
It’s all just perfectly splendid.
Questa nuova stagione – la cui storia è ispirata a Il giro di vite di Henry James – si concentra sulle inquietanti vicende che accadono nella splendida e isolata tenuta di Bly attraverso, inizialmente, gli occhi della protagonista Dani Clayton (Victoria Pedretti), una giovane insegnante che inizia a lavorare come governante per i nipoti di lord Henry Wingrave (Henry Thomas), i piccoli Miles (Benjamin Evan Ainsworth) e Flora (Amelie Smith).

Anche la presentazione dei piccoli Miles e Flora si aggancia a quella di Bly: i due, inizialmente, appaiono come bambini adorabili e molto gentili, eppure Dani e gli spettatori stessi sanno fin da subito che anch’essi nascondono un passato misterioso e doloroso, a causa della perdita improvvisa dei genitori e dell’inquietante suicidio della loro precedente governante, Rebecca Jessel (Tahirah Sharif). Questa consapevolezza rende il loro comportamento nelle prime puntate della stagione squisitamente controverso, in quanto è chiaro che i due hanno un legame stretto con il maniero e con i suoi elementi sovrannaturali, e viene spesso da chiedersi se siano vittime o subdoli complici di questi ultimi; un dubbio, questo, che si manterrà per la maggior parte delle puntate e che accresce il fascino della serie.
I was having the strangest dream.

Se questa scelta ha aperto la strada ad una narrazione spesso avvincente e capace di tenerci incollati allo schermo, toccando livelli altissimi come nell’episodio “The Altar of the Dead” (probabilmente il migliore della stagione), la gestione di alcuni elementi della serie ha vanificato parte del suo potenziale. Le problematiche non si trovano tanto nella scelta di costruire un mosaico narrativo complesso i cui tasselli vengono mostrati in modo sconnesso fino alla risoluzione presente negli ultimi episodi, ma si trovano in una gestione dei tempi e dei ritmi non proprio brillante. I primi tre episodi della stagione, infatti, rubano fin troppo tempo a causa della messa in scena di un’introduzione dei personaggi eccessivamente lenta, piena di dialoghi ingiustificabilmente lunghi e di elementi horror troppo rari e banali (figure allo specchio; bambole inquietanti; impronte fangose; ecc.) per cogliere davvero nel segno e per raggiungere il livello di inquietudine toccato da The Haunting of Hill House.
A questo punto è doveroso aggiungere un’analisi riguardante proprio la vena horror della stagione: banalmente, Bly Manor non fa mai davvero paura. Sembra, infatti, che Flanagan si sia servito di pochi e rari elementi horror per soddisfare esigenze creative diverse che tendono a spingere più verso la costruzione di una narrazione drammatica allo scopo di indirizzarla all’analisi della psiche dei propri personaggi. Se, da un lato, questa decisione ha indubbiamente arricchito d’interesse e di complessità le storyline di ogni singolo personaggio, dall’altro lato ha rischiato di deludere coloro i quali si aspettavano la stessa tremenda inquietudine incontrata in Hill House, la cui potenza orrorifica supera di gran lunga quella di Bly Manor. Inoltre, l’equilibrio stesso presente in Hill House fra elementi drammatici ed elementi horror qui non viene raggiunto, lasciando spazio a una rappresentazione che si concentra di gran lunga sul dramma, e che relega il “far paura” a pochi, scaglionati momenti.
It’s you. It’s me. It’s us.

La grande attenzione dedicata ai destini personali di ognuno di loro permette di illuminare di una nuova luce i fantasmi che infestano il maniero e le menti dei personaggi: questi non sono soltanto presenze spaventose e maligne fini a se stesse, ma diventano vere e proprie testimonianze di dolori e traumi troppo profondi per essere ignorati o dimenticati. I fantasmi di Bly Manor non sono altro, dunque, che ricordi. Ogni elemento sovrannaturale della stagione, infatti, non fa altro che spingere la narrazione verso l’elemento che più le sta a cuore: indagare le conseguenze del trauma e della perdita. Sono questi, infatti, i due capisaldi che uniscono fra loro i destini dei personaggi e che trascendono anche i limiti temporali. Non a caso, la maledizione che ha reso Bly quel “pozzo gravitazionale” che risucchia letteralmente coloro i quali muoiono nella magione in un crudele destino senza volto, parte dalla rabbia e dal dolore provati da colei che un tempo era Viola (Kate Siegel) e che, consumata dal suo stesso dolore, è diventata la letale “lady of the lake”.
Nonostante l’impostazione didascalica di “The Romance of Certain Old Clothes”, le ultime puntate della stagione hanno il merito di srotolare con discreto successo la matassa presentata nelle puntate precedenti, donando ad ogni singolo personaggio una degna conclusione del suo arco narrativo e, soprattutto, colpendo nel segno per quanto riguarda le interazioni nate e concluse fra di loro (si pensi alla relazione fra Dani e Jamie, ma anche al rapporto quasi ultraterreno che ha legato Owen ad Hannah). Il finale agrodolce e poetico della stagione (presente, oltretutto, anche in Hill House) conferma con decisione gli obiettivi di The Haunting: non limitarsi, cioè, a raccontare storie di fantasmi, ma usare questi ultimi per dare vita a storie di amore e di dolore, indagando al massimo la psiche e i tormenti degli esseri umani.

Voto: 7

Questa nuova stagione secondo me conferma la scarsa conoscenza del genere da parte degli autori. Altrimenti non mi spiego la totale mancanza di tensione, non dico di pugni nello stomaco che in realtà mi aspetterei da un horror show, ma proprio di pathos. Noioso e soprattutto tutto già visto (mi chiedo se hanno mai dato un’occhiatina a The Others che dopo 20 anni ancora mi dà i brividi…) e Denise permettimi di dissentire, ma qui del luogo fisico, della Casa che dovrebbe essere la protagonista assoluta, non c’è traccia, è solo un background. Un’ultima cosa: ma quanto è brutto il penultimo capitolo, con quel racconto melenso girato in un bianco e nero da sceneggiato Rai degli anni ’60?
Che esagerazione, io credo che il penultimo episodio sia il migliore della stagione, e che l’intera miniserie trovi proprio nella fotografia uno dei suoi maggiori punti di forza…