stagione 1In conclusione, possiamo dire che Love, Victor sia un esperimento sorprendentemente riuscito: l’idea di intrecciarlo in questo modo alla storia di Simon apre la serie a un potenziale formato antologico che racconti di volta in volta le storie di ragazzi diversi, tutti accomunati dall’avere come supporto una “famiglia per scelta”, costituita da quelle persone che hanno percorso lo stesso cammino e che, ora che sono dall’altra parte, sono lì a fare il tifo per ogni adolescente che affronti dubbi e sofferenze riguardo al proprio orientamento sessuale. È stato di certo un peccato sapere che Disney ha ritenuto il progetto non adatto al target di Disney+, vista la quantità di ragazze e ragazzi che questa serie avrebbe potuto raggiungere; ciononostante, non si può che essere contenti che la serie sia approdata su una rete – Hulu, sempre del gruppo Disney – che ha permesso di osare sicuramente di più. Il percorso di Victor è importante non solo perché tratta il tema dell’omosessualità, ma soprattutto perché parla di cosa vuol dire non avere nemmeno questa certezza: cosa voglia dire per un adolescente fare i conti con sentimenti contrastanti, in una società che di sicuro è meno omofoba di trent’anni fa, ma che di certo non accetterebbe di buon grado un 15enne che fa coming out come bisessuale, ad esempio. Il fatto che Love, Victor abbia indagato approfonditamente il tema ci fa capire quanto ancora si possa raccontare dei ragazzi di oggi, quanto materiale ci sia per creare storie sempre più inclusive, in grado di rappresentare ogni singolo adolescente – e ogni persona – al di qua di uno schermo.

Voto: 9

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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