
La serie inizia con il protagonista Michael Lawson (Neil Patrick Harris, appunto, che ben conosciamo come storico Barney Stinson di How I Met Your Mother, comparso più recentemente nel capolavoro di Russell T. Davies It’s a Sin e annunciato, sempre da Davies, per la prossima stagione di Doctor Who) alle prese con la preparazione della festa a sorpresa per il cinquantesimo compleanno di Colin McKenna (Tuc Watkins), suo compagno da 17 anni. Le prime immagini del pilot parlano chiaro: è una coppia ricca newyorkese, vivono a Manhattan in una casa da sogno e appaiono come quelle coppie stabili che però hanno ancora desiderio l’uno per l’altro, che si cercano e si prendono in giro con divertimento e intimità.
La sorpresa alla fine arriva, ma non si tratta solo di quella preparata da Michael: Colin, infatti, giunge a quella che crede sia una cena a due e gli annuncia di essersene andato via di casa.

La sua vicenda affettiva si mescola con quella lavorativa: Michael è infatti un agente immobiliare di altissimo livello, lavora con Suzanne (Tisha Campbell), una delle sue più care amiche, e si ritroverà come cliente una donna in una situazione simile alla sua. Claire Lewis (una sempre eccellente Marcia Gay Harden), proprietaria di un immobile che vuole vendere al più presto, sta infatti andando incontro a un divorzio dopo un matrimonio durato decenni e sarà proprio il confronto tra queste due situazioni – un uomo gay quasi cinquantenne e una donna etero over 60, entrambi lasciati dai rispettivi partner – a costituire uno dei punti di forza di Uncoupled.
Intorno a Michael si muove un mondo di amicizie, lavorative e non, che lo spingono a ributtarsi in pista, più che altro per evitare che una crisi forse passeggera come quella di Colin possa gettare il protagonista in un turbine depressivo. Ma come si torna “sulla scena dei single” quando in vent’anni è cambiato tutto? Come funziona Grindr? Come ci si conosce negli anni ’20 del duemila?
L’approccio di Michael è curioso ma distaccato, non privo di un certo giudizio verso il mondo dei millenial, spaesato ma anche disposto a mettersi in gioco pur di non stare a casa la sera a sentire quel vuoto che improvvisamente ha preso il posto di quello che credeva il suo compagno di vita.
Uncoupled sceglie un’angolazione ben precisa per raccontare questa crisi, che non è certo un’idea nuova, anzi: è piena di cliché ma forse non è un caso, come vedremo. Michael appartiene a un mondo ricco, patinato, una New York che ci fa pensare subito a Sex & The City; del resto, la serie arriva dalla mente di Darren Star, autore di SaTC ma anche di altri show che non hanno esattamente un universo variegato al centro del racconto (Beverly Hills 90210, Melrose Place, Emily in Paris). È facile pensare che l’approccio non potesse essere che questo, vista la mente autrice della storia: eppure l’assenza di una spiccata intersezionalità in questo caso potrebbe addirittura tornarci utile per osservare in modo più analitico solo alcune parti del discorso.

Non abbiamo bisogno che ogni serie ci racconti tutto: abbiamo bisogno che il mondo della serialità rappresenti più fasce di persone possibili nel suo insieme. Quindi ben venga una serie che decide di portare avanti delle innovazioni su alcuni livelli tenendone fermi altri – anche perché a Darren Star riesce bene questo, e allora forse è meglio fermarsi a ciò che si sa fare, senza per forza rincorrere tutti i temi più in voga pur di spuntare delle caselle.

Sarà Uncoupled lo show che cambierà le sorti del racconto LGBTQ+ nella serialità? Molto probabilmente no, ma nessuna serie dovrebbe presentarsi con questo peso. Lo show è pensato bene, con momenti comici che alternano sapientemente quelli più dolorosi; Neil Patrick Harris è perfettamente in character e l’atmosfera che lo circonda, seppur di alto livello, non risulta per questo finta o poco credibile. È una serie che si presenta con un obiettivo preciso: staremo a vedere se riuscirà nei prossimi cinque episodi – e in una non ancora annunciata seconda stagione – a tener fede alle sue promesse.
Voti:
1×01: 7½
1×02: 7½
1×03: 7

Ho deciso di dargli un’occhiata proprio grazie a questa recensione e non me ne sono affatto pentita. È proprio la serie perfetta da guardare nel weekend – e la lunghezza degli episodi è giustissima, cosa che ho enormemente apprezzato -, la storia è abbastanza lineare ma super godibile. Per me il vero punto di forza è la chimica tra Tisha Campbell e Neil Patrick-Harris, li ho trovati straordinari ed ogni loro scena era piacevolissima!
Sono contenta che ti abbia convinta la recensione! Sì, il rapporto tra Michael e Suzanne è molto bello, ma diciamo molto “classico” nella dinamica (benché supportato, cone giustamente sottolinei, dalla chimica tra i due).
Entrambi comunque con l’andare della serie hanno modo di dimostrare non solo molto di più del loro rapporto, ma anche la loro amicizia con Claire e devo dire che riserva ancora più sorprese!