
Il pilot di Space Force ci presenta il personaggio interpretato da Steve Carell, Mark R. Naird, un generale della Air Force, alle prese con un nuovo e assurdo incarico: creare delle forze armate spaziali per arrivare sulla Luna e colonizzarla entro il 2024. Gli incarichi che Mark e il resto del team sono costretti a soddisfare provengono da alcuni tweet confusionari, rivelanti richieste e capricci di un presidente il cui nome non viene mai pronunciato – ma palesemente ispirato a Donald Trump –, e i cui desideri, vomitati sotto forma di tweet e simili, devono essere interpretati e codificati al meglio. In seguito a uno di questi (“POTUS wants boobs boots on the Moon by 2024”), il ligio al dovere Mark si trova costretto a trasferirsi con la famiglia in Colorado (merita una menzione Lisa Kudrow nei panni di Maggie, la moglie del protagonista) per prendere le redini della fantomatica Space Force e per mettersi al lavoro su un progetto megalomane e capriccioso che, fin da subito, appare chiaramente impossibile da realizzare.
La serie sembra seguire le orme di The Office per quanto riguarda l’impostazione da workplace comedy: Mark, infatti, è rappresentato non solo alle prese con le richieste impossibili del presidente, ma anche e soprattutto con lavoratori e sottoposti inconcludenti e sfaticati, non all’altezza delle responsabilità richieste dal loro incarico e che, in quanto tali, rappresentano le ramificazioni perfette del modus operandi del presidente stesso. In questo contesto, funziona bene la contrapposizione fra il carattere ligio e ostinato del protagonista e la sua consapevolezza di non avere alcuna possibilità di portare a termine il compito folle affidatogli: l’intero pilot poggia infatti sull’assurdo e sul grottesco, strizzando l’occhio alle tendenze e ai comportamenti del mondo reale che hanno, in ultima istanza, ispirato l’idea stessa della serie.

C’è da sperarlo, perché, nonostante diversi spunti positivi e l’intensa carica satirica della serie, Space Force fatica a convincere del tutto. Guardando il pilot, infatti, è difficile sganciarsi dall’impressione che i numerosi elementi messi in scena dalla sceneggiatura fatichino a dare un insieme coeso dell’universo grottesco presentatoci da Carell e Daniels. È vero che, in parte, questa dispersione è voluta, proprio perché il team lavorativo di Space Force deve necessariamente mostrarsi confusionario e delirante, ma la messa in scena di “The Launch” non riesce mai a colpire pienamente nel segno, donandoci pochi momenti davvero divertenti e centrati in una puntata che, nell’insieme, risulta piuttosto piatta. Probabilmente, il motivo principale di questa dispersione e di questa piattezza risiedono nel protagonista che, nonostante la bravura di Steve Carell, non è ancora in grado di reggere il peso di una sceneggiatura e di un’ambientazione che presentano così tanti elementi, non riuscendo ancora ad imporsi come un vero punto di congiunzione fra i diversi aspetti e personaggi dello show. È probabile, però, che questo difetto sia dovuto solo al minutaggio limitato della puntata che, forse, ha impedito alla figura di Mark di incidere quanto potrebbe nel pilot.

In definitiva, l’esordio di Space Force intrattiene e fa sorridere, ma non convince del tutto, presentandoci un universo poco coeso e, ad ora, incapace di sfruttare il suo enorme potenziale. Si spera che, con il proseguimento delle puntate e con maggior tempo a disposizione, questi difetti riescano a svanire per dare giustizia e spessore a uno show tanto promettente.
Voto: 5/6
