The Following – 1×03 The Poet’s Fire

The Following - 1x03 The Poet's FireGiunto alla terza puntata, The Following comincia a far intravedere in modo più definito quelle che sono le potenzialità della stagione e della serie stessa; benché non esente da difetti narrativi e di caratterizzazione, questa puntata chiarisce alcuni obiettivi e fornisce qualche informazione in più sui nostri personaggi. 

Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa: The Following non è LA serie thriller, ma, cosa ancora più importante, non aspira ad esserlo. Il fatto che sin dal pilot ci fosse una quantità incredibile di cliché di genere sicuramente non ha giovato alla serie; il fatto che gran parte del pubblico avesse altissime aspettative (anche perché se c’è Kevin Bacon nel cast un po’ è anche lecito aspettarsele) ha nondimeno danneggiato il prodotto stesso, che ora rischia di essere schiacciato dalla sua stessa ombra.
Eppure, le puntate in qualche modo funzionano. Certo, ci sono dei difetti – che vedremo più avanti – e alcune trovate non sono né originali né tantomeno da applauso in piedi sul divano, però è evidente che la serie stia cercando di raccontare qualcosa ed è altrettanto chiaro che, per farlo, abbia bisogno del suo tempo.

I want to understand what this cult is about. I mean, what’s Carroll’s message?

The Following - 1x03 The Poet's FireQuesta puntata, ad esempio, gioca moltissimo sul concetto di fiducia, elemento fondamentale quando si tratta di un serial killer manipolatore che proprio su questo fa leva per attrarre a sé i proprio adepti, ma anche per ingannare tutti i suoi potenziali nemici. Debra Parker viene raggirata da Maggie sul suo punto debole, Hardy è stato sedotto da Joe che ha fatto leva sulle sue capacità, ma anche noi spettatori cominciamo ad essere ingannati da ciò che vediamo: ne è un esempio il flashback in cui Rick accoltella la moglie, decontestualizzato nella prima visione e dunque portatore di inganno tanto per l’FBI – nel racconto che Maggie ne fa – quanto per noi.

L’analisi del personaggio di Carroll comincia a prendere forma con questo episodio, anche se non abbastanza e in modo approssimativo sotto alcuni punti di vista. L’ennesimo flashback delle sue lezioni dovrebbe mostrarci la sua capacità seduttiva, i suoi incontri con Hardy dovrebbero ancora di più farci capire con chi abbiamo a che fare, ma l’esperimento riesce solo in parte: la questione del fascino è più raccontata, più mostrata da terzi che non effettivamente messa in scena dallo stesso Carroll.

The Following - 1x03 The Poet's FireCiò che sicuramente colpisce è l’approccio psicologico utilizzato da quest’ultimo nei confronti del suo “gruppo”: laddove i vari “Koresh, Jones e Manson” usavano le loro capacità manipolatorie per creare un concetto di “famiglia versus individuo”, Carroll sprona i suoi a trovare la loro strada. Li valorizza legandoli a sé – devono rapire suo figlio, devono vendicarsi per lui – ma li esalta nelle loro capacità specifiche, come si vede nel flashback del suo incontro con Rick. Carroll risulta al momento più furbo di quanto ci si aspettasse: non configurandosi come icona da venerare a tutti i costi, impedisce atti di ribellione di singole individualità.
Quello che accade nel gruppo dei tre ragazzi dimostra invece le conseguenze dell’approccio opposto. Emma infatti si configura come accentratrice del potere, quindi Paul – complice la sua gelosia per Jacob – perde la testa e cerca di riacquisire il controllo con un rapimento di cui sia lui l’unico responsabile – anche se del senso di questa svolta nella trama ci sarebbe molto da discutere.

Da questo parallelo, non particolarmente evidenziato ma presente, ne esce rafforzato il personaggio di Carroll e le sue capacità manipolatorie risultano per questo un po’ più attendibili. Sicuramente, però, questo non è sufficiente: il suo “fascino”, quella capacità di ammaliare prima ancora di orchestrare i suoi piani con le persone, non è riuscito a trovare una sua dimensione se non in dialoghi un po’ scontati e in lezioni universitarie che lasciano il tempo che trovano. La serie ha bisogno di lavorare molto di più su un personaggio che sulla carta funziona, ma che nella pratica rischia di diventare poco credibile.

I’m sorry, Joe.

The Following - 1x03 The Poet's FireLa parte relativa ai seguaci finora scoperti è una strada riuscita solo per metà. Il trio Emma/Paul/Jacob è quello che più soffre proprio per l’ego spropositato della ragazza contrapposto a due personaggi maschili finora poco interessanti; il fatto poi di aver aggiunto una scontatissima gelosia nata da un vero rapporto tra i due ragazzi non li rende più complessi, ma anzi appiattisce la loro storia proprio perché ampiamente prevedibile. Quella che invece va tenuta sotto controllo è Emma, complice un’attrice sufficientemente brava a non far sembrare totalmente WTF il passaggio dalla versione introversa e imbarazzata dei flashback a quella di psicolabile egoriferita nel presente.

The Following - 1x03 The Poet's FireI due nuovi elementi introdotti nella puntata, Rick e Maggie, proseguono sulla scia di Emma e si configurano come personaggi facilmente manipolabili proprio perché già affetti da turbe loro – la scena dell’accoltellamento è significativa per entrambi.
La morte di Riley per mano di Maggie sorprende per la rapidità degli eventi, ma non per l’imprevedibilità. Quello che si sta cercando di fare con The Following è far dubitare di tutti e non fidarsi di nessuno, ma questo può presentarsi come un’arma a doppio taglio: avere sospetti su tutti toglie in parte l’effetto sorpresa ed ottiene il risultato opposto rispetto a quello voluto (non confusione positiva, ma sensazione di paraculaggine nella scrittura). Il dubbio, se portato troppo avanti, diventa presa in giro, e si spera che non sia questo il destino dell’ambiguità legata alla Parker e al famoso libro di Poe portato a Joe nella sua cella.
La morte di Jordy, invece, coglie nel segno perché evidenzia la natura autolesionista del seguace che si scopre traditore, dunque non meritevole dell’apprezzamento del “maestro” e quindi non degno di vivere.

You must be careful with that little heart of yours.

The Following - 1x03 The Poet's FireArriviamo infine a Hardy, l’antagonista della storia di Carroll, il personaggio attorno al quale gira ogni elemento. Quanto è sensato fare in modo che tutto sia legato a Ryan e ad una vendetta nei suoi confronti? Come per altre soluzioni di questa serie ci sono i pro e i contro. L’ossessione di Carroll per Hardy e la sensazione di “accerchiamento” che si evidenzia soprattutto in questa puntata sono piuttosto ben fatti, soprattutto perché l’incredibile pressione sentita da Ryan, unita al senso di colpa per essere stato anche lui vittima di Joe, vengono messi in scena in modo esemplare da un Kevin Bacon ben calato nella parte. Alla lunga, però, questa scelta può risultare un po’ eccessiva: in una puntata in cui già i riferimenti a lui erano molti, il saluto finale del bambino (“Hi Ryan”) ha rischiato di presentarsi come la goccia che fa traboccare il vaso: la scena era già abbastanza inquietante di suo (“They’re teaching him”), non era necessario aggiungere altra carne al fuoco.

Sembra che The Following stia cercando ancora di prendere le misure con quello che ha a disposizione e che nel farlo incappi un po’ troppo spesso in alcuni errori grossolani; tuttavia, fino ad ora non sono stati fatti danni definitivi e al momento quello che abbiamo davanti è un prodotto non eccelso ma godibile e senza troppe pretese, con un buon materiale tra le mani potenzialmente appassionante. Quello che gli autori sapranno farne da qui in avanti è un altro discorso.

Voto: 7-

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

5 Risposte

  1. MarkMay scrive:

    Io quoto in pieno la sensazione sul telefilm… Si vede benissimo che non è un capolavoro, che di difetti ce ne sono a bizzeffe e che ci sono forzature talmente grosse che potrebbero smontare l’intero telefilm in due secondi, eppure sto the following funziona alla grande; sarà per il ritmo che non annoia mai, sarà che appunto (un pò come Lost) questa lotta bene-male oscura qualsiasi via di mezzo (come se inconsciamente non ci interessasse nulla su come si scontrino i due, l’importante è che si scontrino) le puntate scorrono via velocissime, senza annoiare e con una smodata voglia di guardare il prossimo episodio… Devo dire che fino ad ora tra i nuovi arrivi è quello che aspetto con più ansia, per cui ci DEVE essere un qualcosa che ci sfugge che lo rende così piacevole…
    Ps:Un solo appunto che non ho digerito molto: nella prima puntata Ryan si presenta al figlio di Carroll; ora capisco che uno da bambino ha mille pensieri per la testa, però ti dovresti ricordare di un brav’uomo che empaticamente ti aveva fatto una buona impressione -.-‘

     
  2. xfaith84 scrive:

    beh ma avendo solo sentito il nome non penso che potesse capirne il riferimento neanche volendo! Ryan è un nome molto usato in America, è un po’ il nostro Mario Rossi XD In compenso l’ho visto un po’ troppo grandicello per farsi convincere ad uccidere un topo e poi salutare verso la telecamera con un sorrisone bello pacifico.. ma qui stiamo veramente a guardare il dettaglio =)

     
  3. Ambrosia scrive:

    Io invece odio un dettaglio che è comune a tutte le serie (forse non Walking dead, per forza di cose): ma com’è che le donne sono sempre tutte truccate/pettinate/vestite bene anche in situazioni assurde? A questa donna hanno rapito il figlio e – in casa- ha i capelli perfetti, il trucco non è sbavato….Non so voi, sarò pignola, ma questo elemento contribuisce a rendere la storia “non vera”, non riesco a calarmi nella realtà proposta dal telefilm…capisco che siano esigenze di schermo, però potrebbero anche trovare un’adeguata via di mezzo…

     
  4. MarkMay scrive:

    Bah capisco la tua critica ma non la condivido… Non trovo necessario in un telefilm come questo l’elemento realistico della vita quotidiana… TWD si basa su quello, sullo stravolgimento -per colpa di un’apocalisse- di ogni minimo particolare della propria esistenza… In questo caso è verissimo che le hanno rapinato un figlio, che la sua vita è stata totalmente stravolta dall’evasione di Carroll, ma questo non incide sulla propria igiene personale xD, in quanto è provvista di doccia, vasca da bagno, lavandino, acqua potabile,trucchi, asciugacapelli e chi più ne ha più ne metta, per cui anche se poco realistico è locamente possibile che sia tutta perfettina (se questo capita in Revolution allora qualche dubbio in più ti viene)

    Ps:Non avrei mai pensato di scrivere un commento del genere nella mia esistenza, chiedo scusa a tutti in anticipo xD

     
  5. xfaith84 scrive:

    Io invece do ragione ad Ambrosia, se ti rapiscono il figlio il lucidalabbra è l’ultimo dei tuoi pensieri. Personalmente a volte non mi trucco manco per una giornata no XD figurarsi se il tuo ex, serial killer e manipolatore di coscienze, ha fatto portare via tuo figlio dalla babysitter che vive con te da anni.
    Detto questo, è abbastanza frequente che in certi prodotti non vogliano far apparire e trasparire “troppo” questa cosa, non credo sia sciatteria, credo proprio che non vogliano un eccesso di “empatia” col personaggio.
    A me dà fastidio, ma me ne sono fatta una ragione; però concordo, è una forzatura.

     

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