In un contes
La storia è ambientata a Miami e cerca di mostrare le diverse sfaccettature, ambienti e classi sociali di una città che ha un rapporto complesso con la corruzione finanziaria, come viene affermato anche da uno dei personaggi principali Phil Rask (Martin Freeman, Sherlock) in una delle prime puntate. Freeman interpreta per l’appunto un’agente dell’FBI corrotto che fin da subito porta alla narrazione una sfumatura inquietante e ansiogena, dando l’impressione di essere sempre sull’orlo di un precipizio o di una crisi psicotica. Phil Rask, seguendo la scia del denaro sporco, incrocia il suo percorso con altri tre protagonisti e si dimostra fin da subito una controversa personalità e uno scaltro antagonista. Nell’altra faccia della medaglia si presentano gli altri tre protagonisti che, apparentemente, sembrano non avere nulla a che fare l’uno con l’altro: un banchiere con alle spalle un padre corrotto (Adam Brody, The OC), una giovane e talentuosa informatica in cerca di finanziatori (Otmara Marrero) e un gangster di Little Haiti (Edi Gathegi).

Per quanto sia infatti una serie incentrata sulla frenetica criminalità finanziaria di Miami, StartUp ha un’occhio introspettivo, che si concentra molto sulle sensazioni e i percorsi dei singoli rallentando la trama generale. Questo è a volte un aspetto positivo, grazie soprattutto alla già citata bravura del suo cast, ma in altri casi un difetto perché, soprattutto all’inizio, si ha l’impressione che gli avvenimenti importanti che permettono alla storia di ingranare si facciano un po’ attendere e la situazione inizi a muoversi solo alla fine del terzo episodio.
L’aspetto più criticato della serie, e che effettivamente rende le tre stagioni meno realistiche e più difficili da digerire, è invece l’eccessiva ostentazione della violenza, la rappresentazione di una Miami che non è prettamente criminale ma è solo criminale; via via che scorrono le puntate, infatti, viene naturale chiedersi se ci sia davvero la necessità di mettere in scena inquadrature colme di sangue, con vittime uccise un po’ troppo a cuor leggero. Non è assolutamente una delle serie più crude presenti sul mercato ultimamente, ma, mentre in altri casi si ha la sensazione che sia un procedimento imprescindibile per il tema che si sta trattando, in questo caso sarebbe forse stata preferibile una violenza sottile, più mentale ed elaborata, legata alla corsa al denaro, rispetto a uno scontro fra gang.
Superata questa
Per concludere, all’interno di questo progetto troviamo anche un nome italiano, per la precisione romano, famoso però a Hollywood per aver prodotto film come 300, Dal tramonto all’alba e Silence di Martin Scorsese. Gianni Nunnari, classe ’59, vive da anni negli USA e si è cimentato per la prima volta con la produzione di una serie tv con StartUp. La produzione ha avuto un budget consistente, riuscendo a ricostruire slum e ad affittare alcune delle più belle costruzioni e ville della città; la fotografia e la regia ne hanno beneficiato, con una messa a fuoco attenta soprattutto ai primi piani che si lasciano alle spalle le luci e la vita di questa Miami che vive ininterrottamente di giorno e di notte.
