Surface – 1×01/02/03 Ictus & Muscle Memory & New Person, Same Old Mistakes


Surface - 1x01/02/03 Ictus & Muscle Memory & New Person, Same Old MistakesSurface, la nuova serie thriller targata Apple TV+, sembrava avere tutte le carte in regola per diventare un ottimo prodotto da consumare in queste settimane estive; tuttavia, nonostante le ottime premesse, questi primi tre episodi lasciano la sensazione di un’occasione sprecata.

Surface, all’apparenza, è un progetto ben collaudato: in produzione abbiamo Reese Witherspoon, e anche ad un occhio meno attento, che si parli della sigla o della ricchezza raccontata, risultano subito evidenti i punti di raccordo con la ben più riuscita Big Little Lies; la serie è stata creata da Veronica West, di cui ricordiamo, tra le tante creazioni, High Fidelity.

Ma di cosa ci parla questo nuovo thriller psicologico targato Apple TV+? La storia è quella di Sophie, che fin da subito ci viene presentata come una “moglie di”: un personaggio a cui guardare in funzione di quelli che le gravitano intorno. Interpretata da un’ottima Gugu Mbatha-Raw, Sophie è una donna affetta da una grave amnesia che ricorda poco o nulla del suo passato recente e delle ragioni che l’hanno portata a tentare il suicidio; infatti, sebbene all’apparenza viva una vita patinata e perfetta, sembra aver deciso volontariamente di porvi fine con un gesto tanto efferato quanto inspiegabile. Proprio questo elemento della trama fa da raccordo all’introduzione dei personaggi secondari della serie: il marito Simon, interpretato da Oliver Jackson-Cohen, da subito fin troppo sospetto, l’amica Caroline (Ari Graynor) e la figura misteriosa che spinge la protagonista fuori dalla sua comfort zone, Baden (Stephan James).

Surface - 1x01/02/03 Ictus & Muscle Memory & New Person, Same Old MistakesL’interpretazione di Mbatha-Raw è uno degli elementi più convincenti della serie: l’attrice, fin dai primi fotogrammi, riesce ad incarnare perfettamente ogni sfaccettatura di un personaggio così complesso e affascinante – sia nel mostrare lo scoramento della protagonista, sia nel sottolineare quanto la stessa Sophie cerchi di aggrapparsi con tutte le forza alla parvenza di vita normale che le si dipana davanti. Tuttavia, i dialoghi piuttosto ripetitivi e talvolta didascalici hanno l’effetto di depotenziare notevolmente il lavoro svolto dall’attrice. D’altro canto, alcune scelte di montaggio giovano alla scrittura poco ispirata, e spicca tra tutti l’utilizzo degli specchi – soprattutto nel pilot, dove si sottolinea la situazione di sdoppiamento che la protagonista affronta nel destreggiarsi tra la sua nuova vita e i ricordi (o la mancanza degli stessi) di quella precedente. Se il personaggio di Sophie vive di luce propria anche per l’ottima prova attoriale, non si può dire lo stesso per i comprimari, di certo non aiutati dalla qualità della scrittura, che si aggira tuttalpiù sulla sufficienza. Nel primo trittico di episodi, infatti, è evidente come tutte le relazioni intessute tra Sophie e i personaggi secondari appaiano facilmente prevedibili e mancanti di mordente. Proprio nel rapporto con il personaggio di Baden emergono tutti i difetti appena menzionati; è evidente come la mancanza di chimica tra i due attori non riesca a tradurre sullo schermo il pathos necessario alle vicende raccontate, né a cogliere a pieno le potenzialità insite in una storia affascinante come quella di un’amnesia.

Surface - 1x01/02/03 Ictus & Muscle Memory & New Person, Same Old MistakesSotto l’aspetto visivo, la serie è uno spettacolo da gustare: la fotografia, in particolare, riesce perfettamente a rendere tangibile lo stato di incertezza della protagonista, con un cambio di toni che si armonizza perfettamente alle location delle scene. La scelta di rendere sfocate le inquadrature, in concomitanza con la rievocazione di momenti di difficile interpretazione, risulta vincente, e dona al prodotto quel quid di unicità che è mancato in fase di sceneggiatura. “Muscle Memory”, il secondo episodio, offre una una serie di spunti interessanti: la riflessione che viene fatta sulla protagonista e la ricerca di se stessa, il continuo capovolgersi di punti di vista che sottolineano l’ovvio ma sembrano anche poter indicare un risvolto inaspettato – anche dal punto di vista della stessa Sophie – lo rendono il più riuscito e interessante dei tre. L’esplorazione della psiche della protagonista è un dato da non sottovalutare, e il continuo riferimento alla Sophie del “prima” dell’incidente e alla costruzione della “nuova” Sophie contribuisce a creare un personaggio più tridimensionale.
Tuttavia, quando la serie adotta gli stilemi tipici del thriller, il senso di già visto si fa ancora più evidente. In questi primi tre episodi i colpi di scena si susseguono, eppure non riescono a essere tali da incollare lo spettatore allo schermo. Si tratta di un’occasione in parte già sprecata; i presupposi per un thriller di buon livello ci sono tutti, e il cast è sicuramente ben amalgamato, ma già alla luce di quanto visto è evidente che se si fosse spinto l’acceleratore sul piano delle relazioni interpersonali, si sarebbe riusciti a confezionare un prodotto non solo sufficiente, ma anche in grado di lasciare un segno ben più definitivo nello spettatore.

Surface si presenta fin da subito come un prodotto godibile, in cui emerge una performance di spicco; fin da subito risulta visivamente ben realizzato e attraente allo sguardo. Tuttavia, non si può non sottolineare come la storia avrebbe giovato di una direzione meno canonica, magari più sperimentale, sia nel senso già introdotto nel secondo episodio, sia nella esplorazione della psiche dei personaggi comprimari. Nonostante un trittico di episodi sicuramente valido, non si può non auspicare che la direzione intrapresa dalla serie sia quella di un maggior coinvolgimento non solo nei plot twist o presunti tali – quelli dei primi tre episodi sono purtroppo fin troppo prevedibili –, ma anche nella costruzione ed esplorazione, a tutto tondo, dei personaggi coinvolti.

Voti:
1×01: 6½
1×02: 7
1×03: 6

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Informazioni su Annalisa Mellino

Trascorre la maggior parte della sua esistenza nell’oscurità seriale (perché i teen drama non li vogliamo considerare) quando un giorno, presa da chissà quale illuminazione divina, decide di guardare Buffy The Vampire Slayer. La strada è segnata, seguono Angel, Lost, Breaking Bad e Mad Men. Un hobby che si trasforma in una passione totalizzante e in qualcosa di cui non si può più fare a meno. Aggiungiamoci il culto della scrittura, coltivato fin dalla tenera età (toccatele tutto, tranne il maghetto occhialuto) e il gioco è fatto.

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