The Americans – 1×13 The Colonel

The Americans - 1x13 The ColonelCiò che ha stupito di The Americans non è tanto la qualità del prodotto, quanto l’impressionante continuità con cui la serie ha mantenuto alti livelli di scrittura. Non fa eccezione questo season finale, che scioglie gli ultimi nodi con 45 minuti di grande tensione. Insomma, vi siete persi questa serie? Recuperatela subito.

Nulla cambia affinché tutto cambi“. Verrebbe da ribaltare la celebre frase del Principe di Salina de Il Gattopardo per descrivere quest’ultimo episodio di The Americans. La puntata sembrerebbe infatti a prima vista concludersi con un nuovo ripristino della normalità. Nulla alla fine è cambiato, dunque. Ma è davvero tutto come prima?

“If looks could kill, they probably will
In games without frontiers, war without tears.”

The Americans - 1x13 The ColonelLa particolarità di The Americans sta proprio in una narrazione che non si sviluppa in avanti, ma tende a tornare sempre indietro: non si gioca a far succedere qualcosa, bensì a non far succedere niente. Si sa, però, la storia in una buona serie tv è a servizio dei personaggi e della loro evoluzione. E, infatti, sono loro alla fine ad uscirne profondamente stravolti. Ad un primo livello superficiale, è già interessante notare il gioco di parallelismi e ribaltamenti instaurato con il Pilot (persino sul piano musicale, dove si oppongono Peter Gabriel e Phil Collins, membri però della stessa band, i Genesis). Abbiamo di nuovo una lunga scena d’azione, in cui però Phillip ed Elizabeth sono i fuggitivi e non più gli inseguitori; abbiamo Elizabeth che pronuncia le sue prime parole in russo, quando nel Pilot accoglie ubbidiente l’ordine di non usare mai la lingua madre; abbiamo poi un finale in cui un protagonista entra in casa delle spie per indagare, in entrambi i casi senza risultato (prima Stan nel Garage, ora Paige nello scantinato).

The Americans - 1x13 The ColonelProprio il finale, nel suo essere totalmente speculare a quello del Pilot, sembra quasi voler giocare la funzione di anti-cliffhanger. Nel momento in cui infatti la serie ci dovrebbe lasciare con il colpo di scena finale, tutto sembra tornare invece alla situazione di partenza (Stan nel garage che non scopre nulla). Scelta errata? Assolutamente no, poiché richiama in causa la stessa natura dello show, in cui obiettivo della trama è proprio il mantenimento di questo precario equilibrio. Il conflitto, in realtà, non esiste, “It’s just a fantasy” come dice il Colonel riguardo lo scudo missilistico. Proprio come una divinità, la guerra fredda si configura come qualcosa di immobile e impalpabile, con cui però ognuno deve fare i conti quotidianamente, con i compromessi, le finzioni e la vasta gamma di emozioni che ne derivano.

“It is incredible. From the latin, “incredibilis”. “In” meaning “not”. “credibilis” meaning… well…”

The Americans - 1x13 The ColonelCos’è del resto The Americans? Una serie di guerra? Una serie sul mondo spionistico? Appena lontanamente. In realtà, siamo nel pieno family drama, immersi in una grande storia d’amore, in cui il contesto storico, come in una novella pirandelliana, fornisce solo il palcoscenico per un eterno gioco delle parti, che mira a svelare quei sottili meccanismi che giocano nelle interazioni umane, gli eterni conflitti interiori che proiettiamo sugli altri e la ricerca dentro noi stessi e attraverso l’altro di un’identità, di un’autenticità in un mondo che ti spinge alla finzione, ai giuramenti, ai valori fittizi. La guerra è universale, ci coinvolge tutti, diventa la rappresentazione simbolica della Vita stessa (tanto che ci si preoccupa più del destino dei figli, che degli esiti di una missione).

The Americans - 1x13 The ColonelIl gioco di verità e finzione di The Americans ha raggiunto qui il suo apice: non abbiamo più solo personaggi che fingono per ottenere informazioni, ma abbiamo personaggi che fingono per ottenere informazioni che a loro stessa volta sono finte, usate esclusivamente come copertura. Ecco perché questo season finale raggiunge sia il culmine della tensione narrativa, in una (doppia) operazione in cui nessuno sa bene di chi fidarsi, sia il climax riguardante la tematica principale. Il tanto discusso scudo missilistico è, probabilmente, solo l’ennesima recita, un’altra finzione per cui our people die for nothing, come sottolinea Claudia, quasi come a spostare per un attimo l’asse tematico dalla finzione delle nostre vite all’insensatezza dell’esistenza, in cui si combatte e muore per qualcosa di “non-credibile“.

“Come Home.”

The Americans - 1x13 The ColonelEcco perché, se sul piano storico tutto è rimasto immutato, le scelte dei protagonisti hanno comunque portato ad un completo ribaltamento di ruoli, che ci ha svelato inaspettatamente come le figure più deboli della serie siano in realtà quelle di Stan ed Elizabeth, che sembravano invece avere all’inizio la forza interiore per affrontare al meglio la situazione. Eppure, alla fine era tutto una sovrastruttura, sotto cui si nascondevano una serie di fragilità venute poi progressivamente a galla. In questo modo, Stan è passato da soggiogatore a soggiogato, lasciando a Nina il ruolo di doppiogiochista. La vacanza che l’uomo propone a Sandra ha lo stesso inutile valore delle birre offerte da Elizabeth a Phillip nel motel in Covert War: entrambi sono tentativi di avvicinamento attraverso qualcosa che, però, è solo uno specchietto per le allodole, volto a coprire, nascondere, aggirare un problema che non si riesce ad affrontare in modo diretto e sincero.

The Americans - 1x13 The ColonelAltro parallelismo con il Pilot: se lì era Phillip ad essere in completa crisi di identità e alla ricerca di un valore unificante (quasi commuovendosi di fronte ad una scuola che intonava unita l’inno americano), adesso è Elizabeth a cercare quel valore, aggrappandosi prima alla voce della madre, nella scena forse più toccante dell’episodio (e con una Keri Russell straordinaria), e poi alla sua lingua madre, con la quale finalmente riesce a rivelare a Phillip ciò che realmente desidera: che lui torni a casa. Nel momento in cui la donna sente avvicinarsi la morte, ecco dunque arrivare la spinta per ritrovare quel briciolo di verità e quell’autenticità perduta.

“I know you better than you know yourself. And You… you don’t know me at all.”

The Americans - 1x13 The ColonelIn questa ricerca di se stessi, fondamentale si è rivelata la figura di Claudia, madre surrogata, guida spirituale per la nostra protagonista, tanto severa e distaccata, quanto umana nel comprendere la psicologia del suo agente e ambiguamente indirizzarla. Il suo personaggio, anche qui calato dalla dimensione professionale a quella più familiare con il semplice nomignolo di “granny“, ha instaurato con Elizabeth un conflitto quasi generazionale che ha tenuto banco per gran parte dell’ultima metà di stagione (sebbene, anche solo sul piano dei travestimenti, non ci sia battaglia, Claudia batte tutti per K.O. al primo round). In un mondo in cui i due protagonisti si stanno perdendo, come sentenziato nella scena della tavola calda, la “granny” diventa quella figura genitoriale in perenne conflitto con i figli che, però, allo stesso tempo, li aiuta a crescere. Cosa ne sarà del personaggio (volutamente lasciato in sospeso per i dubbi sulla disponibilità di Margo Martindale) non lo sappiamo. Certo è che avrebbe ancora molto da dire.

The Americans - 1x13 The ColonelPur con alcuni difettucci superflui (i figli a cui non si è riusciti a dare una funzione centrale, se non quella di “coro” alla situazione dei genitori, o la sparatoria finale, in cui non si capisce bene come Elizabeth abbia fatto ad essere ferita al fianco), The Americans ha comunuque percorso un viaggio quasi perfetto in ogni sua componente (nota di merito anche alla colonna sonora, che in The Colonel richiama più volte il tema della sigla in diverse variazioni), meritandosi il titolo di novità migliore dell’anno. Sono in molti a credere che la serie possa costituire una mina vagante nella prossima stagione dei premi, la quale altrimenti è destinata a riproporre gli stessi nomi dell’anno scorso, visto la scarsezza di debutti interessanti di quest’annata. Per il momento, a promuovere The Americans, ci pensiamo noi.

Voto 1×13: 9

Voto Stagione: 8,5

Note:

– Lo showrunner Joe Wisberg ha rivelato una piccola anticipazione sulla prossima stagione: “Quest’anno ci siamo concentrati sulle dinamiche tra i due protagonisti, mentre il prossimo anno ci focalizzeremo maggiormente sulla famiglia. Ecco perché abbiamo voluto concludere la stagione con la scena di Paige in cantina“. Ci saranno, inoltre, molti più eventi storici che verranno raccontati.

– Il dubbio principale della prossima stagione rimane il personaggio di Claudia. Margo Martindale è infatti stata ingaggiata per un pilot comedy della CBS in attesa di approvazione. L’attrice ha però rivelato: “Nello show sono ancora viva e questo è già tanto. Posso lavorare su entrambe le serie. Voglio lavorare su entrambe le serie. Ne stiamo discutendo in questi giorni“.

– Gli ascolti del season finale non sono stati esaltanti (0.6 di rating), ma il canale FX vorrebbe puntare molto sull’award season per farli crescere il prossimo anno: secondo indiscrezioni, Keri Russell (Elizabeth), Noah Emmerich (Stan) e Margo Martindale (Claudia) sarebbero seri candidati per una nomination agli Emmy.

 

2 Risposte

  1. September scrive:

    Daccordissimo sul discorso della continuità davvero 13 puntate senza scendere mai sotto l’asticella del 7,5-8.
    Finale palpitante tensione a palla, o meglio doppia tensione visto che ad un certo punto avevamo una doppia azione in atto e non si capisce quale delle 2 sia in pericolo ( dal punto di vista del kgb ovviamente).
    Davvero bellissima puntata.
    Sulla stagione assolutamente il miglior debutto altro che revolution e the following!!!
    Negli ultimi 2 anni solo person of interest ha suscitato in me lo stesso interesse.
    Spero ci siano almeno delle nominations ai prossimi giri di premi perchè cast e attori davvero hanno regalato 13 episodi pesantemente eccezionali.

     
  2. Ellis scrive:

    Come avevo fatto a perdermela? Superlativa

     

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