
Masters of the Air si può vedere come il terzo capitolo della trilogia apertasi nel 2001 con Band of Brothers e proseguita nel 2010 con The Pacific, due classici del piccolo schermo e figli di quella rete che ha sempre messo al centro la qualità, cioè HBO. Entrambe volute da Steven Spielberg e Tom Hanks – che ricoprono nuovamente il ruolo di produttori esecutivi -, le due serie hanno segnato profondamente il mondo della TV, quando prodotti di questo tipo e con budget stratosferici erano davvero rari. In Masters of the Air, oltre ai ritorni di Spielberg e Hanks, c’è anche quello di John Orloff – qui, come detto prima, co-autore -, che fu uno degli autori principali di Band of Brothers, in cui scrisse quelli che sono i due episodi forse più iconici, cioè “Days of Days”, ambientata durante il D-Day, e “Why We Fight”, quando la Easy Company scopre un campo di concentramento nei pressi di Landsberg.

Con un budget di circa 250 milioni di dollari, la ricostruzione storica, almeno nei suoi aspetti più pratici e non digitali, è davvero impressionante, e anche se ci troviamo in un periodo della TV in cui produzioni di queste dimensioni non stupiscono più, è innegabile che in queste due prime puntate – dirette, tra l’altro, da Cary Joji Fukunaga – il fronte visivo mostri tutte le sue qualità. Dove lo spettatore potrebbe storcere un po’ il naso è l’utilizzo massiccio e inevitabile della CGI nelle sequenze aeree, dove non sempre il risultato è ottimale, soprattutto se messo a confronto con produzioni cinematografiche recenti come Dunkirk e, principalmente – anche se con ambientazione moderna -, Top Gun: Maverick dove le parti aeree girate con veri aerei sono davvero impressionanti.
Bisogna però puntualizzare la diversa tipologia di combattimento avvenuta con i B-17 che, trattandosi di bombardieri e dispiegati a decine nei cieli europei, hanno richiesto inevitabilmente scelte produttive diverse. Avendo a che fare con questo tipo di aerei, chiamati “fortezze volanti”, il punto di vista si sposta spesso e volentieri al loro interno, dando – giustamente – grande importanza alla brutalità di queste battaglie e a quanto angosciante fosse combattere all’interno di velivoli che nonostante le loro dimensioni erano pur sempre sospesi in aria e senza una reale protezione dai colpi nemici. Sia Band of Brothers che The Pacific avevano fatto scuola sulla messa in scena degli scontri, prendendo tanto in prestito dal capolavoro di Steven Spielberg Salvate il Soldato Ryan, e quindi a parte alcune piccole sbavature di CGI, era quasi dato per scontato che Masters of the Air non avrebbe fallito, e così è stato.

In conclusione, queste prime due puntate di Masters of the Air sono un ottimo biglietto da visita per la serie, anche se il peso e l’ombra di Band of Brothers e The Pacific la mettono nella posizione difficile di doversi sempre confrontare con questi due mostri sacri. Se si rivelerà un successo e se, soprattutto, riuscirà a potersi definire una degna erede delle due produzioni HBO in grado di mantenere quantomeno una posizione di tutto rispetto nel panorama televisivo è ancora presto per dirlo, ma gli ingredienti per una prodotto di grande qualità ci sono tutti.
Voto 1×01: 7 ½
Voto 1×02: 8-
