Shantaram – Stagione 1 Episodi 1-4


Shantaram - Stagione 1 Episodi 1-4Shantaram, il nuovo prodotto di punta di casa Apple TV+, aveva tutte le carte in regola per diventare uno degli show che avremmo più ricordato di questa annata televisiva; tuttavia, nei suoi primi quattro episodi, è evidente come la serie abbia mancato il centro in più di un’occasione.

Ispirata all’omonimo libro di Gregory David Roberts, Shantaram racconta le vicende di Lindsay (Charlie Hunnam, di ritorno sul piccolo schermo dopo Sons of Anarchy), ex-eroinomane che scappa di prigione e, armato di passaporto falso, si dirige nella Bombay degli anni ’80: lì incontrerà Prabaker (un ottimo Shubham Saraf), che diventerà il suo primo amico sul posto. La narrazione si apre in medias res, con la fuga dalla prigione che viene presentata quasi come un dato di fatto, ma le motivazioni sulla scelta dell’India come luogo di rifugio arrivano solo in un secondo momento.
I due elementi che fin da subito hanno delineato il progetto – un libro di successo che fornisce una solida base per la trama, un attore conosciuto che faccia da traino per gli spettatori – sembravano essere indicatori di un’ottima riuscita della stagione. Nonostante le premesse, i primi quattro episodi ci dimostrano in egual misura quante occasioni perse ci siano state, e quante potenzialità una storia dal respiro così ampio potesse avere.

Nel caso specifico della serie, è evidente fin dal pilot che qualcosa non ha funzionato nell’ equilibrio tra vicende narrate, personaggi da presentare e sceneggiatura (nella maggior parte dei casi fiacca e poco ispirata). Nel tentativo di presentare al meglio una storia così sfaccettata, e volendo creare un pilot che riuscisse a convincere lo spettatore a guardare subito l’episodio successivo, si è perso di vista un elemento fondamentale: definire lo stile della serie, andando a creare un equilibrio nelle vicende tale da rendere ogni episodio più scorrevole. Venendo a mancare questo elemento, anche la lunghezza degli episodi risulta eccessiva e paga il prezzo di alcune scelte sbagliate.

Il pilot della serie risulta caratterizzato da un elevato grado di disorganizzazione: situazioni ed elementi, tra passato e presente, si mescolano a una velocità più che sostenuta, lasciando lo spettatore in balia di quanto viene mostrato, senza alcuna possibilità di riuscire a contestualizzare l’agire dei protagonisti. Nonostante ciò, la trama presentata è efficace e le performance del primo episodio – non solo di Charlie Hunnam ma anche dei comprimari – riescono a rendere interessante quanto mostrato. Tuttavia, gli errori del primo episodio si perpetuano anche nei successivi, in particolare nel secondo: “Down and Out”, che pure è caratterizzato da un’elevata mole di eventi, non riesce tuttavia ad essere incisivo, arrivando a sembrare un contenitore dalla patina perfetta, ricco di storyline intricate, ma vuoto nella sostanza.

Shantaram - Stagione 1 Episodi 1-4Al netto degli elementi negativi, non si può negare che la serie sappia regalare dei momenti di particolare intensità, che rendono la visione sicuramente più accattivante; in particolare, nel rapporto che si va a stringere tra Lin e Khader Khan (interpretato da un fantastico ed enigmatico Alexander Siddig) si trovano degli ottimi spunti di riflessione, che danno origine a diverse scene di particolare carica emotiva.

Shantaram è un prodotto che dà l’idea di non aver trovato la sua strada né un’identità precisa: gli elementi che cerca di perseguire sono più che evidenti – quali il tema della ricerca di sé, dell’esplorazione del protagonista in primis, e di quanto avviene attorno a lui -, ma non sempre ottengono l’attenzione che meriterebbero.
Come serie, Shantaram non riesce a rispondere a una domanda fondamentale, la cui risposta potrebbe definirla tanto come dimenticabile, quanto come vero e proprio capolavoro: si tratta del viaggio dell’eroe (e della sua redenzione), di una serie action con qualche punta introspettiva, oppure di un prodotto da seguire per gli intrighi, e per la rappresentazione di una realtà diversa da quella a cui il pubblico occidentale è abituato?

Senza riuscire a decidere la strategia da adottare, e con una scrittura e un ritmo fin troppo ondivaghi in questi primi quattro episodi, Shantaram non riesce a lasciare il segno – nonostante ne abbia tutte le potenzialità. I prossimi episodi serviranno proprio a capire se i semi lasciati riusciranno a fiorire debitamente, o se la serie è destinata a mantenersi nella sufficienza a cui i primi episodi l’hanno relegata; una bella produzione sorretta da un ottimo cast e da un ricco materiale di partenza – non basta solo questo, però, a fare la differenza.
Per capire un po’ più nel dettaglio come questi episodi non riescano a rispondere a tale domanda, segue da qui una parte della recensione dedicata a chi ha visto le puntate. Non leggete se non le avete viste e non volete rovinarvi la visione.
Alla fine dell’articolo potrete trovare le conclusioni spoiler free e i voti agli episodi.

ATTENZIONE! INIZIO SPOILER

Shantaram - Stagione 1 Episodi 1-4Soffermandoci con più attenzione sui rivolgimenti di trama, possiamo capire come la serie non abbia chiaro il suo ruolo e come questo si rifletta sull’organizzazione della storia. Nel secondo episodio, ad esempio, le scene con Lisa sono emblematiche del percorso intrapreso dal protagonista, e forniscono allo spettatore degli indizi sulla sua personalità: si trova in India proprio perché “suggeritogli” dalla fidanzata che lo aveva introdotto al mondo dell’eroina. Un personaggio in balia di se stesso, alla ricerca del proprio codice morale? Questo è quanto la serie cerca di mostrarci, riuscendo efficacemente nel compito. Al contempo, però, inserisce una sottotrama relativa al nuovo interesse amoroso di Lin (evidente fin dalla prima inquadratura) che risulta troppo debole e prevedibile, e che si mescola al filone politico in maniera confusionaria. I personaggi presentati nel pilot sono molti, alcuni dei quali, giunti al quarto episodio, appaiono ancora come dei perfetti sconosciuti. Nonostante le ottime performance, il prodotto di casa Apple TV+ mostra in diverse occasioni che potrebbe essere molto di più: a mancare è il coraggio di tagliare – concedersi un minutaggio più basso, non spiegare ogni singolo pensiero del protagonista -, e quello di affidarsi a una scrittura più intensa e meno descrittiva.

In controtendenza con l’andamento generale, un elemento particolarmente riuscito e in perenne evoluzione è quello della scrittura del protagonista: Shantaram qui non sbaglia e presenta un personaggio tridimensionale, che si abbandona agli eccessi e agli errori, che riflette sugli stessi, e che, pur presentandosi come white savior di una comunità che non vede motivo di cambiamento – come riflettuto dallo stesso, a posteriori -, riesce a risultare accattivante e convincente. Il lento cambiamento del personaggio risulta quindi uno degli aspetti più riusciti e meglio scritti della serie; sarà interessante, dunque, cercare di capire come il lavoro svolto sul protagonista influenzerà il resto della stagione, e il ruolo dei comprimari con esso.

FINE SPOILER

Shantaram, nel complesso, presenta dei punti positivi, primo tra tutti il lavoro svolto nella creazione del personaggio principale; è sorretta da ottime performance e da una trama che fin da subito si presenta come ricca e piena di sorprese. Tuttavia, non basta solo questo a farne una serie da ricordare, e saranno solo i prossimi episodi a determinare se le fila del racconto troveranno una giusta collocazione, o se la prima impressione di caos disorganizzato sarà quella che accompagnerà l’intero progetto.

Voti:

1×01: 6½
1×02: 6
1×03: 7
1×04: 6½

 

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Informazioni su Annalisa Mellino

Trascorre la maggior parte della sua esistenza nell’oscurità seriale (perché i teen drama non li vogliamo considerare) quando un giorno, presa da chissà quale illuminazione divina, decide di guardare Buffy The Vampire Slayer. La strada è segnata, seguono Angel, Lost, Breaking Bad e Mad Men. Un hobby che si trasforma in una passione totalizzante e in qualcosa di cui non si può più fare a meno. Aggiungiamoci il culto della scrittura, coltivato fin dalla tenera età (toccatele tutto, tranne il maghetto occhialuto) e il gioco è fatto.

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