
Riguardo la nuova serie, anch’essa prodotta da Lucasfilm, c’è da fare una doverosa premessa: non è necessario guardare il film originale del 1988, che per forza di cose ha fatto il suo tempo e non solo a livello della qualità-video. Si tratta di un film che all’epoca della sua uscita non si era certo rivelato un capolavoro, ma col tempo la fantasia di George Lucas – complici anche certe somiglianze di Willow con Star Wars – ha fatto breccia nel cuore degli spettatori, rendendolo un prodotto cinematografico tuttora apprezzato e disponibile anch’esso su Disney Plus. È l’esempio lampante di come creature fantastiche, ambientazioni pseudo-medievali e dialoghi pomposi sembrino non stancare mai gli appassionati del genere fantasy – così come la classica storia del personaggio un po’ sfigato che scopre di essere destinato a qualcosa di grande. E sebbene la serie-sequel riprenda tutto ciò in maniera quasi caricaturale (che, come già detto, non dispiace), ci aggiunge diversi elementi appettibili al gusto moderno del pubblico più giovane che, con ogni probabilità, non ha neanche mai sentito parlare di questo film di fine anni ’80.
Niente paura, quindi, se è questo il caso, perché la trama del film viene riassunta – e addirittura arricchita – all’inizio della serie e ripresa durante questi primi due episodi (“The Gales” e “The High Aldwin”, entrambi disponibili allo streaming dal 30 novembre). Oltre a dialoghi e flashback, non mancano anche delle timide scene-tributo al precedente film, e sebbene il collegamento non sia immediato per molti, la regia di Stephen Woolfenden (Outlander) riesce comunque a renderle in qualche modo riconoscibili.

Ma quelli che più di tutti riescono a esaltare i personaggi, e accompagnare lo spettatore con loro nel viaggio di ricerca con la propria ilarità, sono Boorman il ladro (Amar Chadha-Patel, The Third Day) e il principe Graydon (Tony Revolori), a tal punto che si sente quasi la loro mancanza nelle scene che non li vedono coinvolti pur avendo loro un ruolo relativamente marginale, almeno in questi primi episodi.
“You’d let your bride-to-be travel beyond the Barrier without you?”
“It’s not ideal, but I’d learn to live with it.”
Ma l’ilarità è solo uno dei mezzi con cui Willow vuole portare sullo schermo dei personaggi complessi (chi più, chi meno). A partire da Elora, una ragazza che può apparire sprovveduta e ingenua ma che finisce presto col prendersi la scena. Se poi si è deciso di spendere due ore per guardare il film, si può notare l’arco evolutivo della regina Sorsha e di Willow, nonché del loro rapporto – che per altro viene ripreso e approfondito nella serie. Pur rimanendo fedeli ai loro archetipi del film, i due ricoprono ora ruoli diversi (più marginali, anche) ma i personaggi appaiono più che mai decisivi per l’intreccio della trama; e anche meglio recitati, a dirla tutta. Al netto di questo, però, c’è da notare che la regia e la sceneggiatura hanno optato per rappresentare lo stregone a tratti buffo e impacciato allo stesso modo del film, quindi ancorato a quella comicità ormai superata in cui si punta tutto sulla maldestrezza dei protagonisti.

A proposito della trama, però, bisogna dire che la sceneggiatura di Jonathan Kasdan e Bob Dolman in certe scene ha calcato la mano con nomi, luoghi e informazioni nei dialoghi, tanto che a una prima visione sembra di sentire degli elenchi di nomi fantastici e impossibili da ricordare (un altro classico del genere fantasy). A questo eccesso di informazioni si contrappongono alcune falle nelle scene d’azione, tanto da dare l’impressione che, in fase di montaggio, si sia deciso di ignorarle pur di non appesantire lo scorrimento della vicenda.
In conclusione, Willow è una serie di cui forse in pochi sentivano la necessità ma che invece ha tutto il potenziale per diventare una piccola rivelazione del catalogo Disney Plus. La sua trama è piuttosto lineare e abbraccia i canoni del proprio genere, dando al contempo una nuova linfa vitale a quest’ultimo con i suoi personaggi comici e sfaccettati. La recitazione è spontanea, quasi sempre azzeccata e mai banale pur trattandosi di un ennesimo sequel con nuovi e più giovani protagonisti (anche la relazione omosessuale tra la principessa Kit e Jade appare naturale e non “messa lì perché adesso va di moda”). Qualche buco nelle sequenze è comunque perdonabile perché non intacca la narrazione nel suo insieme, e ogni singola scena sa essere gradevole e utile allo sviluppo di una storia che prende una forma nitida e intrigante già nei primi due episodi.
Voto 1×01: 7½
Voto 1×02: 7
