
Nello specifico, la serie si sarebbe ricollegata a Doctor Strange in the Multiverse of Madness (scritto sempre da Waldron) e a Ant-Man and the Wasp: Quantumania, che avrebbe portato sul grande schermo Kang The Conqueror, il villan dalle mille varianti introdotto proprio nello show sul Dio dell’Inganno.
A due anni di distanza però è impossibile negare che la gestione del multiverso da parte del team di Kevin Feige sia stata in buona parte deludente: se escludiamo Spider-Man: No Way Home – in cui questo tema viene sfruttato in maniera intelligente per smuovere le corde nostalgiche del pubblico –, l’impressione, a fronte delle enormi potenzialità date dalla premessa del multiverso, è stata quella di una generale pigrizia e mediocrità nella scrittura, che ha visto il suo culmine nell’ultimo capitolo dedicato ad Ant-Man, non a caso aspramente criticato sia dalla stampa che dai fan della Marvel. A questo va poi aggiunto che Jonathan Majors, l’attore che interpreta Kang, è stato recentemente arrestato per molestie e violenza domestica, mettendo quindi a rischio il suo futuro nell’MCU.
La seconda stagione di Loki si inserisce quindi in un contesto difficile, di generale delusione e disaffezione nei confronti del franchise: a fronte di un finale non del tutto convincente, la serie ha però mostrato fin da subito un grande potenziale narrativo presentandosi come una sorta di Doctor Who targato Marvel, giustificando così il prosieguo del racconto al di là delle vicende diegetiche e extradiegetiche che riguardano la Saga del Multiverso.
In “Ouroboros” ritroviamo Loki esattamente dove l’avevamo lasciato, in fuga dagli agenti della Time Variance Authority e da Mobius (il quale non ha memoria di lui) e convinto di essere stato catapultato in un’altra linea temporale. Presto però il Dio dell’Inganno scopre, e noi insieme a lui, di oscillare invece tra il presente e il passato della “sua” TVA, passato in cui Kang era celebrato apertamente come il creatore dell’agenzia.

Restano invece sullo sfondo le vicende interne alla TVA, forse in parte vittime della complessità della trama: la discussione nella War Room con vari giudici e generali dell’agenzia non riesce infatti a colpire nel segno, risultando a tratti confusa e difficile da seguire. Quello che è certo però è che si prospetta uno scontro intestino tra i sostenitori di una rivoluzione, o perlomeno di un cambiamento (B-15) e chi invece è ancora saldo nella convinzione che la Sacra Linea Temporale vada difesa a tutti i costi (la generale Dox). A questo proposito, va notato che anche Mobius e Loki al momento sostengono ciascuno una di queste due posizioni opposte – il primo è vicino alla volontà di B-15 di cercare nuove modalità per arginare il caos generato dalle diramazioni temporali, il secondo invece convinto che le azioni di Sylvie siano state un enorme errore –, sarà quindi interessante vedere in che modo verrà sviluppato questo potenziale conflitto.
Nel complesso “Ouroboros” rappresenta un ottimo ritorno per Loki: l’episodio riesce infatti a mantenere un buon ritmo, alternando scene d’azione (l’inseguimento iniziale) a sequenze più raccolte, in cui vengono riallacciati i fili delle relazioni tra i protagonisti (i dialoghi tra Loki e Mobius), facendoci subito reimmergere nell’estetica retro-futuristica che caratterizza la serie – pensiamo ad esempio al laboratorio di Ouroboros.
Se da un lato è irrealistico pensare che la serie di Waldron possa da sola risollevare le sorti del Marvel Cinematic Universe, dall’altro potrebbe forse riportare tra il pubblico un po’ di quell’entusiasmo che sembra ormai aver smarrito da tempo. Per farlo dovrà però prendere le distanze dai soffocanti meccanismi dell’MCU, ritrovando quell’autonomia che aveva caratterizzato i primi episodi della stagione d’esordio ma che si era poi persa nel finale. Non ci resta quindi che vedere se e come riuscirà a farlo.
Voto: 7
